Monday, 25 March 2013

bLOGBOOK


La longitudine rende tutto relativo, stagioni incluse. Il si entra in primavera, ma non in Belgio dove, al contrario, torna l'inverno. Per cui mentre ovunque ci celebra il ritorno delle belle stagioni, a Bruxelles tornano neve, gelo, temperature rigide. Tanto da indurre a domandarsi se siamo sicuri di essere in primavera, come ha fatto qualcuno scrivendo sulla neve ("Spring?", ovvero "Primavera?"). Ecco un mini-tour alla scoperta delle magie cartesiane.

LA PRIMAVERA A BRUXELLES

Sunday, 24 March 2013

FACT SHEET / Administrative and linguistic Belgium


Se il Belgio scompare, che ne sarà di Bruxelles?

La vogliono i valloni e la vogliono (ma un po' meno) i fiamminghi. Mentre i brussellesi sono pronti a reclamare la propria indipendenza.

di Emiliano Biaggio

In Belgio si continua a ragionare in termini di divisioni, spaccature, nuovi assetti. Il dibattito sulla separazione dei fiamminghi dai francofoni non si arresta, anzi, si riaccende. Oggetto del contendere Bruxelles, politicamente regione autonoma ma geograficamente all'interno dell'area di lingua olandese. Ognuno la rivendica per sè, e la questione di Bruxelles è forse quella che più anima il dibattito nel regno. Ma la risposta la danno gli abitanti e i residenti della regione di Bruxelles capitale: Bruxelles deve rimanere un'entità a sè. E' il risultato dell'ultimo sondaggio RTL-Ipsos-LeSoir. L'indagine mostra che quasi sette "bruxelloises" su dieci (68%) vorrebbero uno stato indipendente in caso di una separazione delle Fiandre dalla Vallonia. Il 26% approverebbe uno stato francofono attraverso l'inclusione di Bruxelles all'entita vallona, e appena un 6% si dice a favore di un'unione con i fiamminghi. In Vallonia sono di tutt'altra idea: in caso di scissione sei francofoni su dieci (61%) vorrebbero prendersi Bruxelles, e quasi nessuno (appena il 2% degli intervistati) immagina che l'attuale capitale federale possa finire in territorio fiammingo. Anche se c'è una minoranza importante (37%) a pensare che un'indipendenza di Bruxelles sarebbe davvero possibile in caso di smembramento del paese. Ancora una volta la differenza tra francofoni e nedeerlandofoni è totale: se in Vallonia sono sicuri che in caso di scissione Bruxelles finirà a far parte dell'area francofona, nelle Fiandre sono certi che in caso di indipendenza Bruxelles dovrà far parte dello stato fiammingo (anche se non sono proprio convintissimi: "solo" il 44% degli intervistati lo dice). Quale sia il destiono di Bruxelles in caso di fine del Belgio com'è conosciuto oggi lo dicono i fiamminghi residenti nella regione capitale: in caso di separazione il 42% di loro si dice pronto ad abbandonare Bruxelles. Bruxelles è contesa, ma tra i fiamminghi c'è che è anche disposto a farne a meno. Un modo di pensare coerente con quanti continuano a pensare di fare a meno del Belgio.

Saturday, 23 March 2013

Ocalan: «I curdi depongano le armi»

Appello dal carcere del leader del Pkk. Plauso dell'Ue

Abdullah Ocalan
di Emiliano Biaggio

«Facciamo tacere le armi, lasciamo parlare le idee. E' ora che le nostre forze armate si ritirino oltre i confini. Non è la fine, e l'inizio di una nuova era». Abdullah Ocalan, leader del movimento curdo, pronuncia parole storiche. I curdi rinuncino alla lotta armata e depongano le armi. Il leader del Pkk, il partito del lavoratori del Kurdistan, in carcere sull'isola-prigione di Imra dal 1999, invia un messaggio al suo popolo e un manifesto politico alla comunità internazionale. Una mossa attesa da tutti, dato che a dicembre lo stesso Ocalan ha avviato una trattativa di pace con il governo turco attraverso il capo dei servizi segreti del Mit, Hakan Fidan. Ocalan cambia la storia della lotta di un popolo, elevandone lo status da soggetto terroristico a interlocutore diplomatico. La lotta armata non ha prodotto risultati, se non repressione e isolamento internazionale. E allora Ocalan prova la carta del processo pacifico. «Una nuova era inizia oggi, la porta si apre per passare dalla lotta armata alla lotta democratica». La svolta curda determina subito il consenso della comunità internazionale. «L’Unione europea - commentano l'Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashoton, e il commissario Ue per l’Allargamento, Stefan Füle - dà il suo pieno sostegno a questo processo ed è pronta ad aiutare, anche attraverso gli strumenti di assistenza pre adesione». Per questo «diamo il benvenuto alla chiamata del Pkk a deporre le armi». Plaude anche il ministro degli Interni turco, Muammer Guler, anche se con riserva. «Il linguaggio usato è quello della pace». Ora il governo di Ankara attende «le conseguenze pratiche» dell'annuncio di Ocalan.
Il kurdistan è un terrotorio diviso tra Turchia, Siria, Iraq e Iran. Soltanto il kurdistan iracheno gode di effettiva autonomia, ma questo solo dopo l'intervento militare statunitense che ha rovesciato il regime di Saddam Hussein. Solo il conflitto turco-curdo ha prodotto 40.000 vittime in trent'anni.

Wednesday, 20 March 2013

AS Grifondoro, maggica giallo-rossa

Lo smalto giallo-rosso Grifondoro
Unghie magiche

Chi l'ha detto che il Grifondoro non è roba da donne? Da oggi la squadra di quidditich più popolare di Hogwarts sarà nel palmo delle loro mani, anzi sopra le loro dita. Grazie al particolare smalto giallo-rosso, le streghe acquisteranno ancora un po' più di magia con un solo tocco di classica ma originale femminilità. Pensato per le fan più accanite ma soprattutto per quelle che non vogliono tradire il proprio stile sobrio per un look eccessivamente sportivo, lo smalto Grifondoro è già diventato un prodotto ricercato. Trovarlo è facile, basta recarsi in tutti i Gryffindor store.

Non solo taglie

Negli Stati Uniti c'è chi ha monetizzato le "scollature". Un'operazione molto hollywoodiana.

Jennifer Love Hewitt
Incredibile ma vero: il seno di Jennifer Love Hewitt vale cinque milioni di dollari. Lo ha rilevato la stessa attrice a USA Today. «Queste cose qui - ha detto indicando i seni - sono state valutate cinque milioni di dollari. Me le vogliono assicurare per due milioni e mezzo ciascuna». Maschietti avvisati: attenti a quando ci metterete sopra le mani. E le donne? Nessun commento. Ci si aspettava qualche commento di sdegno, e invece niente. Certo, non tutte sono Jennifer Love Hewitt, ma dei seni sono sempre dei seni. Per l'uomo qualcosa di eccezionale, ma in natura un qualcosa di cui sono dotate tutte le donne del mondo. Cos'hanno di speciale quelle dell'attrice di Hollywood? USA Today ha sottolineato che ciò che mettono in risalto i decolleté di Jennifer Love Hewitt non ha ritocchi. E ci mancherebbe altro...

Monday, 18 March 2013

bLOGBOOK

Aria viziata da un forte odore di birra versata, lattine vuote gettate a terra. Qualche senza tetto dorme già nel grande androne di casa sua, di questa casa per una notte, di questa condizione di una vita. Un ubriaco ancora con ancora rimasugli di alcol nella mano si trascina parlando ai fantasmi della notte. Più avanti un uomo trova nel cestino dell'immondizia il suo gabinetto. Quando arriva il treno ancora sta soddisfacendo i suoi bisogni, e sale sulla vettura con il suo membro ancora in bella vista. Birra e urina impastano l'aria delle viscere di una città popolate da strane creature, alcune dimenticate da tutti, altre dimenticate da sè stesse, altre ancora perse chissà dove. Aria viziata dai resti di una cena lasciati sul pavimento già inaffiato dall'alcol, resti di pranzi improvvisati, stantio odore di fritto. Qualcuno non vede l'ora di scendere da questa carrozza, qualcun altro ci dorme nonostante tutto. La notte si percepisce da queste cosa, nelle profondità della terra nascoste alla luce. Angeli e demoni: sono loro che animano il sottosuolo, e che scandiscono l'alternarsi della luce e delle tenebre.
Aria pulita e fredda. Aria. Il mondo esterno conserva ancora gli odori. Ma sotto i portici violente zaffate di urina stordiscono i sensi. Che sia di cane o di uomo non fa differenza, a quest'ora siamo tutti randagi. Le strade e i vicoli rimbombano solo delle voci e delle grida degli ultimi presenti, di lattine gettate o prese a calci, di vetro infranto. Che sia vetro di bottiglie o vetrine conta poco: le regole del normale vivere non contano più dopo una certa ora. Un vecchio signore, uno dei pochi rimasti a parlare con lo spiccato accento bruxellese in una città dalle mille e una lingua, racconta la propria vita al primo passante che commette l'errore di ricambiargli il saluto. Poco distante una borsetta abbandonata per la strada con un mazzo di chiavi poco più in là disegnano una scena del crimine, mentre sirene della polizia che si allontanano segnalano la necessità di riprendere il controllo di una situazione sfuggita di mano. E' centro pieno, è il centro di tutto. Delle notti brave, delle serate senza fine, della vita mondana fatta di discoteca, sballo, donne, eccessi. E' l'altra faccia della medaglia, è l'altra città, quella non di euroburocrati o lobbisti, ma di sbandati e malaffaristi. E' ciò che pensi ma che non immagini, è ciò che sai ma che non ti aspetti. E' ciò che ti sveglia o ciò che ti addormenta. E' cio' che ti apre gli occhi se sei disposto a vedere, è ciò che te li chiude se vuoi sopravvivere.

«Indagare sui crimini commessi da Israele»

Linea dura del Tribunale Russel, che vuole portare alla sbarra lo Stato ebraico.

di Emiliano Biaggio 

Il Tribunale Russel chiede alla Corte penale internazionale di indagare sui crimini commessi dallo Stato di Israele contro i palestinesi. Dopo quattro anni di indagini l’organizzazione che si batte per i diritti umani, si è espressa in modo netto. La decisione è stata presa dalla giuria, composta dal cantante dei Pink Floyd, Roger Waters, dall'attivista statunitense per i diritti civili Angela Davis, dal Premio Nobel per la Pace Mairead Corrigan Maguire e dal pianista argentino Miguel-Angel Estrella. Il Tribunale Russell chiede il riconoscimento della giurisdizione palestinese e di organizzare una sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite contro l’Apartheid israeliana. Diverse le raccomandazioni avanzate alla comunità internazionale: ricostruire il Comitato speciale delle Nazioni Unite contro l’Apartheid, condurre ulteriori indagini, istituire un comitato internazionale di ex prigionieri politici per la campagna sul tema delle carcerati e infine ha chiesto alla società civile di intraprendere azioni volte a denunciare eventuali complicità nazionali, istituzionali o di aziende con i crimini di Israele.
  Il Tribunale Russell nacque nel 1967 per studiare la compatibilità con i principi del diritto internazionale della politica estera degli Stati Uniti e il loro intervento in Vietnam. L'organismo è stato istituito da Bertrand Russell, premio Nobel per la letteratura nel 1950, e presieduto da Jean-Paul Sartre. Nel corso del tempo ha visto la partecipazione di diversi intellettuali come Lelio Basso, Simone de Beauvoir, Julio Cortázar e Lázaro Cárdenas. «Se qualcuno pensa che quello che dice il Tribunale Russel sia sbagliato, allora vada in Palestina, nei campi profughi e giudichi di persona», sostiene Roger Waters. «Io l’ho fatto e ho visto coi miei occhi l’orrore di Apartheid israeliana».

Sunday, 17 March 2013

Calciatore fa il saluto romano, squalificato a vita

Condanna esemplare per il centrocampista dell'Aek Atene

Giorgos Katidis
di Emiliano Biaggio

Sul nazismo e l'olocausto non si scherza. Si parla di barbarie, crimini contro l'umanità, milioni di morti. Inconcepibile pensarlo, ingiustificabile difenderlo. Un messaggio chiaro e inequivocabile quello della federcalcio greca, che ha decretato «l'esclusione a vita da tutte le selezioni» per Giorgos Katidis, centrocampista dell'Aek Atene, reo di aver esultato al gol-partita con il Veria con il saluto nazista. Dopo aver realizzato la rete del 2-1 a pochi minuti dalla fine, Katidis si è tolto la maglia e ha proteso il braccio destro esponendo il saluto romano. Un'esultanza che ha indotto la federcalcio a una riunione straordinaria. L'organismo non ha avuto dubbi: servivano provvedimenti immediati e pene esemplari. Ecco allora la sentenza: Katidis «ha offeso profondamente tutte le vittime del Nazismo e ha violato i valori del calcio». Da qui l'esclusione a vita da tutte le selezioni. Decisione giusta e saggia. Ora però bisognerà continuare ad applicarla in tutti i casi analoghi che si potranno verificare in futuro (ma che ci auguriamo non si ripetano), perchè altrimenti si perde di credibilità. I vari Paolo Di Canio sparsi per il mondo, da oggi in poi, dovranno essere sanzionati nello stesso modo. In Italia non siamo stati capaci di prendere provvedimenti quando si verificò lo stesso episodio di cui si è reso protagonosta Katidis. Allora per Di Canio appena un turno di squalifica, segno dell'alto grado di tolleranza del nostro paese. Ma adesso in poi non ci sono più scuse. In Italia come altrove.

Anastasiades mette le mani in tasca ai ciprioti

Il governo del neo-eletto presidente paga la crisi attingendo ai soldi dei risparmiatori.

Nicos Anastasiades
di Emiliano Biaggio

Cipro mette le mani nelle tasche dei ciprioti. O meglio, sui loro conti correnti bancari. E' il prezzo della crisi, ed è conto salato e spiacevole. Il piano di salvataggio dell'isola prevede il contributo forzoso al risanamento come alternativa ai tagli di salari, pensioni e posti di lavoro. «Paragonata ad altre soluzioni è la meno costosa», sostiene il ministro delle Finanze cipriota, Michalis Sarris. Sarà, ma intanto si procederà a una tassazione speciale del 6,75% sui depositi inferiori a 100.000 euro e del 9,9% sui depositi con ammontare superiori. Si fa cassa così, prelevando dai correntisti. Quanto si prenderà lo stato? Circa 5,8 miliardi di euro. In cambio darà titoli di stato. Ma perchè la misura sia equa, è previsto anche un aumento dell'aliquota fiscale per le società: la tassa passa dal 10% al 12,5%. Le misure si sono rese necessarie per la crisi del sistema bancario cipriota - legato fortemente al sistema greco - e alla volontà dei paesi dell'Eurogruppo di concedere prestiti per 10 miliardi rispetto ai 17 di cui ha bisogno il governo di Nicosia. Quello che manca lo metteranno gli altri. Ancora una volta, dunque, a pagare per la crisi sono sempre i soliti noti. Ma almeno, sottolinea Sarris, «sono stati evitati tagli a salari e pensioni». Ci mancherebbe...