Thursday, 29 March 2012

Schulz: «Italia fuori dalla crisi serve a tutta l'Ue»

 «Per riforme importanti serve una base di consensi».

di Emiliano Biaggio

«Se l'Italia riuscirà a uscire dalla crisi e a stabilizzare la propria economia sarà uno stimolo per tutta l'Unione europea». Parola di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, che riconosce «il valore che l'Italia ha per l'Ue» in occasione dell'incontro con il presidente del Senato, Renato Schifani. L'Italia, sottolinea Schulz fa parte del G8 ed è «la quarta economia su scala mondiale». Anche per questo «seguiamo da vicino quello che sta avvenendo in Italia». Giudizi sull'operato di Monti «non ne posso dare perchè sono presidente del Parlamento europeo», precisa. «Non posso dare consigli a Monti, ma per varare certe riforme occorre avere una base perchè solo così si riesce» a procedere sulla via delle riforme necessarie, che possono produrre effetti virtuosi solo «se tutti sono disposti a fare sacrifici».

Risolto il problema


 Da sempre il calcio è motivo di giubilo per gli uomini e ragione di seccatura per le donne. Il pallone, insomma, divide i sessi e a volte incrina i rapporti di coppia, dati gli appuntamenti domenicali della squadra del proprio cuore. Lei vorrebbe godersi la domenica con il suo amato, lui non vuole sentire ragioni e andare allo stadio o rimanere a casa a guardare in tv le gesta sportive dei propri beniamini. E' una storia vecchia quanto il mondo. Anzi, è una storia vecchia quanto il calcio, ma adesso c'è qualcuno che pare aver risolto il problema. A Verona, sponda clivense, sembrano aver trovato il modo per stare insieme alla propria partner senza rinunciare alla propria squadra, come recita lo striscione qui sopra apparso sulle gradinate dello stadio Bentegodi.

Wednesday, 28 March 2012

Alitalia, il prestito ponte, e il miracolo di Berlusconi

La Corte di giustizia europea giudica «illegittimo» l'aiuto di stato di 300 milioni dato nel 2008 alla compagnia aerea, e ordina la restituzione degli aiuti. E ora chi metterà mano al portafogli?

l'e-dittoreale

Doveva essere l'intervento per permettere all'Italia di continuare ad avere una propria compagnia di bandiera, e per certi versi lo è stato. Doveva essere un modo per cancellare le politiche di un governo Prodi intenzionato a vendere ai francesi la nostra storica compagnia di bandiera e rilanciare l'azione di un governo Berlusconi incentrato sull'italianità, e per certi aspetti così è stato. Peccato che il prestito ponte di 300 milioni di euro per Alitalia sia «illegittimo» e debba essere restituito interamente al governo, riconosciuto colpevole di violazione di quelle norme che regolano il mercato e gli aiuti di stato. Il verdetto della Corte di giustizia europea è chiaro: per l'organismo di giustizia non c'è infatti dubbio che «il prestito costituiva un aiuto di Stato illegittimo e incompatibile con il mercato comune, in quanto conferiva un vantaggio economico finanziato con risorse statali, che non sarebbe stato concesso da un investitore privato avveduto». Per questo motivo il tribunale del Lussemburgo ha ordinato «la restituzione» di quel prestito ponte. A ridare i soldi allo Stato dovrà essere la vecchia Alitalia - la "bad company" che il governo Berlusconi IV aiutò - e non la nuova Alitalia, quella Alitalia-Cai (Compagnia aerea italiana) fondata da una cordata di imprenditori tutta italiana con il beneplacito di un Berlusconi raggiante per aver compiuto il doppio  miracolo di salvare la compagnia aerea nazionale sottraendola alle mani straniere.
   La decisione della Corte di giustizia parla chiaro: non c'è continuità economica tra la vecchia e la nuova Alitalia, pertanto a restituire i 300 milioni dovrà essere la vecchia Alitalia, quella che beneficiò del prestito ponte «illegittimo». Lo ha scandito a chiare lettere anche il commissario europeo per la Concorrenza, Joaquim Almunia. Il tribunale, ha commentato, «conferma la nostra decisione e la correttezza della nostra analisi sull'assenza di continuità economica tra la vecchia Alitalia e Cai, e questo ha conseguenze immediate per chi dovrebbe essere responsabile per il recupero dei 300 milioni di euro». Già quali sono le conseguenze? Più che di conseguenze bisognerebbe parlare di scenari possibili alla luce di questa sentenza. Un primo scenario è quello di una restituzione che non avverrà mai, dato che la vecchia Alitalia è ancora in vita ma in agonia finanziaria. Ha talmente tanti e tali debiti, talmente tali e tanti stipendi (i cassaintegrati restano a tutti gli effetti dei dipendenti) e fornitori, da rendere poco probabile che riesca eseguire l'ordinanza del tribunale. Basta soltanto andare sul sito internet della vecchia compagnia (www.alitaliaamministrazionestraordinaria.it) per rendersi conto immediatamente - solo leggendo la voce"stato passivo" a sinistra, la prima della lista - per capire a questo punto i soldi potrebbero non arrivare mai. Il secondo scenario è di una effettiva restituzione allo stato, ma a data da destinarsi. Perchè non è chiaro che priorità avrebbe lo Stato nell'interminabile lista di creditori a cui far fronte. In questo secondo caso, il vero punto però è un altro? Come farà la vecchia Alitalia a restituire i soldi che non ha? Semplice, si aiuterà una seconda volta. Si concenderà un secondo prestito ponte per aiutare una compagnia non operativa ma funzionate a restituire gli aiuti con cui era stata già aiutata. Semplice, no? Ecco il brillante esempio di italianità frutto della politica tutta italiana di un governo che ha solo mostrato come operare con spacconeria, superficialità, sufficienza e ignoranza delle legge e dei meccanismi di mercato sappia agire con improvvisazione e sprezzo delle regole. Ma resta un fatto. Chi pagherà per questo secondo prestito? Chi aiuterà la vecchia Alitalia a restituire i soldi che non ha? Gli stessi che hanno permesso il prestito nel 2008: i contribuenti. Prodi era riuscito a chiudere la partita vendendo Alitalia ai francesi per 300 milioni, Berlusconi l'ha mantenuta italiana attraverso un'operazione che agli italiani rischia di costare il doppio. Anzichè ricavare 300 milioni rischiamo di spenderne 600. Siamo davvero sicuri di aver fatto un affare? Siamo ancora contenti del miracolo di Berlusconi?  

Tuesday, 27 March 2012

L'Ocse: «La crisi non è finita, permangono rischi»

Gurria chiede un fondo salva stati «credibile» e ipotizza più poteri per la Bce. «Maggior ricorso alla Banca centrale europea»

di Emiliano Biaggio

 La crisi è tutt'altro che superata. «Permangono rischi elevati per diversi paesi, e la fiducia è debole». Desta quindi «preoccupazione» l'attuale situazione. L'allarme arriva dall'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che invita a non abbassare la guardia e, al contrario, a lavorare fin da subito per contrastare una crisi che ancora attanaglia le economie e le borse di tutto il vecchio continente e non solo. Lavorare da subito, precisa Miguel Angel Gurria, segretario generale Ocse, significa già a partire dal prossimo consiglio Ecofin in programma a Copenhagen a fine e mese e all'interno della riunione dell'Eurogruppo che si terrà in quel contesto. Il riferimento, neanche troppo implicito, è al nuovo fondo salva stati - l'Esm (European stability mechanism, in italiano Meccanismo europeo di stabilità) - su cui si dovrebbe decidere per una dotazione finanziaria maggiore. Gurria invita a togliere però condizionali e condizioni, e a garantire più fondi senza se e senza ma.
   «L'attuale livello di impegno dei fondi di salvataggio - avverte - non è abbastanza per ripristinare la fiducia dei mercati». Per cui la soluzione migliore sarebbe «un firewall credibile». Di fronte a quanti non vorrebbero impegnare fondi aggiuntivi per l'Esm, Gurria ricorda che  «Quando si ha a che fare con i mercati bisogna sempre oltrepassare le attese, altrimenti i mercati mordono». Tradotto: se i mercati si aspettano che sul piatto vengano messi 900 miliardi di euro non si può pensare di metterne 750, semmai «un triliardo» (1.000 miliardi). Oltre agli interventi per l'immediato serve una nuova strategia a più ampio respiro. IN tal senso il segretario generale dell'Ocse indica due ulteriori azioni da intraprendere: un maggior ricorso alla Bance centrale europea e un risanamento sostenibile delle banche. «Un intervento più diretto della Bce è una strategia che ancora non è stata pienamente esplorata», fa notare Gurria. «Quelli che stiamo vivendo sono tempi duri», e in ragione di ciò «bisognerebbe ricorrere a tutte le istituzioni» presenti. Inoltre «per la ripresa l'Europa ha bisogno di un settore bancario forte, ma occorre che sia ben ricapitalizzato e abbia un miglior portafoglio».

Monday, 26 March 2012

AS Grifondoro, maggica giallo-rossa


 Il segno distintivo del tifoso

Della grande passione che accende il Grifondoro si è detto, ma per quanto si dica o si spieghi non sarà mai abbastanza, perchè il team delle meraviglie di capitan Potter non smette mai di riscaldare il tifoso, anche quello meno accanito. Comunque oltra a contraddistinguersi per le loro coreografie, gli ultrà della curva sud del Gryffindor quidditch stadium si contraddistinguono per le loro spille, indossate regolarmente ad ogni partita casalinga. Qui sopra ne vedete una raffigurazione. Sotto potete leggere l'iscrizione delle iniziale di una potente formula magica, che sembra possa trasformare chiunque in uno strisciante rettile bianco-verde, in un chiaro segno di disprezzo dei rivali del Serpeverde.
Qualcuno potrebbe dire che la spilla sembri rassomigliare uno stemma della Roma, squadra di calcio del mondo babbano. Nulla di più sbagliato. E poi, anche se lo fosse, va ricordato che se il Grifondoro è composta da maghi, la Roma è magica.

Sunday, 25 March 2012

bLOGBOOK - La Cambre


La Cambre, risveglio dei sensi


Odore di creme solari, goccioline d'acqua nebulizzata sul corpo accaldato, echi di bambini, rumore di calci dati a una palla. C'è aria e atmosfera di mare: i sensi si risvegliano e riscoprono una stagione improvvisamente tornata, esattamente come gli uomini che tornano a godere di questo clima. C'è aria di mare: ci sono profumi, fragranze e suoni che proiettano a lidi assolati, ma i sensi - senza la vista - possono anche ingannare. Non si ode infatti lo spumeggiare del mare, il rumore prodotto dai flutti che si infrangono sull'arenile, l'odore della salsedine. Perchè il mare non c'è, anche se è sempre è più vicino. Il parco de La Cambre serve per le prove generali dell'estate che sarà. Uomini e donne si abbandonano al sole, e molti - dopo tanto tempo passato a nascondersi sotto strati di tessuto - liberano i propri corpi al richiamo del caldo. Al buio del sole, laddove la vista si nega all'esposizione di raggi altrimenti letali, la percezione del mondo avviene con tutti gli altri sensi. Il tatto, innanzitutto. L'erba soffice che accarezza le schiene adagiate sul terreno; la durezza della terra sotto di sè; i moschini che di tanto in tanto si posano sulla pelle, o le formiche che camminano lungo il braccio adagiato; le coccinelle che atterranno dolcemente per poi riprendere a volare. La leggera brezza fresca che di tanto in tanto soffia e accarezza la pelle calda, mitigando il calore solare e donando un ulteriore senso di piacevolezza. Anche questo venticello ricorda il mare. Poi gli odori: creme abbronzanti, terra, l'odore delle ultime pozze fangose. Da qualche parte qualcuno consuma del caffè, e qualcun altro lavora con la carbonella. Forse il bar poco distante da qui, o un furgoncino che vende cibi e bevande, ma non certo uomini al barbecue: in quest'oasi di libertà non è consentito. L'aroma sprigionato dalla Marijuana bruciata si distingue chiaramente: neanche questo sarebbe consentito, ma qualcuno ha deciso di respirare ancora più libertà. Marijuana. L'associazione di idee mi proietta ad Amsterdam. Avrei dovuto tornarci, questo almeno era il programma. Ma evidentemente quest'anno sono di moda i lettoni. E io, di conseguenza, sono fuori moda. Sono "out", per dirla in termini anglossasoni.
   Anche l'udito cattura e riconosce suoni e rumori, interiorizzando il mondo esterno e permettonde una ricostruzione ideale dentro di sè. Non tutti dormono o prendono il sole: i bambini gridano e giocano a calcio, i cani corrono liberi ovunque e ogni tanto abbaiano, mentre altri ricevono ordini dai rispettivi padroni. Ancora, delle mamme richiamano i propri piccoli, qualche appassionato di bicicletta ne approfitta per pedalare nel verde e nel sole, mentre un passo affrettato segnala la presenza di gente che ha scelto il parco per fare jogging. Di tanto in tanto s'ode il fruscio del vento, in alto il cinguettio degli uccelli. Dello sfrecciare delle automobili solo il ricordo. Il tatto permette di capire quando è il momento di andare o, quantomeno, di ripararsi all'ombra. Il viso caldo e la sensazione della pella che tira sono il segnale di allarme: il sole preso senza protezione solare è abbastanza, per oggi. E' in questo momento che si riaprono gli occhi, e per gli occhi è dolce la riscoperta di quello che gli altri sensi avevano suggerito.

Friday, 23 March 2012

Sanzione Ue alla Bielorussia: niente coppa del mondo di hockey su ghiaccio

Bruxelles "gela Minsk: contro il regime anti-democratico di Lukashenko farà pressioni perchè nel 2014 il paese ex sovietico non ospiti la manifestazione.

 di Emiliano Biaggio

 Evitare di organizzare i mondiali di hockey su ghiaccio in Bielorussia se il paese non ritornerà sulla via del rispetto dei principi democratici. Questa la linea dei ministri degli Esteri dei 27 paesi Ue decisa oggi in occasione del consiglio Esteri. La decisione si inserisce nel nuovo pacchetto di sanzioni decretate nei confronti del paese guidato da Alexandr Lukashenko, che a questa manifestazione ci tiene molto.
   La Bielorussia dovrebbe ospitare l'edizione del 2014 della coppa del mondo di hockey, ma l'Ue ha deciso di fare pressione sulle federazioni nazionali e sulla federazione internazionale perchè non si tenga la manifestazione nel caso in cui le autorità di Minsk non ripristineranno la legalità. «Nel contesto dei prossimi campionati mondiali di hockey - si legge nella nota finale adottata dai 27 ministri - l'Ue terrà informata la federazione internazionale e le federazioni nazionali di hockey sulle preoccupazioni legate alla mancanza del rispetto dei diritti umani in Bielorussia». Agli organismi sportivi nazionali e internazionali, inoltre, si sottolineerà inoltre la situazione relativa a «il mancato rispetto dei principi democratici e di diritto». I ministri degli esteri dell'Ue sposano proseguono nell'opera di Jerzy Buzek: a maggio 2011 l'allora presidente del Parlamento europeo - oggi presieduto da Martin Schulz - inviò una lettera alla federazione internazionale di hockey sy ghiaccio per chiedere di non permettere che la coppa del mondo 2014 si disputasse in Bielorussia. «Lo sport non dia legittimità al regime del presidente Aleksandr Lukashenko», scriveva allora Buzek, che mandò su tutte le furie le autorità di Minsk, che rivendicarono l'apoliticità dello sport. Quella dell'Europa «è una mossa politica, nient'altro», il commento di Lukashenko, secondo il quale «se accade (il ritiro della sede dell'edizione 2014,ndr) sarà un duro colpo alla credibilità della Federazione internazionale».
   Ancora una volta lo sport torna ad essere l'arena di ben altri tipi di scontri, molto politici e poco sportivi: in epoca di guerra fredda gli Stati Uniti boiccotarono i giochi olimpidi di Mosca del 1980 per protestare contro l'invasione dell'Afghanistan da parte dei sovietici, e per reazioni l'Unione sovietica boicottò l'olimpiade successiva, quella organizzata a Los Angeles. Oggi la storia rischia di ripetersi: delegazioni che non vanno nel paese che ospita i campionati mondiali in segno di protesta politica. L'Ue, con grande disappunto di Lukashenko,  farà dunque pressione: ha due anni tempo per lavorare laddove potrebbe ottenere quello che altre sanzioni ed altre pressioni potrebbero invece non produrre.

Wednesday, 21 March 2012

Breviario

«C'è l'istinto a corrompere e ad essere corrotti all'interno delle persone, di alcune persone. Non esisterà mai un sistema perfetto che impedisce all'uomo che lo vuole di violare la legge, neache se instaurassimo uno stato di polizia totale. Neanche la polizia più perfetta non ha mai impedito che esistessero fenomeni di corruzione».
Roberto Formigoni, presidente della Regioni Lombardia (Bruxelles, 21 marzo 2012)

Monday, 19 March 2012

Dall'Ue 35 milioni di euro al popolo palestinese

Serviranno per potenziare il valico con l'Egitto e per trattare le acque di scarico. 

di Emiliano Biaggio

Dall'Unione europea 35 milioni di euro a sostegno del popolo palestinese. Il primo ministro palestinese, Salam Fayyad, e l'alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Catherine Ashton, hanno firmato due programmi per finanziare altrettanti progetti nel territorio palestinese. Un primo progetto - per cui sono stati destinati 22 dei 35 milioni - prevede la costruzione di un impianto di trattamento di acque di scarico, da realizzare nell'area di Tubas Tayasir, in Cisgiordania. Nella Striscia di Gaza un secondo progetto - per cui è stato concesso un prestito da 13 milioni di euro - prevede l'ammodernamento e il potenziamento del valico di Karem Abu Salem, il solo punto di transito funzionante della frontiera israelo-palestino-egiziana.
   I due progetti «contribuiranno a migliorare sensibilmente le condizioni di vita dei palestinesi», sostiene Catherine Ashton. «Pienamenti consci della scarsità d'acqua nei territori palestinesi occupati, l'Ue ha identificato proprio nelle risorse idriche il punto su cui concentrare la propria assistenza», spiega l'alto rappresentante per la politica estera dell'Europa. I lavori al valico di Karem Abu Salem, invece, «permetteranno l'aumento della movimentazione di beni dentro e fuori la Striscia di Gaza».