Il cielo d'Olanda è sempre lo stesso: grigio intenso, sempre minaccioso. Ovunque andiate ci sarà sempre questa spessa cortina grigia sulla vostra testa. Groningen, Amsterdam, Rotterdam, Volendam, la grande diga, Utrecht, Eindhoven. In posti diversi in momenti dell'anno diversi troverete lo stesso cielo: grigio scuro, quasi carico di pioggia. Ma quando spira il vento, si può stare tranquilli: non pioverà. E neppure Den Haag si sottrae a queste regole. Il cielo sulla città è esattamente come lo ricordo. E anche il vento è lo stesso. No, non proprio lo stesso. E' meno freddo. Del resto quando si torna negli stessi posti non è mai come le volte precedenti. Stessi posti, poi... A Den Haag non c'ero mai stato prima d'ora, ma nei Paesi Bassi, beh, lì si. E tornare in questo stato dell'Europa mi carica di ricordi, scuotendo ancora di più uno stato d'animo già piuttosto turbato. Entrare nella stazione di Rotterdam dopo quasi sei anni. I ricordi riafforano, la nostalgia sale, la malinconia aumenta. In un solo istante, nello stesso momento, tocco con mano la vita di sempre lasciata e una vita passata ormai esaurita. No, non sarà la stessa Olanda. Le città non sono mai per quello che si vede, appaiono per come si vivono. Den Haag già so che sarà un'esperienza diversa. Qualcosa, da queste parti, è cambiato. I coffeshop non si trovano più così facilmente come ricordavo. Una volta c'erano vistose insegne a indicare il posto, adesso invece sono quasi nascosti. O meglio, sono anonimi. Si rischia di passarci davanti senza rendersene conto e tirare dritto. "Sono cambiate alcune leggi", mi spiega un abitante del posto. "Sono anni che discutono di coffeshop qui nei Paesi Bassi". Non entra nel dettaglio, ma si capisce che non ha molta voglia di parlarne. Qui, per quanto gli olandesi non siano dei veri patiti di droghe leggere, il tema dei coffeshop è piuttosto sentito. L'Unione europea sta imponendo tutta una serie di restrizioni, e questo ha generato malumori e proteste. Chiudere questi negozi - un'istituzione, nel paese - sarebbe un duro colpo all'economia nazionale, che basa molto del turismo proprio per questo genere di attrazioni. Senza contare i posti di lavoro persi. Già nel 2005 gli olandesi avevano bocciato la costituzione dell'Ue al referendum, in chiaro segno di disapprovazione di tutta una serie di provvedimento poco congeniali agli interessi e alla cultura del posto. Tra cui le politiche anti-coffeshop. "Ma sono ancora legali", tiene a sottolineare l'abitante del luogo. Certo, è cambiato qualcosa. Adesso non sono più locali dove poter consumare bevande analcoliche o thè caldi - che da queste parti, in certi momenti dell'anno, fanno molto comodo - ma semplici punti vendita. Piccoli negozi con all'interno solo il bancone e il distributore di accendini, di fatto una tabaccheria. Di quelle speciali, certo, ma pur sempre una tabaccheria. Per consumare il prodotto ci si deve recare in un altro posto, in genere subito dopo il coffeshop. Il locale è una birreria, dove è consentito fumare. Cambiando le regole, hanno ottenuto di poter far consumare marijuana e bere alcolici contemporaneamente, quel mix che una volta era tassativamente vietato. Bell'affare hanno fatto. Le donne, invece, quelle non sono cambiate affatto. Belle, alte, slanciate, sinuose. Cambia il colore dei capelli, ma giusto quello. Camminare diventa allora difficile: il gotico sarà pure gotico, ma una bella donna è una bella donna. Il paesaggio alla fine però si impone: i tipici canali, le strade classiche di una qualunque città olandese (marciapiede-pista ciclabile-spartitraffico-carreggiate-spartitraffico-pista ciclabile-marciapiede), le insegne di Febo, la catena di fritti assai diffusa e presa d'assalto la notte, i parcheggi a due piani per le biciclette. Il paesaggio è familiare. Bentornato a casa. Come tutte le città olandesi Den Haag è una città vivibilissima, clima e tempo a parte, ovviamente. La rete di tram e di autobus copre l'intera area urbana, al pari dei tracciati per le biciclette. Per le strade non c'è caos, c'è normale vita di città. Tutto ruota al centro, come sempre. La piazza grande, con i suoi immensi spazi e le mille vetrine che si affacciano, o la piazza dietro il parlamento, con tutti i tavoli dei caffè e dei ristoranti che lambiscono ogni lato dello slargo. Al centro della piazza un monumento equestre a Guglielmo II, tra i padri degli attuali Paesi Bassi. Ma la vita si dipana anche nel verde dei parchi, dei giardini pubblici e delle piazze e dei viali alberati, che in questa città non mancano e danno quel tipico senso di calma e compostezza di questo popolo nordico. Anche se la stagione dai mille colori dona a Den Haag un aspetto tutto particolare. Non ero mai stato nei Paesi Bassi d'autunno. Cinque anni fa arrivai troppo tardi, e andai via troppo presto. Ma adesso posso trovare il modo di scoprire ciò non potei in passato. Strano: tornare nell'unica tra le città principali non viste nell'unico periodo dell'anno non trascorso in questi luoghi. E' come un cerchio che si chiude: sarà la fine di qualcosa? Non farebbe freddo, se non fosse per il vento. Ma qui il vento è la regola. Serve un posto caldo, non prima di aver assaggiato le aringhe, piatto tipico di qui. Non mancano i chioschi che per le strade vendono aringhe fritte, aringhe crude, aringhe alla griglia, aringhe e cipolle, panino con le aringhe. Uno è fisso davanti al Binnenhof, il parlamento dei Paesi Bassi, maestoso edificio del 1600 che si affaccia su un piccolo lago artificiale. La capitale del regno è Amsterdam, ma è a l'Aja che hanno sede governo e parlamento. Oltretutto il Binnenhof bisogna saperlo prima che è il Parlamento: sul tetto non sventola alcuna bandiera nazi
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