Sunday, 29 September 2013

A proposito dell'Italia


"What a terrible time than where idiots are leading the blinds"
(William Shakespeare)

Saturday, 28 September 2013

FACT SHEET / New EU MFF


Nella ragnatela dell'Ue

Otto modifiche in corso d'opera, tra veti politici, vincoli tecnici e giuridici, e variabili contabili: l'intricata matassa del bilancio comunitario mostra la complessità delle dinamiche europee.

I due bilanci Ue a confronto
di Emiliano Biaggio

   Mettere a punto un bilancio dell'Unione europea non è una cosa facile, doversene occupare ancora meno. La rappresentazione di cosa possa significare l'Unione europea passa però attraverso le dinamiche comunitarie. Per le spese di un anno ci sono volute, in corso d'opera, otto manovre correttive. Rispetto alle spesa per il 2013 preventiva nel 2012, si è dovuto mettere più volte mani al portafoglio per modificare dei conti che non tornavano e che rischiano di continuare a non tornare. Dover rivedere i conti significa, in sostanza, che gli Stati membri devono attingere ai propri bilanci nazionali per rimpinguare l'Erario comunitario. E mettere mano al portafogli non è mai piacevole, specie in periodo di crisi. Questo è solo uno degli aspetti della questione, davvero complessa. Le sorti del prossimo bilancio settennale dell'Ue, quello che deve garantire il funzionamento della macchina europea dal 2014 al 2020, sono legate alle sorti della parte più consistente della parte di modifica del bilancio per l'anno in corso (da 11,2 miliardi), che è stata divisa in due parti (una prima manovra correttiva da 7,3 miliardi e una seconda manovra correttiva da 3,9 miliardi per un totale di 11,2 miliardi, quanto cioè richiesto). Quando si parla del tema, i profani - quelli che hanno l'onore e l'onere di dover raccontare delle vicende comunitarie - si riferiscono allora alla prima proposta emendativa e alla seconda proposta emendativa. Peccato che tra queste due proposte, temporalmente si sono susseguite altre quattra proposte di modifica del budget 2013, e gli addetti ai lavori delle istituzioni comunitarie identificano nella proposta emendativa 1 e 2 altre voci di modifica.
   Ripercorrendo la cronistoria del bilancio Ue per l'esercizio finanziario 2013, abbiamo otto proposte di modifica. Il 18 marzo la Commissione ha presentato la rettifica per il contributo necessario per le spese di allargamento dell'Unione con l'ingresso della Croazia (emendamento 1); il 27 marzo è stata avanzata la proposta da 11,2 miliardi per coprire i buchi maturati ed onorare i pagamenti, proposta di cui ancora si discute per la quota mancante (emendamento 2); il 15 aprile è stata approvata la modifica dovuta a entrate extra per un miliardo nel 2012 (nel 2012 l'Ue ha avuto in sostanza utili non previsti, e sono usati per le spese del 2013. E' la modifica n°3); il 29 aprile sono state presentate modifiche per dotare di maggiori risorse l'Agenzia spaziale Gnss e la Corte di giustizia (emendamento 4); il 2 maggio la Commissione ha chiesto la mobilizzazione di 14,6 milioni per far fronte alle inondazioni in Austria, Slovenia e Croazia (spese imprevedibili nel 2012, che costringono a rimettere soldi nel Fondo di solidarietà. E' la modifica n°5); il 10 luglio è stata esatta la richiesta di pagamento delle mancate riscossione dei dazi doganali (mancano all'appello circa 2,8 miliardi. E' la modifica n°6.); il 25 luglio la Commissione ha proposto di garantire 150 milioni di euro ai maggiori contributori del 'rebate' britannico, il rimborso per le spese sostenute a favore dell'Ue (Bruxelles intende garantire 100 milioni alla Francia, 30 milioni all'Italia, 20 milioni alla Spagna. E' la modifica n°7). Il 25 settembre la Commissione ha presentato una proposta di modifica da 3,9 miliardi (è la modifica n°8). La modifica n°8, l'ultima, è il completamento della proposta di revisione n°2 del 27 marzo: degli 11,2 miliardi richiesti dalla Commissione europea, il Consiglio (vale a dire gli stati membri) hanno garantito solo 7,3 miliardi.
   Per chiudere l'anno in parità come richiesto da trattati – l'esercizio finanziario non si può chiudere in deficit, ricordano a Bruxelles – questi 3,9 miliardi di euro sono indispensabili. Il Parlamento europeo - che su questioni di bilancio ha potere di voto e di veto - ha legato il proprio via libera all'accordo politico sul budget 2014-2020 (Mff) alla copertura totale delle spese per l'anno in corso. Tradotto: o gli stati sborsano tutti gli 11,2 miliardi richiesti dalla Commissione il 27 marzo o per i prossimi sette anni non si ha un bilancio. Il 2 ottobre è previsto il "trilogo" (riunione Commissione-Parlamento-Consiglio) chiamato a discutere la proposta emendativa di bilancio della Commissione europea per il 2013. Come detto se non c'è accordo salta anche l'accordo politico per il bilancio settennale che dovrebbe entrare in vigore dall'1 gennaio. Il calendario è pressochè obbligato: il testo sarà prima all'attenzione degli Stati membri, e solo successivamente all'attenzione del Parlamento. Per gli stati membri il primo appuntamento utile per votare il testo è il 15 ottobre, in occasione del consiglio Ecofin di Lussemburgo. Si tratta anche dell'ultima occasione utile per licenziare il testo (a meno di Ecofin straordinari) dato che serve il via libera del Parlamento nella sessione plenaria di ottobre (21-24). I 3,9 miliardi di proposta emendativa servono infatti per garantire i pagamenti da effettuare entro il 31 ottobre, e per approvare la proposta emendativa varata pochi giorni fa non ci sono margini. I soldi che servono per i pagamenti da effettuare entro fine ottobre non possono essere trovati dopo quella data. Il negoziato, già complesso di per sè, è in salita: Gran Bretagna, Finlandia, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi non intendono mettere soldi, e sono intenzionati a votare contro la proposta emendativa di bilancio N°8 (3,9 miliardi). Un problema, vista che su questioni di bilancio serve l'unanimità.
  In mezzo ci sono gli altri paesi che chiedono ciascuno le proprie rassicurazioni. Ci sono Francia, Italia e Spagna che vogliono vedersi garantite le risorse aggiuntive per lo "sconto" britannico. Da trattati è previsto, per la Gran Bretagna e solo per lei, un rimborso per lo squilibrio tra ciò che si mette sul piatto dell'Ue e ciò che dall'Ue si riceve in termini economici e di benefici. I principali contributori sono Francia, Italia e Spagna. La Commissione vuole dare loro 150 milioni (100 milioni alla Francia, 30 milioni all'Italia, 20 milioni alla Spagna. E' la proposta emendativa n°7 al bilancio 2013). I negoziati su questo sono ancora in corso. Poi - anche qui in sospeso con negoziati Parlamento-Consiglio in corso - c'è la questione sottesa alla proposta rettificativa del 10 luglio (la n°6): nel 2012 si era previsto di raccogliere una quantità X attraverso dazi doganali, ma l'Ue ha riscosso meno del preventivato, circa il 20% in meno rispetto alle attese. C'è, in sostanza, un buco da 4 miliardi. L'ammanco è parzialemente coperto da 1,2 miliardi che l'Unione europea ha ricavato da multe agli stati membri: alla fine mancano 2,8 miliardi. A questi si aggiungono altri 5,3 miliardi non richiesti dalla Commissione: la proposta emendativa da 11,2 miliardi al centro delle dispute tra Parlamento e Consiglio e che rischia di far saltare i negoziati sul bilancio 2014-2020 è infatti stata avanzata al ribasso. Siccome gli stati non sono disposti a mettere soldi (la Commissione aveva proposto un bilancio settennale da 1.045 miliardi, il Consiglio si è accordato per 959), la Commissione ha chiesto lo stretto necessario per poter chiudere il 2013: ha chiesto 11,2 miliardi quando in realtà ne occorrerebbero 16,5. Questo significa che i pagamenti che possono essere dilazionati saranno dilazionati, e trasferiti al 2014 come impegni in sospeso che devono ancora essere trasformati in pagamenti (i cosiddetti "arretrati da liquidare", noti nel gergo di Bruxelles come "Ral – Reste à liquider"). Insomma, il bilancio 2013 che ancora non si chiude dice che in caso di accordo per il budget 2013 il bilancio per il 2014 si aprirà già in perdita, con un ammanco da otto miliardi (i 2,8 di mancati dazi doganali più i 5,3 miliardi non chiesti nella manovra correttiva n°2). Tutta questa storia offre un'idea della complessità delle tematiche comunitarie, legate alle dinamiche politiche e alle questioni meramente tecniche. E quella offerta non è che una delle tante storie che Bruxelles può far raccontare. A patto di saperle raccontare.

Tuesday, 24 September 2013

Berlusconi candidato in Estonia?

L'ipotesi secondo cui il Cavaliere vorrebbe aggirare così l’incandidabilità è stata presa sul serio dalla stampa locale, secondo cui ci sarebbero tre ostacoli legali che potrebbero essere superati.

di Alfonso Bianchi (per eunews)

Aggirare l’incandidabilità italiana acquisendo la candidabilità in Estonia. È l’idea che starebbe balenando nella testa del Cavaliere. Voci senza fondamento per molti ma che invece sono state prese sul serio dalla stampa di Tallinn. Il quotidiano Postimees ha oggi pubblicato un articolo per cercare di spiegare quanto questa ipotesi, che può sembrare piuttosto fantasiosa, sia, seppur molto difficile, possibile da attuare.
   Il Messaggero, il primo a pubblicare l’indiscrezione, ha ricordato il caso di Giulietto Chiesa, che nel 2009 (dopo l’elezione cinque anni prima nella lista Di Pietro – Occhetto) si era candidato in Lettonia, con la lista della minoranza russa ”Per i diritti umani in una Lettonia unita”, ma non era stato eletto. Secondo il quotidiano romano l’ex presidente del Consiglio sarebbe intenzionato a puntare invece sull’Estonia dove potrebbe contare sull’appoggio di Ernesto Preatoni, imprenditore molto influente nel Paese.
   L’ipotesi è stata allora analizzata dalla stampa estone che ha riscontrato tre ostacoli principali, che potrebbero essere però superati. Secondo il quotidiano Postimees innanzitutto Silvio Berlusconi dovrebbe prendere la residenza nel Paese, cosa che burocraticamente sembra essere piuttosto facile da ottenere. Il secondo problema è che in Estonia è vietato candidarsi a chiunque stia scontando una pena detentiva, ma se Berlusconi fosse affidato ai servizi sociali anche questo ostacolo, con un buon avvocato, forse potrebbe sarebbe superato. Terzo e ultimo problema sarebbe quello di vivere un confitto legale tra l’incandidabilità nel suo Paese di origine e la candidabilità nel suo nuovo Paese di residenza. Per Bruxelles quale dovrebbe prevalere? Secondo la stampa estone a questa domanda non è al momento in grado di dare una risposta nemmeno la Commissione elettorale nazionale.
   Ma se grazie a un buon legale (estone ovviamente) il Cavaliere riuscisse a questo punto ad ottenere il via libera, gli resterebbe soltanto il problema di trovare un partito che lo ‘ospiti’ in lista come indipendente. Difficile per Postimees che le grandi formazioni concedano questo spazio a una personalità così ingombrante, e difficile che una piccola formazione, qualora dovesse accettare la sua candidatura, riesca a prendere i voti necessari per mandare un deputato a Bruxelles. A quel punto a Berlusconi non resterebbe che fondare un suo partito, che probabilmente chiamerebbe “Forza Estonia”.
   Intanto un blog, Tere Italia, che si occupa, dall’Estonia, di Italia e dello stesso paese baltico, ci scherza su e dedica a Berlusconi una serie di fotomontaggi. Occupandosi in particolare di calcio immagina che il Cavaliere possa voler entrare nel cuori degli estoni come fece con il Milan, salvando una squadra in difficoltà, l’F.C. Narva Trans.

Monday, 23 September 2013

Israele sequestra aiuti umanitari in Palestina

L'ira dell'Ue: «rispettare il diritto umanitario internazionale nei territori occupati»

di Emiliano Biaggio

Incidente diplomatico tra Israele e l'Unione europea. In Cisgiordania, area facente parte dei territori palestinesi, soldati dello Stato ebraico hanno fermato e sequestrato un camion carico di tende e aiuti umanitari destinati ai palestinesi che hanno subito la demolizione delle proprie abitazioni a Khirbet al-Makhul a seguito dell'esecuzione della sentenza di un tribunale israeliano che ha riconosciuto abusive le stesse costruzione delle famiglie beduine. A quanto pare Khirbet al-Makhul è il terzo villaggio beduino ad essere distrutto in Cisgiordania da agosto. Le popolazioni locali accusano le autorità israeliane di condurre una politica di evacuazione forzata dei residenti per poter procedere con la politica della costruzione degli insediamenti. L'accaduto risale alla scorsa settimana. A seguito dell'accaduto si è mobilitata la Croce rossa internazionale, con aiuti e soccorsi. Le forze armate israeliane hanno però chiuso l'accesso all'area proibendo l'ingresso degli operatori umanitori. Qualche giorno più tardi, venerdì, diplomatici di Francia, Spagna, Gran Bretagna, Irlanda, Australia e Unione europea si sono recati a Khirbet al-Makhul con un camion pieno di tende e aiuti di vario genere (cibo, materiale di primo soccorso, ecc.), ma una dozzina di jeep dell'esercito israeliano hanno fermato il mezzo sequestrandolo. Dura la reazione dell'Ue. «L'Ue deplora la confisca compiuta dalle forze di sicurezza israeliane», il commento di Catherine Ashton e Kristalina Georgieva, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue e commissario europeo per la Cooperazione internazionale. L'Ue si dice «preoccupata» per l'accaduto. «I rappresentanti dell'Unione europea - fanno sapere Ashton e Georgieva - hanno contattato le autorità israeliane per chiedere spiegazioni». L'Unione europea ribadisce quindi l'importanza di «non impedire la fornitura di assistenza umanitaria e di rispettare il diritto umanitario internazionale nei territori palestinesi occupati».

Germania, è ancora Merkel

Il cancelliere uscente vince le politiche e consolida il primato del suo partito (Cdu al 41,5%). Scontato il terzo governo consecutivo.

di Emiliano Biaggio

Angela Merkel e governo di coalizione. Queste erano le aspettative circa il voto tedesco, e le aspettative sono state rispettate. Dalle urne esce un risultato storico, che fa della cancelliera uscente la prima donna nella storia della Germania la guida del paese per la terza volta consecutiva. Prima di lei per tre volte di fila a capo cancelleria c'erano riusciti solo Konrad Adenauer - ma allora di Germanie ce n'erano due - ed Helmut Holh - colui che traghettato il popolo tedesco dalle due Germanie alla Germania unita. La Cdu di Merkel ottiene il 41,5% dei voti (il 9% in più rispetto alle precedenti politiche). Arretra ancora la Spd, secondo partito, al 25,7% (-2,2% rispetto a quattro anni fa). Entrano in Parlamento anche Die Linke (8,6% dei voti) e i Verdi (8,4%). Fuori dal Bundestag l'alleato storico della Cdu, il partito liberale Fdp. Da sola Merkel sfiora la maggioranza dei seggi (311 su 630), non abbastanza per governare da sola. Avrà bisogno probabilmente di una "grosse koalition" con l'Spd (192 seggi) per formare un esecutivo. Un'eventuale coalizione Spd-Die Linke-Verdi appare improbabile per via della differenza di programmi. Il partito euroscettico AfD si ferma al 4,7% e non entra in Parlamento, ma se si calcola che è un partito nuovo questo potrebbe rappresentare un fattore di incertezza in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Per molti il fatto che gli euroscettici non siano entrati nel Bundestag certifica la vittoria dei partiti europeisti, ma il risultato ottenuto oggi non va sottovalutato. Intanto l'Unione europea saluta la vittoria di Angela Merkel. Dal presidente del Consiglio Ue arrivano le «congratulazioni» per il risultato della Cdu e del suo leader, Angela Merkel appunto. «Sono certo che la Germania e il suo nuovo governo continueranno con i loro impegni e continueranno a dare il loro contributo per la costruzione di un'Europa di pace e prosperità al servizio di tutti i cittadini».

Wednesday, 18 September 2013

Italia, un paese d'altri tempi

Mentre tutti cambiano c'è chi ha la forza di rimanere sempre uguale

 l'e-dittoreale

L'Italia per alcuni sorprende sempre, per altri non delude mai. Punti di vista se vogliamo non troppo dissimili, ma qui dovremmo addentrarci non solo nella semantica ma nella cultura di un popolo che, ormai, sfugge ad ogni logica comprensione. Per questo l'Italia è sempre uguale a sè stessa, ma mai banale. Così colpisce, sebbene non sorprenda, il discorso pronunciato da Silvio Berlusconi alla nazione. Un proclama che boccia il cambiamento della sua politica propugnando un ritorno al passato, ai gloriosi fasti di Forza Italia, che «non era un partito ma un'idea». E le buone idee restano sempre valide, anche dopo vent'anni. Già, con quell'idea Berlusconi vinse le elezioni per la prima volta vent'anni fa. Era il 1994. Poi, da allora, «i pm di Magistratura democratica si sono scatenati subito» contro Berlusconi. La storia è la stessa, Berlusconi la racconta al paese da vent'anni, dalla campagna elettorale che precedeva le elezioni del 1994. Ascoltare il videomessaggio di oggi è per certi aspetti inutile, ma indubbiamente è soprendente. E' inutile perchè non aggiunge nulla di nuovo a quanto detto in questi ultimi vent'anni, sorprede perchè ricalca l'Italia di vent'anni fa. Si ascolta Berlusconi e si capisce che il paese, in vent'anni, non ha mosso un dito. E non a caso dopo vent'anni il destino di un paese è nella mani della stessa persona che l'ereditò dalle urne vent'anni fa. In due decenni chiunque sarebbe andato avanti, l'Italia è rimasta ferma. In questo l'Italia sorprende e non delude: sorprende perchè non riesce a cambiare quando chiunque altro l'avrebbe fatto, non delude perchè dimostra capacità che tutti gli altri non hanno. A riprova di ciò si aggiunge la questione "Imu sì-Imu no". Berlusconi e il Pdl si sono impuntati sull'imposta municipale unica. Nulla di male, ognuno conduce le proprie battaglie e ognuno persegue i propri obiettivi. Gli italiani che nel 2006 credettero che l'abolizione dell'Ici sulla prima casa fosse un regalo del cavaliere oggi ancora fanno i conti con la promessa di Berlusconi: l'Ici di allora nel 2012 è confluita nell'Imu nell'ambito della legislazione attuativa del federalismo fiscale dal Governo Berlusconi IV. Berlusconi propose di far sparire una tassa che non è sparita ma solo cambiato nome, e che adesso rischia di sparire ma di vedere un conseguente aumento di un'altra tassa: l'Iva. Da ottobre aumenterà dell'1% se verrà abolita l'Imu. Ecco che gli italiani, contrariamente a quanto sbandiera il Pdl, non pagheranno meno tasse. Anche qui, ci si sorprende e non si resta delusi. Le persone intelligenti apprendono dai propri errori, gli italiani perseverano nella disattenzione quando tutti gli altri ricorrerebbero quanto meno alla cautela. Anche in questo caso una condotta che non delude, perchè non cambiare non può deludere. E' il cambiamento che può portare conseguenze negative, mai la difesa della tradizione. L'Italia storicamente e tradizionalmente ha cambiato sempre poco: sempre bandiera, mai orientamento. Il discorso di oggi pronunciato da Berlusconi è qui a ricordarlo. «Non è il seggio che fa un leader ma è il consenso popolare». Vero. Fu così per Mussolini, è così per Berlusconi. Avranno anche commesso qualche peccatuccio, ma hanno sempre avuto il consenso della gente. Il fascismo, così come Forza Italia, nacquero fuori dal Parlamento e vi entrarono prepotentemente; nacquero come idea, e divennero legge. L'Italia è coerente. Sembra illogica, ma è tremendamente coerente e sempre uguale a sè stessa. Per questo per alcuni sorprende sempre, mentre per altri non delude mai.