Saturday, 30 November 2013

Bruxelles, Basilica del Sacro cuore

Da due anni Emiliano Biaggio ha spostato la propria sede operativa in Belgio. E' stato deciso di dedicare delle testate tematiche per offrire una panoramica della città. Sul blog farà la comparsa una banda fotografica con immagini di Bruxelles, insieme all'immagine da cui è stata ricavata con la spiegazione, per quella che si prepone di essere una piccola guida di Bruxelles.

11. Basilica del Sacro cuore

La Basilica del Sacro cuore (Koekelberg, dal nome di uno dei 19 comuni di Bruxelles su cui sorge) risale al 1880. Quell'anno segnava i cinquant'anni di indipendenza del regno del Belgio, e il re Leopoldo II per l'occasione pensò di fare della zona di Koekelberg un quartiere reale. Ispirandosi al quartiere parigino della Sorbona pensò di erigere un Pantheon, ma non venne sostenuto in questo progetto e allora propose di costruire un "santuario nazionale". Affascinato da Parigi, Leopoldo II di Belgio voleva che la chiesa che sarebbe sorta a Bruxelles potesse reggere il confronto con la basilica del Sacro cuore di Montmartre, e che fosse situata al centro di un insieme di arterie tra cui un viale che potesse ricordare gli Champs-Élysées parigini. Dopo vent'anni di progettazioni, nel 1905 Leopold II pose la prima pietra. L'architetto Pierre Langerock (1859-1923) aveva definito un progetto neo-gotico, che però non venne mai realizzato: l'esaurimento delle risorse per la realizzazione dell'opera dovuta alla guerra e il cambio di gusto architetturale che si generò nell'arco del decennio, impedì la costruzione dell'opera ideata da Langerock. Si preferì il progetto "art-deco" dell'architetto Albert Van Huffel (1877-1935). I lavori iniziarono nel 1919 e terminarono solo nel 1969, anche se ancor prima della chisura dei cantieri - nel 1952 - papa Pio XII accordò alla nuova chiesa il titolo di "basilica minore". Durante la costruzione Van Huffel morì, e l'opera venne portata avanti e completata dall'ingegnere Paul Rome (1896-1989). Con i suoi 90 metri di altezza, 167 metri di lunghezza esterna e un diametro di 33 metri, oggi la Basilica è la quinta più grande chiesa al mondo. L'edificio ha inoltre un transetto (o navata trasversale) di 107 metri e la volta alta 29 metri, mentre le torri - che ospitano in totale cinque campane - si slanciano verso l'alto per 65 metri. Grazie ad ascensori è possibile raggiungere la cima della Basilica, da cui si gode di una vista panoramica dell'intera città. Volgendo lo sguardo dalla parte che si affaccia sulle due torri si vedrà il viale che Leopoldo II voleva per far concorrenza agli Champs-Élysées. La vista prospettiva, racchiusa tra le due torri, porta verso il centro, con la cupola del palazzo di Giustizia al termine del punto visivo. Da qui la Basilica si affaccia sul parco Elisabeth, voluto dal re proprio all'interno del progetto per la Basilica. Ventuno ettari di prati, alberi, aree gioco, per uno dei principali punti suggestivi e attrativi della città.

ABBIAMO GIA' SCRITTO NELLA SEZIONE "BRUXELLES":

1 Palazzo reale | 2 Atomium | 3 Mont-des-arts | 4 Il parco del Cinquantenario | 5 La Grand place | 6 Il municipio | 7 Gli stagni di Ixelles | 8 Place Flagey | 9 Il parco di Bruxelles | 10 La Bande dessinée |

Thursday, 28 November 2013

Ashton: «Ue preoccupata per tensioni nel mar cinese orientale»

La Cina ha invaso lo spazio aereo giapponese sopra le isole Senkaku istituendo una “zona di identificazione per la difesa aerea”. Conteso per ragioni storiche ed economiche, l’arcipelago appartiene al Giappone in base ad un accordo con gli Stati Uniti

Il presidente cinese, Xi Jinping
di Renato Giannetti (per eunews)

L’Unione europea guarda con “preoccupazione” gli ultimi sviluppi in estremo oriente, dopo la decisione della Cina di stabilire una “zona di identificazione per la difesa aerea” nel mar cinese orientale, zona che si sovrappone parzialmente allo spazio aereo giapponese intorno all’arcipelago delle isole Senkaku. L’annuncio cinese è arrivato due giorni fa, e l’Unione europea ha atteso di capire come si potesse evolvere la situazione. Le cose, a due giorni dall’annuncio della creazione della zona di identificazione per la difesa aerea, sembrano mettersi male. Per stessa ammissione di Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, “l’Unione europea è preoccupata dalla decisione presa dalla Cina sulla zona di identificazione sul mar cinese orientale”. A inquietare Bruxelles “gli annunci del ministero della Difesa cinese di ‘misure di difesa d’emergenza’ in caso di mancato rispetto della zona” appena istituita da Pechino.
La situazione di oggi è frutto di rivendicazioni cinesi mai cessate sulle isole Senkaku. L’arcipelago attualmente appartiene al Giappone: fanno parte della prefettura di Okinawa e sono amministrate dalla municipalità di Ishikagi. Ma la questione delle isole Senkaku si intreccia con la storia di questo quadrante del mondo, in una delle più delicate eredità lasciate dai conflitti di fine Ottocento. Le isole in origine erano controllate da Taiwan, che nel 1683 la Cina imperiale annesse al proprio impero. La guerra sino-giapponese del 1894-1895 determinò il passaggio di Taiwan e delle isole Senkaku al Giappone, dando inizio alle rivendicazioni che si protraggono ancora oggi. (leggi tutto)

Wednesday, 27 November 2013

«Cancellare la povertà costa 7 miliardi l'anno»

Giovannini: in Italia occorrono 1,5 miliardi solo per ridurre del 50% l'indigenza di chi si trova in assoluta miseria.

Enrico Giovannini
di Emiliano Biaggio

La crisi ha un costo, e ormai sempre più elevato. In Italia sono cinque milioni i poveri, secondo l'Istat. Il numero, rileva l'istituto di statistica, è raddoppiato dal 2007 al 2012. Cosa vuol dire lo spiega il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. «Per azzerare la povertà in Italia abbiamo bisogno di sei-sette miliardi di euro l'anno, una cifra molto consistente». E che, lascia intendere, il paese in questo momento non può coprire. «Per portare i poveri al 50% della soglia di povertà di miliardi ne abbiamo bisogno di 1,5 all'anno», evidenzia Giovannini in occasione alla 3° Convention europea contro la povertà e l'esclusione sociale. Ridurre il livello di indigenza costa meno, e per questo al momento la strada più percorribile. Anche perchè «senza una ripresa economica forte, consistente e persistente, e senza un riassorbimento della disoccupazione, la povertà non potrà essere alleviate solo con strumenti di trasferimento monetario». Per questa ragione, aggiunge Giovannini, «questo governo ha inserito nella legge di stabilità misure per stimolare la crescita e l'occupazione». Quello che l'Italia può fare il paese è poco, data la situazione. «Dobbiamo dare speranza». Poi dopo tutto il resto.

Italiani addio, nel 2011 persi oltre 8.000

Lo rivela lo studio Eurostat. In 7.500 hanno preso la cittadinanza di un altro paese dell'Ue

di Renato Giannetti (per eunews)

Gli italiani fuggono dall'Italia. Sono almento 7.500 i nostri connazionali che nel 2011 hanno chiesto e ottenuto un'altra cittadinanza di un paese membro dell'Ue. E a questi si aggiungono quanti hanno acquisito la cittadinanza di un paese terzo. E' quanto emerge dal sondaggio sulla concessione di cittadinanza diffuso oggi da Eurostat. Lo studio, riferito al solo 2011, mostra come l'Italia sia il terzo paese di Ue per numero di cittadini che hanno cambiato passaporto (davanti a noi solo Romania e Polonia, con, rispettivamente, 26.000 e 11.000 cambi di nazionalità). Il grosso dei 7.500 italiani che ha commutato la propria cittadinanza ha optato per il passaporto belga (3.695 nuovi cittadini). A questi si aggiungono la richiesta – con annessa concessione – di cittadinanza lussemburghese (425) e slovena (207). Per altri 3.173 ormai ex connazionali è stata concessa un'altra nazionalità di un altro paese membro dell'Ue. Ai 7.500 italiani che hanno 'rinnegato' la propria cittadinanza per una nuova all'interno dell'Ue, si aggiungono poi quelli che hanno ottenuto la cittadinanza dei paesi terzi: ben cinque in Liechtenstein e 4.032 in Svizzera, per un totale di 8.364 cittadini perduti. Di questi, ben 4.462 hanno ottenuto la nazionalità in paesi con regime fiscale agevolato (Liechtenstein, Lussemburgo e Svizzera).
Per italiani che vanno, altri ne arrivano. Nel 2011 il nostro paese ha concesso 56.200 nazionalità (-15% rispetto al 2010). I maggiori beneficiari sono stati richiedenti marocchini (19,1% delle concessioni totali), seguiti da richiedenti provenienti dall'Albania (14,4%), Romania (7%) ed Egitto (4,2%).

Da giorni non si parla di altro: dalla Gran Bretagna alla Slovacchia, dalla Svezia a Malta, non si può fare a meno di guardare questa immagine, realizzata da Reuters e rimbalzata su tutte le testate europee. E' la deputata europea Licia Ronzulli, che da quando è diventata mamma non fa perdere una seduta alla piccola Vittoria, tanto che madre e figlia sono diventate l'attrazione di tutti. Per molti un fatto tenero e simpatico, per le malelingue - che non mancano mai - la presenza di Vittoria è per poter parlare di mamma Licia. Cattivi.

Saturday, 23 November 2013

bLOGBOOK

Visita in rima (omaggio a Mario Lodi)

Ho un problema agli occhi. Tipo che sono miope. No, no. Non è quello. Cioè, quello sì che è un problema, ma quando inizi a non vedere più bene a sei anni la miopia diventa la tua compagna di vita. Potendo scegliere sarebbe meglio avere una ragazza come compagna di vita, ma non è che le ragazze non spariscano. Possono andar via esattamente come la vista. Non ricordo più: ho un problema di vita o di vista? Non vorrei prendere una svista. Quel che serve è un oculista, uno bravo, uno specialista! E' proprio da lui che vado per cercare di curare il mio mal di vista. Lui o lei, che sia uomo o donna dir non saprei! Non sono italiano e non sono belga, non mi faccio curare da medici italiani ma non faccio parte del sistema sanitario nazionale belga, quindi ogni volta che ho bisogno di un medico vado. E chiunque sia ben venga! Il bello di non avere medici è che puoi fare ogni volta una fila diversa, se proprio ci vedete qualcosa di bello. E soprattutto se vedete. Dicevo: ho un problema agli occhi. Sono rossi, tanto per cominciare. In realtà sono castani, ma non intendevo il colore dell'iride. Intendevo dire che sono arrossati. Che è ben diverso da arrossiti. Arrossati fa rima con "infiammati", arrossiti con "ma perchè non l'inviti?". E poi non lacrimano. Sarà che sono una persona felice? Bene. Non c'è cura per gli inguaribili ottimisti, c'è solo la realtà a renderli tristi. Tristi per via  dell'inutilità dell'ottimismo, sepolto tra noia e menefreghismo. Ma il problema non è questo: ho un problema agli occhi, soprattutto all'occhio destro. Lo dico in segreteria, che ogni paziente manda via. "Si sieda lì e attenda il suo turno, verrà chiamato in orario diurno". "Ci vorrà molto", domanda il paziente. "Chi lo può dire?", del dottor risponde l'assistente. "Non c'è un tempo chiaro per guarire". Fuor di filastrocca vuol dire che devo aspettare, e se mi tocca non ho altro da fare. Nel senso che non so come ingannare l'attesa, che dopo un po' in effetti pesa. Cioè, non voglio fare scherzi a nessuno, e intendiamoci: non voglio ammazzare il tempo, non sono così cattivo. Ma devo aspettare, per di più il dottor Godaux, che si scrive Godaux ma si legge Godò. Sto aspettando Godot! Speriamo bene. Attendo leggendo riviste di grande interesse: per chi ha problemi di vista sono l'ideale per rifarsi gli occhi. Sarà una forse una terapia? Tanto pia non mi pare, ma sarà che vedo male. Il dottore, invece, commette uno sbaglio: mi crede donna, ma prende un abbagglio. "E' che il suo finisce per E, e in francese i nomi che finiscono per E sono femminili", si giustifica il dottore. "Non fa niente, lo capisco. Al pensiero del francese inorridisco", è quel penso ma non dico. Come faccia a piacere non capisco. "Dottore, dottore, non sono qui per il mio nome, ma perchè ai miei occhi ho dolore". Di tante e mille imprese, la più dura è in francese: provate voi a raccontare quel che avete da curare, e a farlo senza difficoltà nella lingua di questi qua. Non che in inglese la cosa cambi: non è che tutti i giorni si parli di malattie e sinotomi. Ho un problema agli occhi e non solo, ora che ci penso: spiegare tutto, per filo e per segno, in una lingue che detesto, che a malapena conosco, e che in genere non capisco. Ma col dottor Godaux non ho problemi, a parte il ritardo: venti minuti in più del previsto mi ha fatto aspettare prima ch'io fossi visto. Ma se buon sangue mente, buon nome fa egualmente. Alla fine tutto risolto, è un problema da poco. Meno male, dato che per poco ho pagato 60 euro. E solo per la visita. Fa niente: "La salute è una sola", ti ricordano sempre tutti. Meno male. Con quello che costa...

Bruxelles: une petite considération sur les images de Jacques Brel

Emiliano Biaggio

Bruxelles a connu des grands changements dus aux transformations arrivées à la fin de la deuxième guerre mondiale et surtout avec la constitution de l'Union européenne. Aujourd'hui la ville n'est plus seulement la capitale de la Belgique, mais est aussi la capitale de l'Ue. Un si grand changement n'est pas seulement politique, mais il est surtout culturel. L'Union européenne en fait a apporté à Bruxelles quelques milliers de personnes en provenance de toute l'Europe: fonctionnaires, diplomates, journalistes, etc. Il a été estimé qui il y a environ 30.000 personnes seulement pour la categorie des lobbystes. Bruxelles a dû se transformer pour pouvoir répondre aux nouvelles exigences, en connaissant une révolution habitative (par exemple le quartier européen a été réalisé à partir de la deuxieme moitié des années cinquante en replaçant le quartier résidentiel déjà existent), une révolution urbaine (avec l'expansion de la ville il y a eu la nécessité de développer le systeme de transport publique), une révolution culturelle (la villè est devenue multiculturelle et les moyens de vivre sont changé radicalment). Pour avoir une idée du changement de Bruxelles on peut faire la comparaison entre la Bruxelles de nos jours et la Bruxelles décrit par Jacques Brel avec sa chanson dédiée à la capitale du royaume belge.
   Jacques Brel (Schaerbeek, 8 avril 1929 – Bobigny, 9 octobre 1978) a été un auteur, compositeur, interprète et acteur belge, même s'il à passé une grande partie de sa vie en France. Ses chansons ont étes interprétées par des artistes comme Barbara, Dalida et Serge Lama. En 1962 Jacques Brel réalise l'album “Les Bourgeois”, qui contient la chanson “Bruxelles”. Il s'agit d'un portrait du passé de la ville, un souvenir de l'identité bruxelloise perdue. Quand Brel présente au grand public “Le Bourgeois” l'Union européenne est encore une idée: elle s'appelle Communauté économique européenne (Cee), et est formée par sis pays seulement. Brel nous donne l'image de la modernité à travers les descriptions de “Bruxelles qui bruxellait” – pour citer ce que lui même a écrit – entre la fin du XIX siècle et le début du XX siécle. On peut mieux le comprendre en étudiant le texte:

C’était au temps où Bruxelles rêvait
C’était au temps du cinéma muet
C’était au temps où Bruxelles chantait
C’était au temps où Bruxelles bruxellait
Place de Brouckère on voyait des vitrines
Avec des hommes des femmes en crinoline (1)
Place de Brouckère on voyait l’omnibus (2)
Avec des femmes des messieurs en gibus (3)
Et sur l’impériale (4)
Le cœur dans les étoiles
Il y avait mon grand-père
Il y avait ma grand-mère
Il était militaire
Elle était fonctionnaire
Il pensait pas elle pensait rien
Et on voudrait que je sois malin
C’était au temps où Bruxelles chantait
C’était au temps du cinéma muet
C’était au temps où Bruxelles rêvait
C’était au temps où Bruxelles bruxellait
Sur les pavés de la place Sainte-Catherine
Dansaient les hommes les femmes en crinoline
Sur les pavés dansaient les omnibus
Avec des femmes des messieurs en gibus
Et sur l’impériale
Le cœur dans les étoiles
Il y avait mon grand-père
Il y avait ma grand-mère
Il avait su y faire
Elle l’avait laissé faire
Ils l’avaient donc fait tous les deux
Et on voudrait que je sois sérieux
C’était au temps où Bruxelles rêvait
C’était au temps du cinéma muet
C’était au temps où Bruxelles dansait
C’était au temps où Bruxelles bruxellait
Sous les lampions de la place Sainte-Justine
Chantaient les hommes les femmes en crinoline
Sous les lampions dansaient les omnibus
Avec des femmes des messieurs en gibus
Et sur l’impériale
Le cœur dans les étoiles
Il y avait mon grand-père
Il y avait ma grand-mère
Il attendait la guerre
Elle attendait mon père
Ils étaient gais comme le canal
Et on voudrait que j’aie le moral
C’était au temps où Bruxelles rêvait
C’était au temps du cinéma muet
C’était au temps où Bruxelles chantait
C’était au temps où Bruxelles bruxellait.

Il n'est pas facile de comprendre ce que Brel voulait dire avec sa chanson: la ville décrite par l'artiste belge est en même temps réelle et fictionelle. Aux lieux qui existent Brel accôte des lieux qui n'existent pas (il n'y a pas et il n'y a jamais eu de place Sainte-Justine dans l'histoire de Bruxelles), ensemble à des informations vraies sur le passé Brel nous donne des informations fausses (l'impériale était un étage où l'on accédait par un escalier en colimaçon. Pour des raisons de pudeur, dans un temps très puritain, une femme ne pouvait prendre le risque de monter un escalier en précédant un homme. Donc, il est impossible d'avoir de grand-mère sur l'impériale). C'est comme si Brel avait voulù recréer des impressions et des atmosphères, pour nous faire souvenir que “c’était au temps où Bruxelles bruxellait”. La choix des temps au passé (c'était) semble le indiquer.
   On pourrait parler beaucoup de Bruxelles, car il y beaucoup d'histoires dans l'histoire de la ville et donc beaucoup à racconter. Peut-être que la comparaison entre la Bruxelles de nos jours et la Bruxelles décrite par Jacques Brel est seulement un point de départ.

(1) La crinoline était une armure de tissage utilisée par les femmes pendant le XIX siècle pour soutenir les jups.
(2) Les omnibus à impériale ont étés les premiers bus à deux étages. Ils marchaient merci à la présence de trois  chevaux. Introduits à Paris 1853, les derniers omnibus à chevaux circulèrent en janvier 1913.
(3) Le chapeau claque ou gibus est un haut-de-forme qui s'aplatit et se relève à l'aide de ressorts mécaniques. Il était à la mode pendant le XIX siècle.
(4) L'impériale est le deuxiem étage du omnibus (regarder note 2). Il pouvait être couvert ou pas.

Wednesday, 20 November 2013

Parlamento Ue, rivedere trattati per sede unica

Lo chiede l'Aula in una risoluzione non legislativa approvata ad ampia maggioranza. I socialisti francesi: «Un colpo di spada nell'acqua».

di Renato Giannetti (per eunews)

Il Parlamento europeo torna a chiedere la sede unica per la propria istituzione, approvando una risoluzione non legislativa in cui si chiede la revisione dei trattati. Con 483 voti a favore, 141 voti contrari e 34 astensioni, è stata approvato il testo per cui «il Parlamento europeo sarebbe più efficiente e rispettoso dell'ambiente se fosse situato in un unico luogo». Il tradizionale spostamento mensile da Bruxelles e Strasburgo, lamentano gli eurodeputati, «è divenuto una problematica negativa emblematica per la maggior parte dei cittadini dell'Unione europea, tale da nuocere alla reputazione dell'Ue, soprattutto in un momento in cui la crisi finanziaria si è tradotta in gravi e dolorosi tagli alla spesa negli Stati membri».
La risoluzione evidenzia che i costi annuali supplementari risultanti dalla dispersione geografica del Parlamento (tra Bruxelles, Lussemburgo e Strasburgo) oscillano tra i 156 e i 204 milioni di euro, includendo anche i costi aggiuntivi della sede di Strasburgo, che ammontano a 103 milioni. Come si afferma nel testo della risoluzione, «il costo totale delle tre sedi di lavoro rappresenta circa il 10 % del bilancio annuale». C'è poi la questione dell'impatto ambientale: le emissioni di CO2 dovute ai trasferimenti da e verso le tre sedi UE corrispondono rispettivamente a 11.000 e 19.000 tonnellate all'anno. L'Aula torna a fare pressione sugli stati membri, chiedendo di «avviare una procedura ordinaria di revisione dei trattati, per apportare le modifiche necessarie» per rispondere al problema. Un messaggio ai paesi membri, responsabili delle modifiche "costituzionali": è infatti il Consiglio Ue a determinare la riscrittura dei trattati, ma all'unanimità. Un problema, dato che la Francia si oppone a revisioni che comportino la sede di Strasburgo. La risoluzione chiede perciò all''Ufficio di presidenza del Parlamento di commissionare a Eurobarometro, o a un servizio simile di sondaggi professionale, di condurre entro l'1 gennaio 2014 un sondaggio fra i cittadini europei sulla possibilità di mantenere i tre luoghi di lavoro del Parlamento, con particolare riferimento ai costi finanziari, ambientali e di efficienza.
«Gli edifici di Strasburgo sono utilizzati per soli 42 giorni all’anno ma bisogna pagare costi di manutenzione per 365 giorni», lamenta Roberta Angelilli (Ncd/Ppe), vicepresidente del Parlamento europeo. «A questo bisogna aggiungere le ripercussioni in termini di inquinamento ambientale causato dallo spostamento di aerei, macchine e decine di tir per il trasferimento mensile di persone, strumentazione e documenti». Ma col voto di oggi «il Parlamento europeo ha detto basta a questi sprechi». Per Gerald Hafner (Verdi), corresponsabile della stesura della relazione, «la maggioranza schiacciante per questa relazione è un segnale per i governi». Ma il messaggio non è recepito dai principali destinatari, ovverosia i francese. «Siamo abituati a questi colpi di spada nell'acqua», il commento di Catherine Trautmann (S&D), capo delegazione del Partito socialista francese in Parlamento europeo. «La prerogativa di decidere sulla sede del Parlamento appartiene al Consiglio Ue, che vota all'unanimità».

Monday, 18 November 2013

Breviario

«E' una pessima abitudine, quandi si va altrove ad occuparsi di cose di propria competenza, parlare di altre questioni».
Emnna Bonino, ministro degli Esteri, rispondendo a una domanda di politica interna dopo un consiglio Affari esteri (Bruxelles, 18 novembre 2013)