Wednesday, 10 August 2011

Il mare nero tra le colonne d'Ercole

A Gibilterra il rifornimento in acqua ha già prodotto inquinamento, e il pericolo disastro ambientale è sempre dietro l'angolo.
di Emiliano Biaggio

Si chiama bunkering, ed è il rifornimento delle navi di carburante in mare attraverso tubi di gomma che collegano le navi alle stazioni galleggianti. Un fenomeno che tra le colonne d'Ercole è cresciuto a dismisura e che mette in pericolo lo stretto di Gibilterra. Perchè sempre più navi si riforniscono in acqua grazie a questa pratica non certo indolore, poichè rischia di far lievitare l'inquinamento. Di più: gli ecologisti parlano di «una bomba ecologica pronta a scoppiare». Dallo stretto transitano più di 110 mila navi ogni anno, che beneficiano di un regime fiscale privilegiato: il carburante non viene tassato. Perciò le navi riescono a economizzare le spese di ammaraggio nel porto. Risultato: quotidianamente decine di navi cargo effettuano il bunkering, tra mille incertezze. Infatti, sostengono gli ecologisti, basta un piccolo errore durante le operazioni e il rischio di una marea nera è molto elevato. Rischio peraltro permanente. A Gibilterra, infatti, per via della mancanza di spazio per stoccare le cisterne, tre grandi pompe si trovano in via permanente nella baia. Autorizzate dalla Gran Bretagna, esse sono invece vietate in Spagna. Tant'è vero che, dal lato iberico, il rifornimento si fa solo a terra. E per ovvi motivi: nel porto di Algesiras, attraccano navi in grado di imbarcare fino a 100 mila tonnellate di carburante. Insomma, i pericoli ambientali esistono, ma per le autorità internazionali il bunkering è un'attività legale, che «rispetta alla lettera le normative» internazionali e dell'Ue, che il bunkering non l'ha vietato.
Eppure il volume degli idrocarburi che in passato sono finiti in mare è enorme. Solo nella baia di Algeciras, ha denunciato Patricia Navarro, ispettrice ambientale di Cadice, la mole di greggio finita in acqua è ingente, ma probabilmente il danno più grave è causato dalle perdite dovute al bunkering. «Gibilterra si comporta con assoluta irresponsabilità. Qui il principio del "chi inquina paga" non funziona», ha denunciato Navarro. Il problema è di tariffe, e quindi economico. In mare si Vende carburante nautico al 20% in meno rispetto ai prezzi praticati a terra. L'attrazione di Gibilterra è irresistibile, tanto che se dieci anni fa il volume del carburante travasato nella baia di Algeciras non arrivava al milione di tonnellate, alla fine del 2009 la cifra si era più che quintuplicata. E oggi nello stretto si possono vedere regolarmente navi isolate che sfilano lungo la costa: sono in fila davanti alle pompe di benzina galleggianti, e nell'attesa vagano tra le acque spagnole e quelle di Gibilterra (da questo lato della Rocca la colonia ha giurisdizione su tre miglia), invocando quello che in gergo marino si chiama "passaggio innocente", il diritto di attraversare acque territoriali di altri paesi se si naviga in modo rapido e ininterrotto e senza arrecare danno allo stato costiero. Ma pronte ad arrarcarlo al tratto marino.

Tuesday, 9 August 2011

breviario

«Le cose che dice la Santanchè non appartengono al novero delle cose serie. La Santanchè è una categoria antropologica, non può cambiare».
Fabio Granata, deputato di Fli, in un'intervista a il Fatto quotidiano del 9 agosto 2011.

Monday, 8 August 2011

Nel tramonto del credito Usa la Cina vede il proprio tracollo

Caustici commenti dal Quotidiano del popolo e da Xinhua contro i politici americani, la loro democrazia, inutile, il loro avventurismo militare. Ma vi è soprattutto paura che il dollaro venga inflazionato, trascinando anche la Cina, che possiede 1160 miliardi in titoli di Stato. La supplica di Pechino.
di Wang Zhicheng (fonte: AsiaNews)
Da alcuni giorni sul Quotidiano del popolo e sull’agenzia Xinhua si sprecano i commenti sul declassamento del debito degli Stati Uniti. Anche oggi ve ne sono due o tre. Ma nessuno di questi commenti sembra rappresentare la voce ufficiale: finora i massimi leader si sono tenuti in un riserbato silenzio e i testi pubblicati appaiono troppo discordi fra di loro nei temi e nei modi.
Essi passano da un’accusa di “irresponsabilità” dei politici americani, fino a dubitare dell’efficacia della democrazia Usa; dalle offese sulla “dipendenza da drogati” per il debito della popolazione americana, fino alle accuse contro il militarismo e l’avventurismo Usa in Iraq e Afghanistan.
Ma alla fine, tutti i commenti finiscono in supplica che gli Stati Uniti onorino i loro debiti “per mantenere stabile il dollaro” e dare speranza alla crescita economica mondiale.
Il commento pubblicato oggi sul Quotidiano del popolo (a firma di Zhong Sheng, “voce della Cina”), sottolinea che le difficoltà degli Usa (e dell’Europa) derivano dalle loro strutture democratiche e dal partitismo, che fa mettere i propri interessi al primo posto, invece che quelli della nazione.
“Bisogna comprendere che se gli Usa , l’Europa e altre economie avanzate falliscono nel portare le loro responsabilità e continuano il loro incessante disordine [basato] su interessi egoistici, questo frenerà in modo serio uno sviluppo stabile dell’economia globale…La gente ha profondo senso negativo riguardo la capacità decisionale della politica delle nazioni occidentali”.
E riferendosi agli Stati Uniti, il commento predica: “Ciò che è stato portato sull’orlo del precipizio non è l’economia globale, ma la politica di Washington”.
Due giorni fa, quando Standard & Poor’s ha declassato il debito Usa ad Aa+, su Xinhua è apparso un altro commento, perfino sprezzante, che accusa gli States di essere “dipendente dal debito” e che è tempo di “stringere la cinghia”, risparmiando.
Oggi, Xinhua, riportando un commento in cui si accusano gli Stati Uniti di spendere troppo nelle armi e nell’esercito, con grandi spese in Iraq e Afghanistan, consiglia alla superpotenza in declino che “è tempo… di riflettere sui propri doveri e pensieri di dominio” e domanda a Washington di “cambiare le sue politiche di interferenza all’estero”.
Il commento accusa anche gli States di volere a tutti i costi “un dollaro debole” per rafforzare le esportazioni americane: “per questi disperati politici, potenziare le esportazioni sembra essere l’ultimo tentativo per dare un scossa all’economia Usa”.
Eppure tutti i commenti finiscono poi dicendo che prima di ogni mossa, gli Stati Uniti non devono dimenticare “la responsabilità di emettitore di moneta di riserva per mantenere stabile il valore del dollaro”, che è poi quanto alla Cina serve.
La Cina è Paese con una riserva monetaria straniera la più ricca al mondo. Ma il suo problema che almeno il 70% delle sue riserve – fra titoli di Stato e altri investimenti - sono in dollari. Pechino ha oggi almeno 1160 miliardi di dollari in titoli di Stato Usa. Una caduta del dollaro impoverisce almeno altrettanto la stessa Pechino.
In più, gli Stati Uniti sono il Paese a più alta importazione cinese, con 364,9 miliardi di dollari. Se le esportazioni verso gli States diminuiscono, il problema della sovrapproduzione cinese, già forte, diviene ancora più serio, con conseguenze sulla disoccupazione e sule tensioni sociali. Per questo, un altro commento di Xinhua, a firma di Li Xiangyang, dice che “gli americani non devono stringere la cinghia”: se riducono i consumi, addio esportazioni cinesi.
Secondo analisti, questi commenti servono soprattutto per calmare l’opinione pubblica cinese preoccupata di un possibile impoverimento del Paese (“svenduto all’America”, come dicono), esaltando la capacità decisionale, la nulla democrazia, il patriottismo anti-taiwanese dei cinesi. Ma rimane sempre l’ultima supplica: “Prima che gli Usa facciano qualunque mossa, per favore ricordate: non dimenticate la vostra responsabilità come emettitore di moneta di riserva per mantenere stabile il valore del dollaro”.

Friday, 5 August 2011

La Cina alla guerra delle risorse

Il paese del dragone alla ricerca di petrolio, del pesce e del gas: la sfida della marina che guarda lontano.

(fonte: blitz quotidiano)

I cinesi la chiamano “la difesa del mare lontano”, è l’ultima strategia dell’esercito cinese che sta cercando di proiettare la sua potenza navale ben oltre la sua costa dai porti petroliferi del Medio Oriente, per spodestargli Stati Uniti dal loro primato conquistato negli anni. Pesce, petrolio e gas: l’assalto del dragone cinese parte con in testa i suoi militari vestiti di bianco. La velocità con cui sta avanzando in organizzazione, strutture e rotte è impressionante. La sua forza è la novità: rompere con la tradizione e sperimentare nuove tattiche. La strategia è una rottura netta da quello tradizionale, l’importante è non smettere di guardare il proprio obiettivo e rinnovarsi sulla base della forte preparazione che fa parte della memoria storica del gigante cinese.
L’obiettivo dei dirigenti cinesi è avere navi da guerra per scortare le navi mercantili, cruciali per l’economia del Paese, la seconda al mondo dopo gli Stati Uniti. L’area calda è quella che va dal Golfo Persico allo Stretto di Malacca, nel sud est asiatico. Se prima le battaglie si facevano frontalmente, adesso i cinesi hanno deciso di usare i militari per fare la guerra commerciale in mare senza mai mollare le risorse del Mare cinese e guardando anche oltre l’orizzonte delle zone pattugliate da anni. (leggi tutto)

Thursday, 4 August 2011

"Il Governo rendiconta". Guida anti-crisi per Confindustria e sindacati

In occasione del tavolo governo-parti sociali a palazzo Chigi, Berlusconi distribuisce un libro con tutte le cose fatte in tre anni per l'economia.


di Emiliano Biaggio


«Intendiamo non solo avere idee e stipulare accordi, ma anche avere una più vasta comunicazione di quello che il Governo ha fatto e farà». Silvio Berlusconi, dopo aver incontrato le Parti sociali, mette in chiaro che le intese Da sole non bastano. Detto, fatto. E un po' a sorpresa, in attesa di capire quali fossero le ricette del governo per la crescita, i segretari confederali dei sindacati, nonchè il presidente di Confindustria si ritrovano - tra gli altri - a sfogliare e presidente della princiapile organizzazione degli industriali si sono quindi ritrovati a sfogliare un libricino, un opuscolo patinato, aggiornato al 30 marzo 2011, dal titolo che è davvero un programma: Il Governo rendiconta - I provvedimenti approvati: novita' e opportunità. Cento pagine per ripercorrere quanto fatto finora dall'esecutivo e quanto ancora intende fare per il rilancio del Paese e la ripresa dell'economia.
Sette le «missioni» che si è posto il IV Governo Berlusconi: rilanciare lo sviluppo, sostegno a famiglie e giovani, sicurezza e giustizia, sud, federalismo, piano straordinario di finanza pubblica e modernizzazione dei servizi. Per ognuna di queste voci il riassunto delle cose fatte e quelle da fare. Il tutto preceduto da un'introduzione autografata di Berlusconi (ritratto in controcopertina mentre saluta sorridente in doppiopetto), in cui si assicura che «il nostro governo del fare ha realizzazo il meglio possibile nella peggiore situazione economica possibile».
Ecco allora che, a guardar bene, sono state intraprese ben 106 azioni in oltre 42 voci economiche (dal sostegno agli imprenditori alla competitività delle Pmi, dalle agevolazione per l'imprenditoria giovanile all'internazionalizzazione delle imprese, dal libro unico alla legge obiettivo fino alla legge di stabilità del 2011). Così, si ribadisce che questa maggioranza ha previsto 100 milioni di euro di finanziamento per l'apprendistato (legge 191 del 2009), un aiuto agli imprenditori con ammortizzatori sociali per 950 milioni di euro al 2012 e la riduzione del 3% dell'acconto Irap ed Ires (legge 2 del 2009). E poi le infrastrutture, per le quali - si legge sempre nella pubblicazione - è stato istituito un fondo per il potenziamento delle rete nazionale, «comprese le reti di telecomunicazioni ed energetiche» (legge 133 del 2008). Senza dimenticare che per il finanziamento delle opere strategiche di «preminente interesse nazionale» sono stati concessi finanziamenti per 9,4 miliardi (legge 2 del 2009).
«Di tutte queste cose e di molto altro ancora rende conto questa pubblicazione istituzionale», sottolinea il premier nella sua prefazione. Che assicura: «Continueremo a lavorare negli interesse degli italiani fino al termine del nostro mandato».

Wednesday, 3 August 2011

Al Senato i voti fantasma

La denuncia dei radicali: può esprimersi anche chi non c'è, fermare il fenomento. L'Aula non approva.

di Emiliano Biaggio

Persone fisicamente non in Aula possono votare ugualmente. Come? Semplice. Basta che un collega "delegato" presente voti anche per chi non c'è. Più che uno scherzo, una realtà. E' quella del Senato della Repubblica, dove anche gli assenti possono votare provvedimenti e leggi. Tanto che, in materia di riordino a palazzo Madama, i radicali del Pd (Emma Bonino, Donatella Poretti e Marco Perduca), chiedono - in un ordine del giorno presentato al
programma di bilancio interno al Senato - di intervenire una volta per tutta per eliminare il fenomeno.
I tre firmatari dell'odg denunciano infatti «la pratica molto diffusa di voto per gli assenti», e chiedono quindi al collegio dei questori di «promuovere la realizzazione di un impianto di voto che, sul modello di quello adottato alla Camera, impedisca il voto degli assenti». L'ordine del giorno è stato bocciato.

Tuesday, 2 August 2011

Corno d'Africa, la siccità colpisce 13 milioni di persone. E mancano 580 milioni di dollari

L'allarme del vicedirettore generale del Wordl Food Program dell'Onu. Che avverte: «garantire finanziamenti o sarà crisi umanitaria».

di Emiliano Biaggio

Quella in atto nel Corno d'Africa «per la regione è la peggiore siccità degli ultimi 60 anni», anche se «non stiamo assistendo agli scenari tragici degli anni Ottanta e Novanta». Infatti «in passato c'era una minore siccità ma c'erano più vittime». Lo afferma Amir Mahmoud Abdulla, vicedirettore generale del Programma alimentare mondiale (Pam, in inglese Wfp- World food programm), ascoltato dalla commissione Affari esteri del Senato. La situazione, comunque, allo stato attuale è critica. «Ha raggiunto un livello inaccettabile il numero delle vittime tra i bambini», e ci sono «oltre 13 milioni di persone colpite dalla carestia» in tutta la regione. Finora, comunque, aggiunge Abdulla, come Pam «siamo riusciti a raggiungere 11 milioni di persone con gli aiuti alimentari», ma il problema è che i prezzi dei generi alimentari «sono elevati e volatili». Rischiano di più gli altri due milioni di persone, quelle della Somalia meridionale, dove «non siamo ancora riusciti ad accedere».
Per il corno d'Africa, mette in guardia Abdulla, «la sfida più importante è la gestione della crisi nel lungo periodo». In un periodo di crisi economica e finanziaria come quello
attuale, «la sfida sarà cercare di assicurare uno sforzo continuo» a sostegno dei popoli e dei paesi (Etiopia, Somalia, Kenia, Uganda e Gibuti), soprattutto a livello finanziario. Quindi occorrerà fare in modo che «i governi nazionali assicurino i finanziamenti», anche perchè «mancano 580 milioni di dollari» per i programmi di aiuto, denuncia. Allo stato attuale, infatti, sulla carta «ci sono 250 milioni di dollari garantiti dalle promesse dagli impegni di contribuzione». Impegni, precisa Abdulla, che hanno consentito «l'autorizzazione dell'acquisto di oltre 80 milioni di dollari in beni alimentari». Con le risorse economiche a disposizione, fa sapere, e' garantita la copertura «fino a gennaio 2012». Dopo, sarà ancor più emergenza.

AS Grifondoro, maggica giallo-rossa

Di Harry Poter ce n'è uno

«Non sono Harry Potter. Effettivamente manca ancora qualcosa, mancano giocatori, non so dire quanti. Questo spetterà allo staff e al club che ci stanno lavorando sopra, comunque posso assicurare che qualcosa ancora manca». Luis Enrique, noto per essere stato calciatore della nazionale spagnola e adesso noto per il suo ruolo di allenatore della Roma, cita Harry Potter per dire che se la Roma è magica lui invece magie non ne fa. Quelle le lascia al capitano del Grifondoro, sempre più idolo di Hogwarts.
Intanto, in attesa della nuova stagione, la dirigenza si muove sul mercato: per la stagione 2011-2012, la società del Grifone mira a rafforzare la rosa e affiancare capitan Potter con giocatori di alto livello. La dirigenza sta trattando con Serpeverde per Tiger, ma Draco Malfoy si oppone. Il presidente Francus Severus Sensibus intanto sta trattando in prima persona l'ingaggio di Nick Quasi-senza-testa, ma la federquidditch si oppone perchè il regolamento non contempla la possibilità di tesserare i fantasmi, ma neanche il divieto. In caso di veto della federazione dalla Roma offrono Mido e Fabio Junior.

Monday, 1 August 2011

Il riposo del guerriero

Lui è Renato Brunetta, dall'8 maggio 2008 ministro della Pubblica Amministrazione. Famoso per la sua lotta ai "fannulloni" del pubblico impiego, è quello ricordato per l'iniziativa dei tornelli nei ministeri per combattere l'assenteismo. E' anche quello che insulta i giovani e i precari, soprattutto quelli che lo contestano, cui dice di essere «l'Italia peggiore», «dei poveretti». A loro lui rinfaccia di essere dei fannulloni: «Non lavorate». E chi è scenza lavoro «vada ai mercati generali a scaricare le cassette». Ecco, in questa foto d'archivio, il paladino del lavoro e nemico giurato degli scansafatiche durante il convegno di Confindustria del maggio 2009.

Dopo il «sì» si spegne il desiderio della donna

Lo dicono i sondaggi: dopo il matrimonio praticamente una donna su due fa sesso una volta alla settimana, e solo una su dieci si sente appagata.

di Emanuele Bonini

Sesso addio, o quasi. Dopo le nozze la donna avverte meno il desiderio di rapporti: è quanto emerge il sondaggio ''Che coppia siete sotto le lenzuola?'' condotto su 1248 utenti da matrimonio.it, il sito internet dedicato agli sposi più visitato in Italia, per indagare sulle dinamiche della vita sessuale di coppia dopo la pronuncia del fatidico si'. Il ritratto che emerge è quello di una sposa appagata, ma un pò stanca: sebbene due terzi delle donne siano sposate o convivano da non più di due anni, nella maggioranza dei casi l'amore si fa solo una volta la settimana (45,4%). Il 44% delle rappresentanti del gentil sesso risulta soddisfatto della propria vita sessuale, anche se si ritiene «spesso troppo stanca per fare l'amore» e solo il 12,5% si sente «pienamente appagata». Una domanda, valida per entrambi i sessi, appare quasi obbligatoria: davvero il matrimonio rende felici?
Sarà che forse dopo il «sì» la donna (o l'uomo) probabilmente sa di aver raggiunto ciò che voleva, o sarà magari il fatto che la relazione è diventata routine, ma sta di fatto che l'uomo deve darsi da fare se vuole riaccendere il desiderio. Dall'indagine emerge che per scatenarsi la sessualità femminile ha bisogno di stimoli (indossare lingerie sexy piace al 62%), di dolcezza (lo chiede il 25%) e di passione (22%), per esempio lasciandosi travolgere dalla libido nel salotto di casa (piace al 51%). La comunicazione resta poi la migliore arma per risolvere i problemi, anche se solo la metà delle donne dichiara di non avere remore a comunicare desideri e preferenze al partner.