Friday, 11 May 2012

«Siamo in recessione, serve una risposta forte»

Il commissario europeo per gli Affari economici agli stati: avanti con le riforme.

Olli Rehn, commissario Ue per gli Affari economici
di Emiliano Biaggio

«Siamo in leggera recessione. Le economie torneranno a crescere nelle seconda parte di quest'anno». Olli Rehn, commissario europeo per gli Affari economici e monetari, è preoccupato. I dati mostrano un intero sistema Europa che arranca: Pil che si contraggono più di quanto torneranno a crescere e «la disoccupazione che continua a crescere, soprattutto tra i giovani». Nel presentare le previsioni finanziarie di primavera Rehn non può fare meno di invitare tutti a fare ciascuno la propria parte. «La nostra risposta alla crisi deve essere forte». Un invito a tutti gli stati membri, chiamati a procedere lungo tre direttrici: consolidamento dei bilanci, riforme e finanziamenti strategici. «Accanto a misure fiscali occorrono riforme strutturali, che devono sostenute da investimenti mirati».

Italia, la ripresa è anemica

La commissione europea diffonde le previsioni finanziarie di primavera: aumenterà ancora la disoccupazione, il rapporto deficit Pil raggiungerà il massimo storico del 125,3% e il Pil crescerà, poco, solo dal 2013. Rehn: «Non servono nuove misure»

 di Emiliano Biaggio

Le previsioni di crescita dell'Italia non sono buone. Al contrario, il nostro paese mostra segnali di sofferenza e difficoltà. La ripresa sarà infatti «anemica»: a fine 2012 il Pil registrerà una contrazione dell'1,4%, e nel 2013 la crescita sarà di un modesto 0,4%. Lo rileva la Commissione europea nelle previsioni finanziaria di Primavera, diffuse oggi a Bruxelles. Lo studio dell'Ue prevede per il nostro paese «un'uscita lenta dalla nuova recesione». Un indice della congiuntura non favorevole del periodo è dato dal numero dei senza lavoro, destinato a crescere ancora. «Nel periodo 2012-2013 - rileva l'esecutivo di Bruxelles - il tasso di disoccupazione è atteso in aumento di oltre un punto percentuale rispetto al periodo 2010-2011». A rendere ancor meno roseo il quadro il peggioramento del rapporto deficit/Pil, che a fine anno raggiungerà il 123,5%, per poi tornare a scendere solo con l'arrivo del 2013. Il risultato non preoccupa più di tanto gli addetti ai lavori, che anzi sembravano attendersi uno simile scenario, che si deve «all'inclusione dell'Italia nei meccanismi di firewall dell'area euro». Comunque «grazie all'aumento del surplus primario il rapporto deficit/Pil è atteso in diminuzione a partire dal 2013». Migliorerà però lo stato dei conti pubblici: per il 2012 il debito pubblico generale italiano è stimato in ulteriore diminuzione, attestandosi al 2% del Pil, mentre il surplus primario è atteso in crescita del 3,4%. L'Europa dà comunque fiducia all'Italia. Per il nostro paese «si prevede che un pareggio di bilancio sia raggiunto in termini strutturali grazie alle correzioni aggiuntive per oltre mezzo punto percentuale di Pil».
   «Non c'è bisogno di nuove misure aggiuntive», commenta Olli Rehn, commissario europeo per gli Affari economici e monetari. «L'Italia è sulla buona strada e in linea con le regole del Patto di stabilità e crescita». Per cui il governo di Roma «dovrebbe raggiungere gli obiettivi che si è posta per il 2013», vale a dire il pareggio di bilancio.

Wednesday, 9 May 2012

Il dilemma del Parlamento Ue: troppe audizioni e nessun pc

L'organo legislativo comunitario offre un perfetto esempio di malfunzionamento. Proprio mentre gli eurodeputati discutono di efficienza.

Parlamento europeo, la sede di Bruxelles
di Emiliano Biaggio

In parlamento europeo si lavora. O almeno, ci si prova. Perché tra ordini del giorno stilati male e computer non funzionanti lo svolgimento dell’attività risulta rallentata e certamente non proprio ottimale. L’esempio di questo modello non certo virtuoso, lo fornisce la commissione Trasporti del Parlamento Ue. Per la disperazione del presidente della Commissione, il britannico Brian Simpson (S&D), che alla fine perde tutto il suo tradizione aplomb d’oltre Manica.
   Dopo una mattinata intera passata a chiedere continuamente a ospiti in audizione e deputati di rispettare i tempi, la seduta pomeridiana si apre con la richiesta di rivedere l’organizzazione generale del lavoro. «Per il futuro invito a riconsiderare il modo di lavorare, perché non ritengo si possano condurre le audizioni in questo modo». Il riferimento è all’elevato numero di ospiti, talmente elevato da riservare appena cinque minuti ciascuno. «Prego intanto di aiutarmi nel fare in modo che il dibattito si svolga nel rispetto dei tempi».
   I lavori – aperti da questa introduzione che a qualcuno potrebbe sembrare polemica, ad altri invece solamente di natura pratica – si scontrano però con un’altra dura realtà del legislativo comunitario: l’assenza di mezzi. Ogni persona venuta in audizione ha le proprie slide, ma il computer che permette di proiettarle sul maxischermo presente in aula è uno solo, accanto a un Brian Simpson sempre più rassegnato. «Sembra che ci sia un solo computer in tutto il Parlamento Ue per le diapositive», sbotta a microfoni aperti. «Qui quindi si gioca al gioco della sedia: prego gli ospiti di avvicendarsi velocemente qui al mio fianco».
   In tutto questo si rischia di perdere di vista l’oggetto della discussione: la Commissione trasporti, per l’occasione, lavora a proposte di nuove norme per migliorare le performance degli aeroporti europei. In termini di efficienza, capacità e funzionalità. Quasi un colmo, visto che Simpson – a suo dire – sembra abbia l’unico computer per le slide di tutto il Parlamento europeo.

Tuesday, 8 May 2012

Breviario

«Abbiamo fatto di più in questi ultimi due anni che nei dieci anni precedenti».
Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea (Bruxelles, 8 maggio 2012).

Friday, 4 May 2012

Ci sono i cinesi, l'Ue cancella la libertà di stampa

Nel giorno mondiale della libertà di informazione, la Commissione europea non permette che si rivolgano domande agli ospiti.

di Emanuele Bonini (per Eunews)

La Commissione europea non garantisce trasparenza e libertà di stampa, nel nome di altri valori, che evidentemente vengono prima, quando sono in discussione i rapporti con un partner importante come la Cina. Da ieri i portavoce dell’esecutivo comunitario sono sotto attacco per alcune decisioni che fanno discutere e che sono destinate a far parlare ancora. Proprio in occasione della Giornata Mondiale della libertà di stampa Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione, riceve Li Keqiang, vice primo ministro della Cina, repubblica popolare per definizione ma assai meno popolare in fatto di libertà di stampa. E, come con i cinesi capita, e solo con loro, nessuna conferenza stampa è nell’agenda della Commissione nonostante l’ufficialità della visita. (leggi tutto)

Thursday, 3 May 2012

Groenlandia, la strada tortuosa dell’autonomismo

Da colonia norvegese a possedimento danese, solo nel 1979 ha iniziato ad avere libertà proprie. Nella Cee dal 1973 al 1985, la breve panoramica su un paese improvvisamento riscoperto.

di Maria Chiara Rizzo (per frontierenews.it)

La Groenlandia è un’immensa isola con una popolazione di circa 57 mila abitanti concentrati prevalentemente sulla fascia costiera di un territorio che per estensione è pari a sette volte quello italiano. Formalmente ancora provincia della Danimarca, nel 1979 l’isola ha ottenuto lo status di contea d’oltremare, seppur con limitata autonomia, e la possibilità di dotarsi di un proprio parlamento. La Danimarca mantiene la propria egida di controllo in materia di finanze, politica estera e difesa e provvede all’erogazione di sussidi per un ammontare pari a un terzo del reddito della grande isola, oltre a costituirne il principale partner commerciale.
La Groenlandia è stata una colonia della Corona Norvegese prima di passare sotto il controllo della Danimarca nel 1814. Soltanto nel 1979, inseguito a una legge approvata l’anno precedente, è stata concessa all’isola una particolare forma di indipendenza e di autogoverno, in virtù del quale ha deciso di non far parte dell’Unione Europea a differenza dello stato nordeuropeo, pur continuando a riconoscere Margaret II di Danimarca capo di stato. Successivamente, il 25 novembre 2008, il 76% della popolazione groenlandese ha votato sì al referendum che prevedeva una maggiore autonomia della Groenlandia dalla Danimarca. Gli isolani hanno accolto positivamente l’approvazione del referendum che ha riconosciuto loro il diritto all’autodeterminazione e ha consacrato l’Inuit – anche groenlandese- lingua ufficiale, declassando, per così dire, il Danese considerato secondo idioma del Paese.
Il tutto non si esaurisce qui. L’autonomia sancita dal referendum trasferisce al governo locale competenze in ambito legislativo, giudiziario e, forse più importante, nella gestione delle copiose risorse naturali. Solo il 21 giugno 2009, sei mesi dopo il referendum, quando la corona danese ne ha riconosciuto l’applicazione a tutti gli effetti, la popolazione di etnia inuit – che rappresenta la stragrande maggioranza degli abitanti dell’isola- ha potuto festeggiare ed ufficializzare il giorno di indipendenza nazionale. Una secessione per niente dolorosa per gli indigeni della grande isola alle falde del circolo polare artico, sancita da un passaggio di consegne pacifico, ma che, secondo alcuni analisti, presto rivelerà la sua arma a doppio taglio e il suo lato non indolore.
Le sfide che si aprono all’orizzonte sono molteplici. Gli isolani si ritrovano nelle loro mani una ricchezza inestimabile, fatta di oro, diamanti, zinco e tante altre materie prime preziose. La domanda è: saranno in grado di gestirle al meglio, senza incappare in giochi di potere internazionali e garantendo la sostenibilità per la preservazione dell’ambiente naturale? Il sottosuolo della Groenlandia custodisce un tesoro inesplorato. Oltre alle tantissime materie preziose, l’isola è caratterizzata da una forte abbondanza di uranio, rarissimo nelle altre parti del mondo. E che dire delle ragguardevoli quantità di petrolio che fanno venire l’acquolina in bocca soprattutto ai vicini Stati Uniti, Russia e Canada, gettando la grande isola tra le grinfie degli interessi economici di potenze mondiali. L’oro nero potrebbe indurre diversi Paesi a corteggiare la Groenlandia, mentre l’isola si avvantaggerebbe di una nuova ed importante fonte di reddito, andando a sostituire la pesca che da sola costituiva più del 90% delle esportazioni. Le nuove materie prime potrebbero portare alla parziale risoluzione del problema che riguarda l’esigenza di diversificare l’economia.
Da angolo inospitale del pianeta, essendo il suo territorio costituito per circa l’80% da ghiacciai, a miniera inesplorata e potenziale preda di feroci predatori. E, come se non bastasse, tutto ciò si aggiunge alle incombenti sfide interne di ordine sociale, quali disoccupazione, alcolismo, violenze domestiche, Aids e alto tasso di suicidi.

Wednesday, 2 May 2012

La Groenlandia "cede" le sue ricchezze all'Ue

Siglato un accordo che impegnerà l'Europa ad aiutare l'isola a sfruttare le risorse naturali, in cambio di ritorni commerciali. Dopo l'esperienza Cee un nuovo patto economico. In chiave anti-cinese.

 di Emiliano Biaggio

La Groenlandia entra a far parte dell'Unione europea, non come paese membro ma come partner commerciale strategico. L'isola, ancora dipendente dalla Danimarca, ha uno statuto tutto speciale che la rende indipendente sotto molti punti di vista, basti pensare che non fa parte dell'Ue. Ma soprattutto, per effetto del referendum del 25 novembre 2008, la Groenlandia oltre al diritto di autodeterminazione e riconoscimento come popolo, ha il diritto di gestire le proprie risorse naturali. Il governo locale di Nuuk e l'Ue hanno sottoscritto un accordo in base al quale l'Unione europea aiuterà l'isola dell'artico nella ricerca, estrazione e trasformazione delle risorse in cambio di rapporti commerciali privilegiati. La singolarità dell'accordo sta nel fatto che per la prima volta la Groenladia sottoscrive accordi internazionali senza doversi consultare con le autorità danesi di Copenhagen.
   Oggi, ricorda il commissario europeo per l'Industria, Antonio Tajani, «la Groenlandia basa tutta la propria economia sulla pesca pur essendo un paese ricchissimo di materie prime». Oro, diamanti, zinco, uranio e terre rare (minerali usati per fibre ottiche, superconduttori e componentistica per veicoli ibridi), acqua, sono solo una parte del tesoro naturale della Groenlandia ancora tutto da scoprire. Le temperature rigide (anche inferiori ai -60°) e il ghiaccio rendono infatti difficile attività all'aperto e la perforazione del suolo. La partnership Groenlandia-Ue dovrà servire quindi a dare avvio a una nuova fase dell'isola-continente, che ha scelto la via dell'Ue per i legami storico-politici: prima di far parte della Danimarca è stata colonia norvegese, e per 13 anni - dal 1973 al 1985 - ha fatto parte della Cee, la Comunità economica europea. Ma la scelta è dettata anche da ragioni geopolitiche: alla Groenlandia è infatti interessata anche la Cina, alla ricerca costante di materie prime - soprattutto uranio, di cui la Groenlandia come detto è ricca - e in continua espansione verso ogni mercato mondiale dove poter concludere affari vantaggiosi. Le autorità groenlandesi, temendo che la Cina potesse spogliare il paese delle risorse e lo potessero deturpare dal punto di vista ambientale, hanno preferito rivolgersi all'Ue. Il 14 giugno una prima delegazione europea sarà nella capitale groenlandese per i primi sopralluoghi. L'accordo firmato riguarda attività estrattive lungo la costa sud-orientale, quella che si affaccia cioè sulla Norvegia e sul mar di Barents.

Tuesday, 1 May 2012

AS Grifondoro, maggica giallo-rossa

La storia della storia del quidditch diventa un fumetto

 La popolarità del Grifondoro non si discute (anche perchè qualche tifoso più permaloso e più suscettibile del normale potrebbe trasformarmi in rospo), e la passione attorno alla squadra giallo-rossa è seconda solo a... Beh, ci siamo capiti. La popolarità della formazione di quidditch guidata da Potter è tale da generare un business con prodotti di merchandising, come già visto in precedenza, senza precedenti nella storia di Hogwarts e del quidditch. Ma adesso il Grifondoro è divenuto talmente leggendario da essere l'oggetto di un'opera a fumetti che ripercorre le gesta dei giocatori in giallo-rosso, come si può vedere dalla vignetta qui accanto. Pensata soprattutto per un pubblico di giovanissimi, la pubblicazione ripercorre l'intera epopea sportiva della squadra dalla sua fondazione fino ai giorni nostri, attraverso i campioni e le partite che ne hanno fatto la storia. Un'opera magica per una squadra magica, in tutti i sensi. Disponibile in tutti i Gryffindor store di Hogwarts e di Diagon Alley.

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