Wednesday, 14 November 2012

«Nessuna divergenza tra Francia e Germania»

Moscovici assicura: «Nessuna ingerenza, abbiamo una visione comune».

Pierre Moscovici
di Emiliano Biaggio

«Tra Francia e Germania non ci sono divergenze». Vuole metterlo in chiaro una volta per tutte Pierre Moscovici, il ministro delle Finance del governo Hollande. La Francia viene vista come in rotta di collisione con la Germania da quando all'Eliseo non c'è più Nicolas Sarkozy. Quella che per molti era l'asse "Merkozy" attorno a cui ruotavano tutte le decisioni europee, non esiste più. E allora la Francia, per non alimentare tensioni, soprattutto sui mercati, decide di ostentare distensione e serenità. Tipico di chi in genere non solo non è nè disteso nè sereno, ma al contrario è l'esatto opposto di ciò che dice. Moscovici e il suo collega tedesco Wolfgang Shaeuble decidono di organizzare una conferenza stampa congiunta, al termine dell'Eurogruppo che ha rimandato la decisione sulla Grecia. Una conferenza stampa congiunta per dire che «non ci sono divergenze». Una rappresentazione del contrario, perchè chi sa che va tutto bene non ha bisogno di farlo credere. Ma l'appuntamento, a sentire Moscovici, è stato messo in agenda «per dimostrare che c'è grande una cooperazione totale, trasparente, e il pieno impegno a lavorare insieme». Ad avvalorare questa tesi il fatto che «la Germania è stato il primo paese dove sono stato in visita» non appena nominato ministro, ricorda Moscovici. Con Schaeuble, tiene a precisare, «lavoriamo insieme fin dal primo giorno» del governo Hollande. I due paesi, mette in chiaro il ministro delle Finanze francese, «hanno una visione comune» dell'Europa e della gestione della crisi. Nessuna divisioni, quindi. Nessuna frattura. Nessuna competizione. «Non cè nessun malinteso nè ingerenza di un paese verso l'altro». Francia e Germania, «hanno delle responsabilità comuni e noi queste responsabilità ce le stiamo assumendo». I due paesi, a sentire Moscovici, stanno dcunque dimostrando maturità. E questo non per il sapiente ruolo politico che sanno interpretare, ma perchè tale ruolo spetta loro di diritto in quanto «perchè Francia e Germania sono la prime due economie d'Europa». Laconico Schaeuble: «Sono d'accordo», si limita a dire commentando le parole del suo interlocutore. Poche parole per la giusta chiarezza che serve. Nel gioco delle parti Francia e Germania sono davvero brave, l'auspicio è che siano altrettanto bravi anche in altri giochi.

Sunday, 11 November 2012

AS Grifondoro, maggica giallo-rossa

"You don't stand a chance against Gryffindor"

Il Grifondoro ha tifo organizzato, sostenitori appassionati, grande tradizione sportiva, storia di campioni e campionissimi, e da ultimo capitan Potter. Una squadra come questa non poteva non avere un inno ufficiale, il "Gryffindor rock", composto dagli Harry and the Potters, gruppo il cui nome dice tutto. Front-man del gruppo Marcus, di ritorno dal mondo dei babbani dopo aver riscosso grande successo con i Beehive, fortunata band in in circolazione fuori da ogni circuito magico nei gloriosi anni Ottanta. Quelli furono anni che infatti non richiedettero mai magie nè incantesimi, soprattutto nel panorama musicale babbano. Dopo aver fatto fortuna, Marcus ha quindi fatto ritorno nel regno della magia per fondare il suo nuovo gruppo e regalare all'amata corazzata giallo-rossa del quidditch l'inno che una squadra di questo calibro si merita. Notare il look dell'ex leader dei Beehive ora leader degli Harry and the Potters: una capigliatura che mostra l'attaccamento alla maglia e alla squadra. Squadra che promette battaglia - e magie - già dal suo inno: "You don't stand a chance against Gryffindor"...

Saturday, 10 November 2012

Biaggio risponde

Io non capisco una cosa...
Per quale motivo i giornalisti non devono andare in carcere?
stanno approvando in parlamento una legge ad personam, anzi ad castam...se qualcuno ha sbagliato, ha diffamato senza avere delle fonti certe,obiettive e chi aveva l'obbligo di controllare che un articolo diffamatario non venisse pubblicato e reso a tutti quanti deve pagare, anche con la reclusione...
In alcuni casi inoltre a seguit di diffamazione a mezzo stampa è necessaria la rettifica e quest'ultima viene messo in fondo alla pagina del giornale senza dare il risalto enfatico che aveva avuto la notizia diffamante... (Giancarlo, Albano laziale)


Caro Giancarlo, intanto ricordo che il nostro sistema giuridico prevede e disciplina le fattispecie di reato e di casistiche da te menzionate. Il codice penale ha infatti articoli dedicati a "Diffamazione a mezzo stampa" (artt. 595, 596, 596 bis, 597, 599 c.p.) e articoli relativi alla "Responsabilità del direttore e dell’editore" (artt. 57, 57 bis, 58, 58 bis c.p.). Il carcere per i giornalisti che ledono la dignità della persona è previsto, quindi stai tranquillo che la tua sete di giustizia è già calmata. Inzio a rispondere alla tua domanda con una domanda: è proporzionato il carcere per un diffamatore? Ebbeno, io dico di no. E' come dire che chi uccide merita la pena di morte. La base del nostro diritto afferma che la pena non deve mai avere carattere punitivo ma educativo (art. 27 comma 3 della Costituzione), per cui qui si pone la questione della giusta pena. La discussione si sposta, credo, dal piano giuridico al piano etico. La legge, quando c'è, si applica. So che in Italia ciò potrà suonare strano, ma in genere il principio è questo. Se la legge prevede il carcere per i giornalisti - e l'attuale legislazione lo prevede - sarà all'organo giudicante a stabilire i casi in cui questa eventualità si applichi. La questione, quindi, non è giuridica ma etico e morale. Mi chiedi perchè i giornalisti non devono andare in carcere: ebbeno io ritengo che non sia la pena giusta. A mio avviso il carcere per i giornalisti è troppo, anche perchè le sanzioni pecuniarie in caso di diffamazione non sono roba da poco. Ci sono poi altri modi per colpire i giornalsti, e sono previsti dall'ordine che regola la professione (quella della storia degli albi professionale meriterebbe altri ragionamenti...): censura, sospensione dalla professione, radiazione dall'albo. Anche qui le regole ci sono, ma si bypassano con la complicità dei direttori che permettono ai loro redattori di continuare a scrivere anche se non potrebbero. Il codice deontologico e le varie "carte" che regolano la professione hanno anche regole ben precise per quanto riguarda la rettifica, con la spiegazione di quando, come, e dove deve essere pubblicata nei casi in cui questa è necessaria. Qui si pone un altro problema del nostro paese: il mancato controllo del rispetto delle leggi. Come sempre avviene, quando si verificano casi che fanno discutere si chiede la linea dura. In tutta onesta sincerità non capisco perchè. Non credo che servano sempre nuove leggi ogni volta più severe, credo che basterebbe far osservare quelli già esistenti.  Nel caso specifico questo mancato controllo del rispetto delle leggi dipende dai limiti che l'autonomia della stampa (che poi autonoma non è, e se vuoi un giorno ti spiego perchè) ha come tutti gli ordini autoregolati e autogestiti. Queste disfunzioni di una professione autoregolata sono tali da giustificare il carcere? Io dico di no. Come certo saprai, il nostro sistema di diritto è un sistema garantista: per cui nessuno è colpevole fino a prova contraria (art. 27 comma 2 della Costituzione) e chiunque ritenga di aver subito un torto - di qualcunque fattispecie esso sia - ha tutti gli strumenti legali per far valere i propri diritti. Se quello che tu pensi è vero, allora anche per Vittorio Feltri si doveva richiedere il carcere per la sua campagna - poi risultata falsa e denigratoria - contro Dino Boffo. E provvedimenti penali si dovevano chiedere anche per la proprietà editoriale del quotidiano - nota a tutti - per cui Feltri agiva in qualità di direttore.
Il ddl sulla diffamazione è un legge ad personam nella misura in cui nasce - concettualmente - per rispondere al caso di una singola persona. Anche qui inizio a rispondere partendo da una domanda: quando parli di casta a chi ti riferisci? Dalla tua domanda credo ai giornalisti, ma anche quella che fa le leggi lo è, ed è ben più potente. Perchè se pensi che quella dei giornalisti sia una casta non hai torto: per certi versi lo è. Ma lo è fino a un certo punto. C'è chi sa bene che questa intoccabilità nei fatti presunta dei giornalisti non conferisce alcun potere. Che potere ha chi è sul libro paga del governo (con i fondi statali all'editoria) e dei grandi gruppi industriali (Agi con Eni, ilSole24ore con Confindustria...)? Io sono dell'idea che la vera casta sia un'altra: quella che dovrebbe legiferare per gli italiani e invece legifera solo per uno solo di essi. Questo è un problema di democrazia. E la democrazia, quella funzionante, ha tutti gli strumenti che servono per rivalersi su chi pensa di non poter scontare mai le proprie colpe. Anche ricorrendo al carcere, certo. Dipende dalla tipologia di reato, come tu certamente sai non per tutti i reati è prevista una simile opzione. E credo che nel rispetto di questa logica, per quanto detto, il carcere per chi scrive sia eccessivo. Si rischia di intimidire chi ha il diritto e il dovere di raccontare la verità e dissuaderlo a non farlo, proprio come avviene in quei paesi dove la democrazia o è un miraggio o un retaggio di un passato lontano.
                                                                                              Emiliano Biaggio

Thursday, 8 November 2012

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Pequeñas consideraciònes sobre las lenguas y no solo

¡Curioso! No creìa de regresar a utilisare esta lengua. Es curioso y extraño a lo mismo tiempo. Pero esta bien con todo lo que esta pasando desde un año y mas. No se si mi español es asi bueno como tenieria que ser, pero seguro es mejor de como me mismo piensa. Entoces, tiene que ser bastante bueno para comunicar. Voy a Bruselas y me aprendo una lengua: que cuando lo dijo todos creyeron que yo iba a hablar el frances, que es la lengua hablada par una parte della poblaciòn de Belgica. Es verdad que no es la mas hablada a Bruselas, pero queda la lengua nacional y – en teoria – la lengua oficial por los trabajos de la Union europea. ¡Curioso! Aunque sea asì, estoy desarollando un otro canal de comunicacion. ¿Estas a Bruselas y tu no sabes el frances? Cuando me lo piden – y esto sucede muy frecuentemente, para no decir casi siempre – entiendo que por la jente yo soy una persona extraña. Y sinceramente puedo comprenderlo. Porque siempre do razon a ellos. ¿Y yo, que soy? Si hablo y escribo en español a Bruselas, cuando no soy ni español ni de sudàmerica, no puedo que ser cuanto menos una persona particular. Acaso. Pero va dicho que por la primera vez en mi vida he encotrado el coraje de utilizar este idioma nunca hablado. ¡No come aquella vez en Galicia! No se que pasò ni porque, pero ahora es asì. Puede ser que mañana voy a perder esta rencontrada ganas de probar a enfrentarme con l'español. Por pireza, ¡claro!, que la pireza hace siempre 180. Sino sobre todo porque estoy ponendome a la prueba. Español es solo una representaciòn – pero en pequeño, ¡claro! – de mis dudas y mi miedos. Sino lo stoy hablando. No siempre, y solo un poco. Pero empecè, y empezar es siempre la cosa mas importante que todas, porque es la mas dificil. Y ahora escribo tambièn, que acaso es la sola cosa que se hacer. Y esto por alguien podria aparacer extraño o curioso, no se, pero a mi aparece que sea bueno. Quisas, puede ser que voy a hacer lo mismo con el frances. ¡Ojala! Pero, ¿porque no? Tengo todo el tiempo que quiero...

Wednesday, 7 November 2012

Breviario

«La rielezione di Obama, il presidente-simbolo dell’America multietnica, non è certo di buon auspicio per il futuro del mondo. Venti di guerra spirano sul mondo grazie a questa vittoria realizzata da un’America multirazziale guidata da un leader debole e incerto».
Mario Borghezio, deputato europeo della Lega Nord, commentando i risultati delle elezioni statunitensi. (Bruxelles, 7 novembre 2012)

Lo storico presidente negli Usa del sogno infranto

Obama rivince le elezioni: dopo essere stato il primo afro-americano ad arrivare alla Casa Bianca è anche il primo afro-americano che riesce a restarci. Alimentando l'american dream oggi spento.

l'e-dittoreale

Gli Stati Uniti hanno ancora il loro presidente, è vero, ma non hanno più troppa convinzione nel loro traghettatore. Barack Obama ha vinto ancora, ha riaffermato il mito del sogno americano, e mai come ora il grande paese a stelle strisce ha bisogno del suo sogno, di sapere che tutto si può fare, anche uscire da questa crisi della quale non si intravede mai la fine. Il risultato elettorale mostra un paese diviso e disamorato: il margine di vantaggio con cui Obama ha ottenuto la conferma alla Casa Bianca mostra la disaffezione dell'elettorato statunitese, comunque mai particolarmente partecipante. Il presidente rieletto ha perso nove milioni di voti rispetto alla precedente tornata elettorale, e ha staccato il rivale - lo sfidante repubblicano Mitt Romney - di appena tre punti percentuali. Ciò significa che gli Stati Uniti di oggi sono un paese diviso un due, almeno quello che è andato a votare. Un paese in bilico tra voglia di certezze e tentazioni di cambiamento, e provato dalla normale sfiducia che colpisce quandi si vive una crisi di cui non si vede la fine: così si spiega il testa a testa Obama-Romney, che dietro di sè un contesto politico delicato per un paese che cerca governabilità per ripartire. La spaccatura del paese è leggibile nella composizione del Congresso federale, per metà repubblicano (la Camera dei rappresentanti) e per metà democratico (Senato). Un dato che renderà la vita non certo facile a Obama, che sulle ali dell'entusiasmo si lascia scappare promesse forse troppo facili. «Finirò quello che ho iniziato». Davvero? Il primo mandato di Obama ha mostrato bene le difficoltà e i limiti che ha incontrato lo storico presidente afro-americano, che alla fine ha raccolto molto meno di quanti tutti si aspettassero (o forse anche qualcosa in più, se pensiamo al Nobel per la pace). «Prego Dio che sappia governare bene l'America», il commento dello sconfitto Romney. Con i numeri e le forze di cui dispone Obama governare sarà tutt'altro che semplice, e l'entusiasmo - che pure conta per un paese depresso - da solo non basta. Obama lo sa bene. Le sue parole non sono casuali. «Lavorerò con Romney», ha detto. «Lavorerò con i leader di entrambe gli schieramenti per affrontare quelle sfide che possiamo risolvere solo insieme». E' la democrazia che permette il dialogo. E' la democrazia imperfetta che il dialogo lo impone. Obama, dovendo cedere in passato, ha perso il suo fascino. Saprà ripagare la (diminuita) fiducia dell'elettorato? Ha a disposizione quattro anni per dimostrare di essere un sapiente traghettatore per un paese che si sente sempre più alla deriva.

Saturday, 3 November 2012

Belgio alla fame, ora si ruba nei supermercati

Carrefour e Brico invitano la clientela a depositare zaini e borse all'ingresso. Avvisi che prima non c'erano mostrano l'entità della crisi.

di Emiliano Biaggio

Gente che ruba nei supermercati, e non solo. Gente che ruba. Segno che la crisi sta iniziando a mordere sempre di più. A Bruxelles la criminalità sta aumentando, ma anche i piccoli furti alimentari e di beni di prima necessità. Lo si capisce camminando per strada e, ancora meglio, entrando nei negozi. Colpisce l'avviso affisso all'ingresso di tutti i punti vendita di Carrefour, la catena francese di supermercati molto diffusa in Belgio: a Bruxelles a chiunque si chiede di depositare zaini e borse all'ingresso, altrimenti il personale si riserva di chiederlo di aprirli in qualunque momento. «La direzione – recita l’avviso, scritto ben visibile in nero grassetto su sfondo giallo – si riserva il diritto di chiedervi di aprire i vostri zaini. Per cortesia, vogliate depositarli alle casse». Un messaggio che se non rende ancora la dimensione del dramma sociale che questa crisi sta producendo, viene accompagnato da una seconda parte: «In caso di furto verrà chiesta una somma di 20 euro per frode amministrativa, e sarà immediatamente avvertita la polizia». I furti dagli scaffali degli alimentari, quindi ci sono. Non si conosce ancora quanto si rubi per mangiare, ma certo è che se si è arrivati ad affiggere questi cartelli la situazione davvero è preoccupante. E l’annuncio-shock non si esaurisce qui. C’è infatti un ultimo avviso: nei supermercati Carrefour non si accettano banconote di grosso taglio, 200 e 500 euro. Probabilmente si teme che le banconote di grosso taglio siano oggetto di falsificazione. Forse, nella disperazione e nella misera crescenti, l’acquisto di beni con carta moneta falsa sta diventando un’alternativa al fenomeno allarmante del furto materiale nei supermercati. Ma i furti non si limitano a questo: un cartello analogo è stato affisso all'interno di Brico, la grande catena di bricolage e accessori per la casa. All'ingresso sono stati sistemati degli armadietti dove viene chiesto di depositare borse e zaini prima di addentrarsi tra i reparti. Si vede che piccole sparizioni si stanno manifestando anche lì.

Friday, 2 November 2012

In alto i calici: prendete e bevetene tutti.

(Bevi responsabile: non metterti alla guida dopo aver bevuto, e non bere se poi devi guidare. Bevi con moderazione: non eccedere con l'alcool. L'abuso di alcolici fa male alla salute. Se hai meno di 16 anni fermati a una mezzapinta).  

bLOGBOOK

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 Torno a fine ottobre, a togliere questo dente che di uscirne proprio non ne vuole sapere. Il calendario dei lavori comunitari lo consente: in quei dieci giorni, se non ci si mettono vertici straordinari, non dovrebbe succedere niente. Ma niente, dalla terra natia non arriva l'ok: non ci sono gli esami necessari, e il tempo per farli qui non è sufficiente per rientrare in tempo. Tutto rimandato. Sei e tre nove, torna alla casella dodici. Un po' come il gioco dell'oca. Fa niente. Inspira, respira, stai calmo: non è successo niente. Vado ad Amsterdam nel fine settimana. Con un po' di fortuna avrò a disposizione anche venerdì, dato che qui è festa e le agende che devo redigere per l'agenzia le fanno uscire mercoledì. Niente da fare: la prima influenza della stagione non dà scampo. Il fine settimana lo passerò a casa, a riposarmi e curarmi. Inspira, respira, stai calmo: non è niente. Devo fare la spesa: l'olio è finito e non me n'ero accorto, o forse mi sono solo dimenticato di comprarlo la volta scorsa. Non c'è problema. Con l'occasione prendo anche l'acqua, che sta finendo. E anche lo shampoo, che volge al termine anch'esso. Tanto oggi non piove. Come non detto: inizia a piovere che Dio la manda proprio ora che mi sto infilando le scarpe. Inspira, respira, stai calmo: non fa niente, uscirai solo più tardi. E' solo tutto rimandato. Ancora. Inspira, respira, stai calmo. C'è del lavoro da fare, un po' di sano arretrato che non guasta mai. Il giornale non va in stampa questa settimana, ci si può portare avanti con il lavoro. Lavoro e spedisco al capo. Macchè: internet non va, ancora una volta la rete domestica fa i capricci. Inspira, respira, stai calmo: non è niente. Il pezzo è pronto, lo puoi spedire lunedì dalla sala stampa. Ma c'è quell'altro articolo da scrivere, quello richiesto dal direttore del quotidiano on-line per il quale non puoi figurare, e lui il pezzo lo vuole oggi. Chiamo per dirgli che ci sono dei problemi di rete, capirà. La linea va e viene, anzi è già andata. Il campo è minato e una mina salta, non si può parlare. Il braccio si muove, il cellulare prende velocità e si schianta contro il muro, cadendo a terra in pezzi. Inspira, respira, stai calmo. Controllati, doma la rabbia. Non è niente. La linea tornerà, il telefono se si rompe lo devi ricomprare e non ci sono i soldi per ricomprarlo.
Chiudi gli occhi, pensa alle cose belle. Inspira, respira. Regolarizza il battito cardiaco, doma la rabbia. Pensa alle cose belle. Invece no. La casa che fu di nonna, dove volevo trasferirmi a vivere. Niente. Scadenza del contratto, fine del lavoro. Niente soldi, niente autonomia, niente casa. Stai fermo un turno e tira i dadi: il tuo programma è rimandato al prossimo turno. Sei e tre nove, torna alla casella dodici. Non ho chiesto nulla, è la Dire che mi ha più volte garantito che mi riassumono. Spiacenti: mentre eri fermo un turno un altro giocatore ha occupato la casella dove dovevi andare tu. Torna alla partenza. Inspira, respira, stai calmo. Una nuova vita si apre. Bruxelles. Inspira, respira. Conta fino a dieci. Uno, due, tre... butta fuori l'aria e continua. Quattro, cinque, sei... Inspira, respira, stai calmo. Continua a pensare alle cose belle. Gli amici che ti vogliono bene... Non ci sono, sono lontani. Inspira, respira. Pensa alle cose belle. La signorina S.... Fa male, ma fa parte del gioco, e nei giochi si può anche perdere. Non fa niente, andrà meglio la prossima volta. Inspira, respira, stai calmo. Mi iscrivo a francese, studio una lingua. Niente da fare. Eurogruppo lunedì: stai fermo un turno. Ecofin mercoledì: salti un'altra lezione. D'accordo, la settimana prossima andrà bene, non ci sono impegni. Contrordine: c'è l'influenza, perdi le lezioni di lunedì e mercoledì. Stai fermo due turni. Inspira, respira, stai calmo. E' inutile ripensare a queste cose. Questo è il passato. Pensa alle cose belle. La signorina F.... Casella 58, “lo scheletro”: paga dazio e torna al punto di partenza. Inspira, respira, stai calmo. Fa parte del gioco, ma anche questo è il passato. Pensa alle cose belle. Sì, vado a trovare Lucilla e Petr a Praga: è tanto che non ci vediamo. Spiacenti: non ci sono voli low-cost da Bruxelles. Sei e tre nove, torna alla casella dodici: anche questo progetto salta. Controllati, ridi. No, piango. Ma non posso: ho finito anche i fazzoletti e non ho di che asciugarmi le lacrime. Li ho consumati con questo raffreddore. Non si può nemmeno piangere... Inspira, respira, stai calmo. Conta fino a dieci, controllati. Uno, due, tre, quattro...
Internet ha ripreso a funzionare. Troppo tardi. Il pezzo oggi non me lo pubblicano. Forse domani. Stai fermo un altro turno. Inspira, respira e pensa alle cose belle. Visto che è tornata la connessione spedisco una mail ai miei amici lontani. Niente da fare: la connessione è troppo lenta e il server non ce la fa. Rimandare a lunedì. Rimandare. Rimandare. Stai fermo un turno, torna alla casella dodici, paga dazio e ricomincia da capo. Tira di nuovo i dadi. Inspira, respira, stai calmo. La vita è bella, la vita è meravigliosa. Ripetilo: la vita è bella, la vita è meravigliosa. Ma allora... perchè non c'è una cosa che vada per il verso giusto? Inspira, respira, stai calmo. Trattiene le lacrime, ridi. Perchè? Adesso i fazzoletti ce li ho.

Thursday, 1 November 2012

Il "compagno" Van Rompuy

In Vietnam per visite ufficiali e missioni commerciali il presidente del Consiglio Ue cita Ho Chi Min per rilanciare l'Europa.

Herman Van Rompuy
di Emiliano Biaggio

«Come disse il presidente Ho Chi Min, “la tempesta è un buona occasione per il pino e il cipresso di dimostrare la loro forza e la loro stabilità”». Herman Van Rompuy versione viet-cong nella patria del leader rosso che vinse la sporca guerra combattuta dagli Stati Uniti in Asia. Ad Hanoi per rilanciare il dialogo tra Ue e Vietnam, il presidente del Consiglio europeo cerca – e trova – i consensi della classe dirigente e dell'opinione pubblica di casa, e si affida al padre del Vietnam moderno - Ho Chi Min, appunto - per rinnovare la fiducia e la credibilità dell'Europa. In ballo ci sono interessi economici altissimi: col sudest asiatico l'Ue ha scambi commerciali per centinaia di miliardi di euro, e dare fiducia al proprio interlocutore è quantomai doveroso, soprattutto con un Vietnam in continua espansione e un'Ue in continuo affanno. «Il livello di interdipendenza tra le economie di Europa e Asia, incluso il Vietnam, è tale che anche per voi è di cruciale importanza che stiamo iniziando a superare la situazione di crisi», ha scandito Van Rompuy, in terra d'Oriente in cerca di affari. «Cerchiamo un mutuo beneficio nell'accordo di libero scambio tra Ue e Vietnam, che significherà più crescita e più occupazione per entrambe le parti». Perchè «prosperità e commercio procedono di pari passo». Per dare vigore al proprio messaggio e alla propria missione, Van Rompuy ha quindi ricordato l'importanza di relazioni amicali ritornando a quel passato che ancora brucia nella storia recente del paese asiatico: la guerra del Vietnam combattuta contro l'occidente del benessere, a cui il presidente del Consiglio europeo ha fatto un implicito riferimento. «In queste parti d'Asia molte guerre tra stati sono state combattute, prima che lo spirito di cooperazione avesse la meglio». Un invito ad andare avanti con le relazioni già esistenti, e magari – questo l'auspico del “compagno” Van Rompuy – ad accrescerle. L'università nazionale di Hanoi intanto ha conferito a Van Rompuy una laurea honoris causa in scienze: a Bruxelles si guarda a questo riconoscimento come un buon auspicio per l'avvenire.