Riforme nello statuto delle Nazioni Unite, con «maggiore flessibilità» per quanto riguarda il Consiglio di Sicurezza. Lo ha chiesto il presidente del Brasile, Dilma Rousseff, nel corso di un incontro a Brasilia con il presidente dell'Assemblea generale dell'Onu, Joseph Deiss. Il Brasile da tempo chiede di essere incluso tra i membri permanenti del consiglio di sicurezza dell'Onu, in quanto lo stato del sud America ritiene che ormai l'attuale quintetto di paesi con diritto di veto (Stati Unti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) non rappresenti più il reale ordine mondiale, che vede avanzare sempre più i paesi del così detto BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Deiss si è detto d'accordo su una riforma dello statuto e del funzionamento dell'Onu, ma il numero uno dell'Assemblea generale si è però limitato a dire che «c'è la necessità di una maggiore partecipazione dei paesi emergenti». Nessun riferimento esplicito dunque a una riforma del consiglio di sicurezza, tema al centro del confronto e dello scontro internazionale
Anche l'Italia è per una maggiore flessibilità dell'organismo, intesa in senso di maggiore rappresentatività regionale. L'idea è quella di creare nuovi seggi non permanenti che, a rotazione, garantiscano la massima rappresentatività. A questa proposta si contrappone però quella dei Paesi del cosiddetto G4 (Brasile, India, Germania e Giappone), che aspirano a quattro nuovi seggi permanenti. Idea poco gradita ai cinque stati detentori di seggio permanente.
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