Tuesday, 12 February 2013

FACT SHEET / Il nucleare della Corea del Nord

Tre reattori, forse due siti di riprocessamento dell'uranio, un sito di sperimentazione: questo e altro nel programma nucleare della Corea del Nord. Ecco la mappa della Corea atomica.

fonte mappa: Limes

Nuovo test nucleare, è allarme Corea del Nord

Bomba da diversi chilotoni. La diplomazia mondiale al lavoro per studiare le contromisure dopo l'annuncio del nuovo esperimento sotterraneo.

Kim Jong-un
di Emiliano Biaggio

La Corea del Nord continua nella sua corsa agli armamenti atomici. Il regime di Kim Jong-un ha effettuato il terzo test nucleare sotterraneo, portato a termine «con successo e in maniera sicura», come riferito dallo stesso governo di Pyongyang. Un annuncio che torna a far crescere la tensione nella regione e nel mondo. Per la prima volta nella storia la Cina, paese da sempre alleato della Corea del Nord, ha convocato l'ambasciatore del paese confinante per condannare la politica nucleare della giunta militare nordcoreana e il test sottorraneo, condotto in prossimità delle frontiera cinese. Un esperimento che ha provocato un sisma di magnitudo di cinque gradi e che lascia supporre che la Corea del nord abbia testato un ordigno di diversi chilotoni. Il governo di Pyongyang sostiene si tratti di esperimenti per arsenale di natura difensiva. «Questo test nucleare è un’ulteriore e sfacciata sfida al regime di non proliferazione globale e una grave minaccia sia per una pace duratura nella penisola coreana e che per la sicurezza regionale e internazionale», la reazione dell'Europa affidata all’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton. Di «atto irresponsabile» parla invece la Nato, mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha convocato d’urgenza un incontro per delle «consultazioni informali», ma sono previste reazioni al test nordcoreano. Si cerca di capire come arginare la minaccia del paese. Pyongyang l'aveva promesso, e ora quella promessa la sta mantenendo: nuove sanzioni erano state comminate a carico del paese dopo il lancio in orbita del satellite per usi civili condotto con missili a lungo raggio, e la Corea del Nord aveva promesso immediate risposte a tali sanzioni. «I satelliti e i missili a lunga gittata che noi continueremo a lanciare e i test nucleari di alto livello che faremo sono rivolti al nostro nemico giurato, gli Stati Uniti», aveva annunciato la Commissione di difesa nazionale nordcoreana. «La disputa con gli Stati Uniti si risolve con la forza, non con le parole».

Monday, 11 February 2013

Il Papa abdica: «Sono troppo vecchio»

Il capo dello Stato della Chiesa lascerà il ruolo di pontefice a fine mese. Bertone e Bagnasco in lizza per la successione.

Benedetto XVI
di Emiliano Biaggio

Il Papa abdica, come non accadeva da sei secoli. Benedetto XVI ha annunciato di lasciare la carica di pontefice, tra l'incredulità di fedeli e lo stupore dell'intera comunità internazionale. Tranquilli, di Papa se ne fa sempre un altro. Certo, la decisione ha preso un po' alla sprovvista, ma Joseph Ratzinger, ottantacinque anni, va in pensione. Succede anche questo, in Vaticano. Scelta per certi aspetti rivoluzionaria, come sottolineato in Europa dal presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy. «Esprimo profondo rispetto per la decisione di Papa Benedetto XVI, tanto più in quanto non è in linea con la tradizione», il commento, uno dei tanti di giornata. Strano per la Chiesa rompere con le tradizioni. Ma si vede che l'uomo non era più grado di sopportare lo spirito (santo). «Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino». Così Benedetto XVI ha spiegato la sua decisione, irrevocabile. Il diritto canonico stabilisce infatti che «nel caso in cui il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti». Il 28 febbraio, dunque, finirà il pontificato di Benedetto XVI, noto in Italia come "il pastore tedesco". Tra i suoi successori l'attuale segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone, e il presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco. Candidatura di peso anche quella dell'arcivescovo di Milano, Angelo Scola.
Il mondo si chiede se Benedetto XVI, al pari del suo predecessore Giovanni Paolo II, sia malato. Probabilmente a dettare la scelta di Ratzinger anche la silenziosa lotta interna alla Santa sede, mai sopita dopo lo scandalo "vaticanleaks". Colpisce, comunque, il tempismo dell'annuncio del pontefice: arriva nel bel mezzo di una campagna elettorale italiana chiamata a eleggere il nuovo parlamento, che dovrà a sua volta nominare il nuovo esecutivo. I paragoni vengono da sè: il messaggio e l'esempio di Papa Ratzinger sono "mi dimetto perchè troppo vecchio". Un suggerimento davvero niente male, per un certo candidato premier...

FACT SCHEET/ EU ordinary legislative procedure


Saturday, 9 February 2013

FACT SHEET/ La procedura legislativa comunitaria

Prima lettura


La (1) Commissione presenta un testo legislativo contemporaneamente al (2) Parlamento e al (3) Consiglio.
Il Parlamento adotta (4) la sua posizione e la sottopone al Consiglio
Se il Consiglio è d'accordo con i risultati della prima lettura al Parlamento, (5) il testo legislativo è adottato.
Se il Consiglio non è d'accordo con i risultati della prima lettura al Parlamento, (5) il testo si procede alla discussione in seconda lettura.

                                             Seconda lettura 


Il (1) Consiglio non approva la posizione del Parlamento in prima lettura e stabilisce la sua (2) posizione.
(3) Il Parlamento dispone di tre mesi (può essere richiesta una proroga a quattro mesi) per reagire. Se approva la posizione del Consiglio o non si pronuncia, il (4) testo legislativo adottato corrisponde alla posizione del Consiglio
Il Parlamento può presentare emendamenti alla posizione del Consiglio (fatte salve alcune limitazioni). In tal caso:
--- il (5) Consiglio, entro tre mesi (può essere richiesta una proroga a quattro mesi) li approva e il (6) testo legislativo è adottato.
--- il Consiglio li respinge: viene convocato il comitato di conciliazione (27 membri del Parlamento e 27 membri del Consiglio), incaricato di individuare un compromesso tra le posizioni divergenti.
Il Parlamento può invece respingere la posizione del Consiglio alla maggioranza assoluta dei suoi membri: in tal caso il testo legislativo è respinto.

Conciliazione e terza lettura


Se viene rimesso tutto al (1) comitato di conciliazione, questo adotta un (2) "progetto comune" basato sulla posizione del Consiglio e sugli emendamenti presentati dal Parlamento in seconda lettura.
Se il Consiglio e il (3) Parlamento approvano il "progetto comune", (4) l'atto legislativo è adottato.
Se il comitato di conciliazione non riesce a elaborare un progetto comune oppure se il Parlamento o il Consiglio non lo approvano, (5) l'atto si considera non adottato.

Thursday, 7 February 2013

Il Parlamento Ue in streaming, ma non per tutti

Il servizio tv web visibile solo per chi ha lavora con sistema operativo Microsoft. Un problema per ora non risolvibile.

di Renato Giannetti (per eunews.it)

Non hai un sistema operativo Microsoft sul tuo portatile? E allora non puoi seguire l’attività del Parlamento europeo. Proprio così: il canale multimediale del Parlamento europeo pensato per seguire in diretta streaming i lavori delle commissioni e della plenaria è fruibile solo per coloro che hanno installato sul proprio laptop Windows. Contratto in esclusiva sottoscritto con Bill Gates, patron di Microsoft, o disguido comunitario? La risposta è la seconda, per la gioia di quanti possiedono un computer Apple o abbiano installato un sistema operativo Linux. Per questi software, la ricezione del segnale video e audio non è possibile, in quanto il formato audio-video del “Ep Tv” – Windows Media Video (Wmv) – è compatibile solo con i computer che lavorano con pacchetto Microsoft. Il problema ha investito più addetti ai lavori, che hanno contattato i responsabili del Parlamento europeo per segnalare – e lamentare – l’impossibilità di poter lavorare per scelte di software. Ma la risposta che il webmaster del Parlamento europeo offre sempre è che effettivamente il problema esiste ma al momento non è possibile far niente. “Il formato video per la trasmissione in diretta e delle registrazioni è il Wmv, per cui altri sistemi operativi (come ad esempio Mac e Linux) non riescono a leggere questo formato correttamente”, ammette il webmaster. Il problema, riconosce sempre il responsabile web del Parlamento Ue, è che “al momento non possiamo offrire nessun’altra alternativa, ma questa è una delle nostre priorità”. Il Parlamento è infatti “al lavoro per offrire altri formati video e garantire una maggiore compatibilità” con agli altri software attraverso l’utilizzo di video mpeg-4. Intanto, però, seguire i lavori del Parlamento per molti resta impossibile.

Saturday, 2 February 2013

C'era una volta Zemanladia

Se ne va un'altra volta Zdenek Zeman, il profeta errante di un calcio che non c'è più. Lascia la guida della Roma, la "sua Roma, quella tanto voluta, che tanto l'ha acclamato e che - causa risultati e gioco deficitari - alla fine ne ha chiesto e ottenuto la testa. Le colpe ricadono sempre sull'allenatore, si sa. Ma l'allenatore è pur sempre lo specchio di una società, e nel caso specifico Zeman paga probabilmente anche responsabilità non sue. Ma questa è un'altra storia, che qualcouno più bravo magari un giorno racconterà. Oggi salutiamo un guerriero sconfitto, un eroe solitario e ombroso, a tratti malinconico, ma mai incapace di rinnegare sè stesso, anche a rischio di sbagliare. Il pubblico non perdona, la folla non ama mai veramente il suo leader: lo adora solo quando fa comodo. Ora Zeman è rinnegato, dopo essere stato rimpianto. Pazienza, il genere sarà anche umano ma non ha umanità. Dispiace che non sia stata data a quest'uomo di altri tempi l'ultima possibilità di rivincita: mancavano appena due partite a quella sfida contro la Juventus emblema di un calcio che non è più sport, compagine societaria che ha fatto di Zeman nemico giurato solo perchè l'uomo di boemia ha avuto il coraggio, lui soltanto, di denunciare pratiche poco consone all'agonismo e per nulla compatibili con la moralità. Non è mai stato un vincente, Zeman. Almeno, non nello sport. Trofei non ne ha mai fatti vincere, ma ha sempre regalato emozioni: cosa non da poco, in un mondo che non sa più emozionarsi ma solo caricarsi di rabbia e tensioni. Chi si aspettava squadre ai vertici non aveva capito niente. Ma chi si aspettava di poter vedere Zeman guidare la riscossa contro i rivali di sempre rimarrà certamente deluso. Una partita, di per sè, non vale niente. Nulla di più sbagliato, perchè nessuna partita è uguale alle altre. E questa verità Zeman l'ha appresa a sue spese. Ma se si riesce a farsi perdonare quattro derby persi in una stagione in una città come Roma, allora vuol dire che il frutto seminato ha germogliato: il calcio rimane calcio, dimensione sportiva, certo, ma soprattutto umana nel senso più genuino del termine. Umanamente parlando, allora, quanto sarebbe stato bello - bello perchè giusto - vedere un uomo prendersi una rivincita sportiva contro l'avversario di una vita? Questa possibilità gli è stata negata, attraverso un esonero per certi aspetti prevedeibile e comprensibile, ma comunque carico di malinconia. Un esonero che ancora una volta segna la sconfitta di un uomo - sempre lo stesso - di sani principi e giusti ideali. Ma in campo contano i punti, i gol, gli schemi: se sei onesto e bravo conta poco, e interessa ancora meno. Oggi più che mai, con il pallone in borsa. I cattivi di sempre lo saluteranno come colui che tanto parlò e poco ottenne: niente di più normale, la derisione e la dannazione sono il caro prezzo che pagano gli sconfitti. E alcune sconfitte fanno più male di altre. Addio o arrivederci? Arrivederci, ovviamente. A Zemanlandia.