
«Ora basta. Ci sono gli emendamenti studiati insieme, poi ci sarà l'ok del Senato ed il testo non sarà più modificato alla Camera. La decisione del Pdl è vincolante per i senatori e per i deputati». Silvio Berlusconi non accetta ripensamenti, e blinda il ddl intercettazioni. Restano il carcere per i cronisti che pubblicano intercettazioni ed atti giudiziari, restano le multe per centinaia di migliaia di euro per l'editore che non evita la pubblicazione. Non si potrà scrivere nemmeno per riassunto, e prima di informare bisognerà attendere la fine delle indagini preliminari. Il bavaglio è pronto, con tanto di fiducia. Al Senato il testo verrà licenziato in questo modo, dopo aver già stabilito come si dovrà votare nell'altro ramo del Parlamento. Che sia decreto o legge non fa differenza: le leggi ormai le fa il governo. In questo caso predisponendo un testo che il Parlamento dovrà solo notificare. MA nonostante questo Berlusconi non è soddisfatto: «Avrei preferito un testo più incisivo per impedire abusi nell'utilizzo delle intercettazioni, ma- afferma- il compromesso raggiunto dimostra che il Pdl è un partito democratico in cui le decisioni vengono prese con il contributo di tutti». Parlamento esautorato e bavaglio all'informazione: due colpi di anti-democrazia per una deriva sempre maggiore. Berlusconi infatti non si limita alla censura, ma va oltre, all'annientamento dell'atuale ordinamento. Accusa potere giudiziario e stampa di aver impedito quel bavaglio assoluto da lui fortemente voluto ma non ottenuto. «Lobby dei magistrati e dei giornalisti ci hanno impedito di giungere ad un testo che difenda al 100% il nostro diritto di libertà», lamenta. La sovranità, attacca, «nel nostro Paese dovrebbe essere del popolo, che la conferisce al Parlamento, ma oggi non è più del Parlamento. La sovranità è passata a questa corrente della magistratura e ai suoi pm, che attraverso la Corte costituzionale abrogano le leggi». Frasi da colpo di stato, da dittatore incontrastato quale il premier è sempre di più nonostante - parole sue - non abbia potere. «Il presidente del Consiglio non ha nessun potere, è un inferno governare rispettando la Carta». La Carta è la Costituzione, quella che prevede all'articolo 21 la libertà di stampa, quella che all'articolo 3 riconosce il principio di uguaglianza, anche quella di fronte alla legge (anche se il premier si costruisce legittimi impedimenti). La Costituzione prevede anche - all'articolo 96 - che «il presidente del Consiglio dei ministri ed i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria». Proprio come Berlusconi, che estende il ddl intercettazioni ai processi in corso (tra cui i suoi). Gli italiani non reagiscono, garantendo quel tacito e silenzioso consenso che fu alla base dell'ascesa del fascismo. Ma quella è storia di ieri, oggi invece assistiamo alla continua opera di demolizione della democrazia.
(fonte foto: AdnKronos)
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