Il governo di Nicosia in difficoltà per la crisi del settore bancario cerca aiuti ma non vuole quelli dell'Ue per non finire come la Grecia. E allora si rivolge a Mosca.
| Demetris Christofias, presidente di Cipro |
Detiene la presidenza di turno dell'Unione europea, ma il suo presidente in questo momento trattiene rapporti più stretti con la Russia che con l'Ue. Lavora con la Troika (Commissione europea-Banca centrale europea-Fondo monetario internazionale) ma prende accordo con il Cremlino. Ancora, cerca aiuti da Bruxelles e ottiene prestiti da Mosca. Cipro il suo semestre europeo difficilmente poteva aprirlo in modo peggiore: dovrebbe cercare di rilanciare il progetto europeo, e invece rischia di consegnare alla Russia un avamposto di strategica importanza nel cuore del Mediterraneo. L'isola già divisa in due paga a caro prezzo la crisi greca: le banche, fortemente legate al sistema economico-finanziario ellenico, sono in forte affanno. Il governo di Nicosia pare abbia bisogno di dieci miliardi di euro per evitare il peggio. Ha bisogno di circa il 60% del Pil nazionale. Le autorità sudcipriote hanno già chiesto un intervento internazionale, per quello che sembra via via configurarsi come un vero e proprio salvataggio stile Grecia. Da qui l'idea del presidente cipriota: chiedere aiuto ai russi. «Possiamo benissimo associare l'aiuto russo a quello europeo, non è un problema», sostiene Demetris Christofias. Rivolgersi alla Russia è più un rischio che un problema: cosa può chiedere Mosca in cambio di un soccorso? A oggi non è dato saperlo, ma è un fatto che la Russia da sempre cerca uno sbocco sul Mediterraneo, e improvvisamente ci si ritrova. Ma la crisi del momento impone di pensare all'oggi, senza pensare al domani. E Christofias sta mettendo il futuro di Cipro sud nelle mani di un interlocutore di cui farebbe meglio a non fidarsi così ciecamente. «Abbiamo bisogno di soldi per investire nel nostro sviluppo e per ricapitalizzare le nostre banche», ammette il presidente cipriota. I soldi oggi non ce li hanno in molti, nel vecchio continente. Chi può spendere e investire sono i cinesi, gli arabi e i russi. L'Europa può venire in soccorso, ma a condizioni insostenibili. Christofias lo sa, lo sta vedendo con la Grecia, dove l'austerità spietata sta mettendo ancor più in crisi un paese sull'orlo del tracollo. Per cui «se le loro condizioni (dei russi, nda) saranno accettabili, perchè no? Quelle dell'Ue potrebbero essere più dure». Parole che sanno di bocciatura della politica anti-crisi fin qui adottata dall'Unione europea, quella stessa Unione europea che Christofias dovrebbe difendere in quanto suo timoniere di turno. Invece niente, continua ad accrescere il peso, l'influenza e la presenza del Cremlino sull'altra metà dell'isola. Sono diverse le cose che legano Cipro sud e Russia: i due Paesi hanno una stessa religione (quella ortodossa) e uno stesso alfabeto (Cipro ha il cirillico). L'Unione Sovietica fu uno dei primi Paesi a riconoscere l'indipendenza di Cipro dagli inglesi nel 1960. Mosca lavora su Cipro da sempre, verrebbe da pensare. Oggi la parte sud dell'isola è un centro finanziario e ospita 30.000 cittadini russi, pari a circa il 3,8% dell'intera popolazione. Una piccola minoranza, ma che se dovesse crescere potrebbe rappresentare un problema. Per molti Christofias, da buon politico, con le sue aperture alla Russia intende allentare le eventuali richieste dell'Unione europea, Unione che però al momento non entra nel merito della questione anche se guarda con attenzione e velata preoccuazione a quanto si sta profilando. Ma le strategie politiche sembrano aver ceduto il passo agli accordi veri e propri: Cipro ha chiesto alla Russia un prestito di cinque miliardi di euro, la metà di quello che gli occorre. L'Unione europea adesso dovrà decidere: o aiutare Cipro alle condizioni che vuole Christofias o lasciare che quel che resta di Cipro diventi russo.
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