Per soli tre voti la Camera l'esecutivo resta in piedi, e se il premier assesta un duro colpo a Fini deve però fare i conti con l'assenza di margini di manovra.
l'e-dittoreale
Il Paese ha ancora il suo governo, ma per il presidente del Consiglio e i suoi alleati c'è poco da stare allegri. Certo, Berlusconi ha superato il voto di fiducia vincendo così lo scontro frontale con Gianfranco Fini, ma il premier adesso non è saldo al potere. perchè se da una parte i fatti dicono che la sfiducia non c'è stata, dall'altra i numeri dicono invece che adesso il premier ha margini ristretti - se non risicati - dato che alla Camera 5 commissioni su 14 sono nelle mani delle opposizioni (Pd, Idv, Udc, Api, Fli e Mpa) e in altre 4 il centrodestra può aspirare al massimo alla parità. L'agguato, insomma, è dietro l'angolo e il Cavaliere ne è consapevole. E' per questo che ha sondato il Colle per capire se Napolitano sarebbe disposto a indire nuove elezioni. Del resto la Lega è insofferente, e Bossi avverte: così non si può andare avanti. Anche il Pd denuncia: da adesso in poi, dice Bersani, "c'è da aspettarsi un vivacchia mento senza alcuna decisione utile". Ma il Pd stia calmo, perchè non ha nulla da festeggiare: se il berlusconismo - almeno quello di questo corso - è finito, ciò non è certo merito del Partito democratico, incapace di incidere e convincere. E mentre lo stesso Pd tra lo stupore di un elettorato di sinistra che non capisce e ancora meno accetta tentativi d'intesa con Fini e Casini, proprio Fli e Udc si federano con Api e Mpa dando vita al terzo polo che, con 100 parlamentari, ridisegna assetti ed equilibri politici. Quel che è certo, insomma, è che tra corruzioni presunte, compravendite di parlamentari denunciate e tradimenti palesi, la maggioranza non c'è più e il governo Berlusconi è in bilico. Il Paese ha sì ancora il suo governo, ma bisogna capire per quanto ancora.

(editoriale per la trasmissione del 17 dicembre 2010 di E' la stampa bellezza, su RadioLiberaTutti.)

Il Paese ha ancora il suo governo, ma per il presidente del Consiglio e i suoi alleati c'è poco da stare allegri. Certo, Berlusconi ha superato il voto di fiducia vincendo così lo scontro frontale con Gianfranco Fini, ma il premier adesso non è saldo al potere. perchè se da una parte i fatti dicono che la sfiducia non c'è stata, dall'altra i numeri dicono invece che adesso il premier ha margini ristretti - se non risicati - dato che alla Camera 5 commissioni su 14 sono nelle mani delle opposizioni (Pd, Idv, Udc, Api, Fli e Mpa) e in altre 4 il centrodestra può aspirare al massimo alla parità. L'agguato, insomma, è dietro l'angolo e il Cavaliere ne è consapevole. E' per questo che ha sondato il Colle per capire se Napolitano sarebbe disposto a indire nuove elezioni. Del resto la Lega è insofferente, e Bossi avverte: così non si può andare avanti. Anche il Pd denuncia: da adesso in poi, dice Bersani, "c'è da aspettarsi un vivacchia mento senza alcuna decisione utile". Ma il Pd stia calmo, perchè non ha nulla da festeggiare: se il berlusconismo - almeno quello di questo corso - è finito, ciò non è certo merito del Partito democratico, incapace di incidere e convincere. E mentre lo stesso Pd tra lo stupore di un elettorato di sinistra che non capisce e ancora meno accetta tentativi d'intesa con Fini e Casini, proprio Fli e Udc si federano con Api e Mpa dando vita al terzo polo che, con 100 parlamentari, ridisegna assetti ed equilibri politici. Quel che è certo, insomma, è che tra corruzioni presunte, compravendite di parlamentari denunciate e tradimenti palesi, la maggioranza non c'è più e il governo Berlusconi è in bilico. Il Paese ha sì ancora il suo governo, ma bisogna capire per quanto ancora.
(editoriale per la trasmissione del 17 dicembre 2010 di E' la stampa bellezza, su RadioLiberaTutti.)
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