Tuesday, 13 September 2011

AS Grifondoro (maggica giallo-rossa)


Presentata nuova maglia ufficiale della A.S. Grifondoro. Classica casacca rossa con bordi gialli, come da tradizione. Stemma della casata sul cuore, la nuova maglia - semplice ed elegante - si può trivare tutte le domeniche sui campi di quidditch e in tutti i Gryffindor store di Hogwarts e di Diagon Alley. A qualcuno potrà ricordare la maglia della maggica, ma si sa, la Roma è maggica per definizione, l'A.S. Grifondoro è magica perchè fatta di maghi.

AS Grifondoro (maggica giallo-rossa)

Arrivano i prodotti ufficiali

Presentata la collezione "tutti i mesi più uno 2011-2012" dell'A.s. Grifondoro. In tutti i Gryffindor store di Hogwarts e di Diagon Alley disponibile quindi i nuovi modelli per lui e per lei. Tante linee, tante novità. Qui accanto solo un assaggio di quello che riserva la nuova stagione. Tantissimi e numerosissimi gadget, articoli per la casa e per quello che più vi serve. La magia giallo-rossa sempre con voi.

Monday, 12 September 2011

Legge bavaglio, la maggioranza ci riprova

Berlusconi invoca maggiore privacy, il Guardiasigilli traduce: accelerare l'approvazione del ddl sulle intercettazioni alla Camera.

di Emiliano Biaggio

La legge bavaglio non è affatto morta, anzi è più viva che mai. Dopo gli sviluppi del filone d'indagine sul caso Tarantini che vedono il presidente del Consiglio al centro di un presunto giro di prostituzione e concessione irregolare di appalti, la legge con cui vietare la pubblicazione degli atti giudiziari e delle intercettazioni torna di attualità nell'agenda politica di una maggioranza e di un Governo ancora una volta piegati alle logiche personali e personalistiche del Cavaliere. Quindi avanti tutti con la legge bavaglio. Niente decreti, perchè non passarebbero il vaglio del presidente della Repubblica, lavorare quindi su quell'impianto di legge che venne bloccato dai finiani ma su cui adesso si può trovare terreno fertile grazie a Scililpoti e ai "responsabili". La linea - che suona come vera e propria parola d'ordine - la detta il ministro della Giustizia, Nitto Palma: «Accelerazione dell'iter di approvazione del ddl intercettazioni, che giace alla Camera».
Il testo prevede il divieto di pubblicazione anche parziale di atti coperti da segreto e, fino alla fine delle indagini preliminari, di tutti gli atti non coperti da segreto. Questo riguarda ogni tipo di atto (conversazioni telefoniche, mail, messaggini, lettere, ordinanze emesse). Previste multe salate per i giornalisti e i direttori dei giornali che pubblicano ogni tipo di atto, la sospensione fino a tre mesi dall'attività lavorativa e anche il carcere. Provvedimenti per il centrodestra sacrosanti. Come spiega Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, la situazione è «del tutto inaccettabile», in Italia si assiste a «una nuova edizione del Grande Fratello» da «limitare».
Cicchitto, come Palma, fa quadrato attorno a Berlusconi, che vuole lasciare l'Italia e gli italiani nel silenzio più assoluto. «Tutti abbiamo diritto a fare degli umani sfoghi se parliamo al telefono con altre persone», afferma il premier ad Atreju. «Un Paese senza privacy, dove le conversazioni sono ascoltate e anche sfornate sui giornali - sottolinea - non è un Paese completamente libero». Del resto, torna ad attaccare il Cavaliere, «oggi il potere sovrano non e' più dei cittadini ma è dei magistrati di Magistratura democratica». Federico Palomba, capogruppo Idv in commissione Giustizia alla Camera, rassicura: «Nessuna accelerazione al bavaglio, semmai un freno», perchè «sarebbe criminale privare la magistratura di uno strumento di indagine essenziale». Il problema, però, come riconosce lo stesso Palomba, è che «da questa maggioranza, che non esita a presentare una legge vergogna che garantisce l'immunita' ai criminali come il processo lungo, non ci si puo' aspettare nulla di buono».

Friday, 9 September 2011

Nessun riconoscimento della Palestina all'Onu

L'Anp chiederà di far parte del mondo, gli Stati Uniti annunciano il veto. E riaccendono il conflitto.

di Emiliano Biaggio

La comunità internazionale dice no al riconoscimento in sede Onu della Palestina. Tony Blair, ex premier britannico e inviato delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, mette in guardia. «Qualsiasi gesto unilaterale è espressione di frustrazione e può essere comprensibile ma non per questo utile a fornire una soluzione per la nascita dello Stato palestinese». Anche per questo gli Stati Uniti hanno detto esplicitamente che ricorreranno al veto al Consiglio di sicurezza per bloccare ogni tentativo palestinese di ottenere l'ingresso all'Onu se la questione verrà affrontata alla prossima assemblea generale che inizierà il 19 settembre. «Il Presidente (Obama, ndr) - ha scandito Wendy Sherman, neo-nominata sottosegretario di Stato - è stato molto chiaro: una risoluzione Onu per il riconoscimento della Palestina non ci porterà alla soluzione a due Stati che entrambe le parti cercano e la gran parte del mondo cerca». La questione arabo-israeliano torna dunque di scottante attualità. Con il segretario generale dell'Onu, Ban ki-Moon, che irrompe sulla scena rendendo ancor più incandescente il clima. «Sono a favore dello Stato palestinese, uno Stato sovrano e indipendente della Palestina», ha sottolineato. Ma uneventuale ingresso palestinese all'Onu, ha aggiunto, è una questione su cui decideranno gli Stati membri. Le responsabilità di ciò che avverrà (o non avverrà) è dunque sulle spalle degli attori dello scacchiere internazionale.
La dirigenza palestinese, intanto ha deciso: chiederà ufficialmente l'adesione alle Nazioni Unite dello Stato di Palestina indipendente e sovrano con Gerusalemme est capitale, accanto ad un Israele confinato alle frontiere del 1967. Poi si presenterà per la ratifica in Consiglio di sicurezza. Gli Stati Uniti hanno annunciato un veto, Israele non rinuncerà mai a Gerusalemme. Al momentoappare cosa certa l'isolamento della Palestina, che rischia però di isolare ancor di più Israele in una regione dove gli equilibri sono mutati e gli scenari appaiono incerti. Libia e Siria da sempre sono paesi critici nei confronti dello stato ebraico, l'Egitto, con la caduta di Mubarak, ha riaperto il valico di Rafah e bisogna capire come si comporterà con Isralele, e la Turchia ha appena istituzionalizzato la crisi diplomatica. Israle è dunque sempre più isolato e forse una soluzione della questione palestinese oggi potrebbe essere quanto mai necessaria.

Thursday, 8 September 2011

Dall'8 settembre un nuovo concetto di Italia

Morte e rinascita di una nazione, per una data che ancora oggi fa discutere. E induce molti a ripensare a quell'idea di patria che fu.

l'e-dittoreale

L'8 settembre è morto il concetto di patria. Con l'8 settembre è rinato il concetto di patria. Due visioni della stessa storia, due modi diversi e opposti di interpretare gli eventi. Due verità. Quelle che l'8 settembre 1943 portà in sè. Da una parte un'Italia monarchica e fascista, a-democratica, autoritaria, irrigimentata. Insomma, un concetto di patria. Dall'altra parte un'Italia repubblicana e democratica, libera, nuova. Un'altra idea di patria. Nell'Italia della seconda guerra mondiale si incontrano e si scontrano questi due pensieri di Italia, uno dominante e ormai indebolito, uno non più minoritario e mai così palpabile; nell'Italia della seconda guerra mondiale, con la guerra civile che segue all'armistizio, le due Italia prendono vita: la repubblica di Salò da un parte, l'Italia liberata dall'altra. Le forze in campo sono note a tutti: soldati alleati, soldati italiani fedeli a Badoglio e partigiani da una parte; soldati rimasti fedeli al Duce e Wermacht dall'altra. Lo scontro è inevitabile, e come ogni scontro che si rispetto ci sono dei vincitori e dei vinti. Dopo quello scontro, l'esito - storicamente - è inappellabile: l'Italia fascista viene meno. Al suo posto la Repubblica, espressione pluralista e di tutte le correnti che hanno concorso al nuovo corso. Popolari, liberali, socialisti, comunisti, repubblicani, socialdemocratici, cattolici. perchè la partigianeria, contrariamente a quanto erronamente oggi in molti pensano, non fu "rossa". Non esclusivamente, almeno. Alcide De Gasperi, tanto per fare un esempio, prese parte alla resistenza e si unì ai partigiani. E' anche grazie a loro se oggi abbiamo questa Italia, oggi tuttavia in crisi profonda di identità e di valori. Un'Italia che oggi fatica ad avere coscienza di sè, e quindi del concetto di sè, rischiando di ritrovarsi forse più vicina a un nuovo crocevia di quanto molti potessero immaginare. Perchè gli sconfitti, quelli che hanno perso l'Italia autoritaria anti-democratica con sempre maggiore insistenza tornano a reclamare il passato - a loro dire - fatto di grandezza, onore e splendore. Valori cancellati - sempre a loro dire - con l'infamia del voltafaccia. Per molti, ancora oggi, l'8 settembre viene visto come un tradimento nei confronti degli alleati dell'asse, una prova di inaffidabilità internazionale. Una lettura storica propria di quel concetto di patria morto con l'8 settembre, ma smentito nei decenni successivi, quando l'Italia rinata su altre basi e ben altri ideali era partner affidabile di una nuova Europa e protagonista del processo di integrazione. L'8 settembre 1943 muore il concetto di Italia patria fascista, e nasce il concetto di Italia patria democratica e libera. Un concetto oggigiorno sfuggito alla comprensione e alla coscienza dei sempre più che rischia di far morire un paese che tanto sangue ha dovuto versare per rinascere. L'Italia che si riscopre dopo l'8 settembre, infatti, lascerà sul campo i caduti della guerra, della guerra civile, delle rappresaglie, dei regolamenti di conti condotti anche dopo le ostilità. Questa, del resto, è storia. Ogni tentativo di riproporre modelli cancellati - attraverso la destra di ispirazione fascista, attraverso leggi e progetti di legge contro i fondamentali principi di libertà - sarebbe solo un'attentato alla Repubblica. A quanti ancora oggi si sentono sconfitti e umiliati, va detta una cosa: non siamo figli di un tradimento, ma il frutto della rinnegazione della parte peggiore di noi. Quella che arrivò a promulgare le leggi razziali e a condurre un paese in una guerra che non poteva permettersi. Per l'artefice di tutto ciò, Benito Mussolini, «regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo l'illusione di essere sovrano». Questo è vero, e in questo sta forse la principale sfida per una democrazia. Del resti, ha messo in guardia l'arcivescovo Ersilio Tonini, «entra in crisi la democrazia, perché essa, intendo la democrazia quantitativa moderna, è stata pensata supponendo che ci fossero dei valori stabili, fissi, condivisi da tutti». In questo monito, vero e preoccupante, risiede il compito di chi vuole una democrazia vera, solida, stabile, per tutti: rendere patrimonio comune quel concetto di patria nato dall'8 settembre.

8 settembre 1943

Sunday, 4 September 2011

Friday, 2 September 2011

breviario

«Disponiamo di una stampa di sinistra e di una opposizione di sinistra anti-italiane che accusano il governo di essere nella confusione e nel caos, mentre il governo sta lavorando per fare una manovra il meno pesante possibile anche aperta alle idee degli altri da valutare come il buon padre di famiglia. Abbiamo un'opposizione e tutti i suoi rappresentanti principali e i giornali di sinistra che gridano che manca la copertura alla Manovra, che la Manovra non funziona: sono cose che impressionano i mercati e aizzano la speculazione contro l'Italia. Sono cose che preoccupano i nostri amici europei».
(Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dei ministri, Parigi, 1 settembre 2011, al vertice sulla Libia)

«Vado via da questo paese di merda... di cui sono nauseato».
(Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dei ministri, 13 luglio 2011, al telefono con Valter Lavitola)