Wednesday, 13 June 2012

Roma, finalmente la linea B1

Entra in funzione il tratto Bologna-Conca d'oro. La mobilità dell'Urbe cambia volto.

di Emiliano Biaggio

Finalmente Roma ha una nuova linea di metropolitana. O meglio, ha una rinnovata linea metro. Entra in funzione il primo tratto della linea B1, il prolungamento della linea B, che fino a oggi permetteva di viaggiare tra Rebibbia e Laurentina. Da oggi la linea si biforcherà alla stazione di piazza Bologna, da dove i treni potranno o proseguire verso Rebibbia oppure andare verso Conca d'oro, passando per le altre due stazioni di Sant'Agnese e Libia. Se tutto va bene per la fine del 2013 la linea sarà in servizio anche a Jonio, la quarta delle sette fermate previste in questo prolungamento pensato da Walter Veltroni. Piano piano la capitale rinnova la propria linea ferrata sotterranea, colmando parzialmente quel gap di trasporto pubblico che la separa da tutte le altre capitali europee. Perchè è vero che tutte le strade portano a Roma, ma solo quelle. La metropolitana no. Almeno, non ancora. Per questo l'apertura della nuovo tratto di linea B1 è per Roma e i romani una buona notizia. Anche perchè arriva con ben sei mesi di ritardo: l'entrata in funzione del tratto era previsto per fine 2011, ma ritardi e problemi tecnici non hanno permesso di rispettare il cronoprogramma.

Monday, 11 June 2012

Una breve intervista chapliniana

Dopo l'essenziale monologo finale, in Monsieur Verdoux vengono offerti gli ultimi spunti di riflessione con questo piccolo scambio di battute.

Verdoux, dovete ammetterlo: il delitto non rende.
No. Cioè, non quello al dettaglio.
Che vorreste dire?
Per avere successo in qualunque cosa bisogna essere organizzati
Non vorrete lasciare la vita con questa cinica affermazione?
Fare l’idealista in certi frangenti sarebbe esagerato, non le pare?
Che sono quelle teorie sul bene, il male e il tempo?
Ho inciampato su entrambe. Un napoletano avrebbe fatto dietro-front. Ah, paese felice…
La felicità non è fatta per i mortali
Chi può dirlo? Nessuno l’ha vista. Non si sa.
Datemi uno spunto che contenga una morale. Voi, il tragico campione di una vita di delitto…
Non mi pare di potermi considerare un campione in tempi come questi.
Beh, voi lo siete di certo in fatto di ammazzamenti.
Quelli erano affari.
Gli altri non gli affari in quel modo.
Eppure è quella la base di molti grossi affari: guerre, conflitti… Tutti affari. Un omicidio è delinquenza, un milione è eroismo. Il numero legalizza.

(da Monsieur Verdoux, di e con Charlie Chaplin, 1947)

bLOGBOOK

 Basta guardare le nuvole e si capisce subito che cosa sarà. Che tempo sarà. Sarà il tipico tempo belga, fatto di nubi e pioggia. E pure un po' di vento. Basta sporgersi dall'oblò dell'aereo per rendersi conto di essere tornati. Altrove le nubi che fende l'aereo sono bianche, di un bianco puro e immacolato, espressione di un cielo dove è piacevole stare, sia che ci si trovi sotto che in mezzo. In Belgio le nubi sono sempre grigrio scuro, a volta color delle notte, e non c'è bisogno di vedere le goccie d'acqua che solcano il finestrino dell'aereo nè di toccare terra per capire dove già si è e verso dove si sta andando. Per chi vive in certi posti da un certo tempo nulla dovrebbe essere motivo di sorpresa, al contrario tutto dovrebbe risultare piuttosto noto e normale, ma a certi scenari davvero non ci si abitua mai. E risulta ancor più difficile accettare determinate cose se paragonate al mondo circostante. Nel caso concreto, risulta difficile credere che in natura esista un alternarsi delle stagioni. Il Belgio è anti-ciclico, in questo. Il Belgio è, essenzialmente, il luogo non comune dove non c'è spazio per i luoghi comuni: in Belgio non solo non esistono più le mezze stagioni, ma non esistono neppure le stagioni intere, quelle vere e proprie. Un lungo autunno a volte dai tratti invernali segna un'unica dimensione dalla quale si entra e si esce solo varcando i confini nazionali. O forse basta solo addormentarsi: per certi aspetti Bruxelles è come un sogno. Per chi ama dormire lungo il tragitto aereo, il viaggio sembra portare da un mondo reale ad un altro onirico. Difficile dire quale sia l'uno e quale sia l'altro, eppure è così: si guardano le nuvole bianche, candide, immacolate, dalle sembianze di teneri batuffoli d'ovatta. Si resta qualche istante a contemplarle, quindi si chiudono gli occhi. E quando si riaprono le nuvole sono scure, minacciose, inquietanti, come cariche d'odio. Una volta a terra, basta guardare il cielo per capire che cosa sarà. E gli ombrelli che vengono presi da ogni singolo bagaglio sono lì a dimostrarlo. 

Friday, 8 June 2012

Dall'Europa alla Cina via Goteborg


Ai cinesi fa gola il più grande porto del nord Europa e viaggiano sempre più verso la Svezia. Così l'aeroporto di Landvetter diventa il punto di incontro di affari, interessi e nuovi scenari.

di Emiliano Biaggio

 E’ il secondo aeroporto di Svezia, ma mira a essere il primo della Scandinavia. La crescita del traffico aereo, i biglietti aerei comprati dai novergesi e soprattutto il flusso di cinesi sempre crescente, costringono per forze di cose Goteborg a ripensare le proprie strategie. La Svezia è un paese di nove milioni di abitanti, e cinque milioni di loro, ogni anno, si serve di Landvetter, il più grande dei due aeroporti cittadini (il secondo, il City airport di Goteborg, non è sulla terraferma ma sull’isola di Hisingen). L’importanza e le potenzialità di Goteborg sono tutti nei numeri: cinque milioni di passeggeri l’anno, dieci volte la popolazione urbana (nella città vivono cinquecentomila persone). «Il traffico è cresciuto sensibilmente», premette Jessica Waller, direttore per lo Sviluppo economico del comune di Harryda, dove sorge l’impianto di Landvetter. Parla alla platea di Genval (Bruxelles), riunita “Aeroporti come polo di sviluppo economico”, la due-giorni sugli aeroporti regionali organizzata da Sowaer- Società vallona degli aetoporti) e Arc- Conferenza aeroportuale delle regioni.
   «Ci sono norvegesi che si servono del nostro aeroporto, arrivando dal sud del loro paese», spiega Waller. E poi «è cresciuto notevolmente il numero dei passeggeri provenienti dall’Asia, soprattutto cinesi». Non è un caso. Il porto di Goteborg è il più grande del Nord Europa ed ha un accesso sia al fiume che al mare. Per Goteborg transitano merci e affari. La Cina fiuta il business nord-europeo, la Svezia – almeno a Landvetter – pensa al ritorno economico di una presenza cinese continua. Un’opportunità unica per lo scalo svedese, soprattutto in un momento non proprio felice per le compagnie scandinave: la danese Cimber Sterling Group ha da poco dichiarato bancarotta, mentre Sas Ab, la concorrente di Lufthansa in Scandinavia con base a Stoccolma, ha annunciato perdite per 108,2 milioni di dollari nel primo quadrimestre del 2012, un passivo superiore ad ogni aspettativa. Ma a Goteborg adesso si fondono e si confondono interessi economici e strategie commerciali. Ricerca di occasioni e voglia di fare affari, tutto questo passa per Goteborg. E forse da qui tutto questo ci partità anche.
   «Vogliamo un collegamento con la Cina», rivela Waller. «Pensiamo quantomeno a Pechino. I cinesi stanno diventando passeggeri sempre più di strategica importanza». Ma come collegare Goteborg al gigante asiatico? Non certo con le compagnie low-cost, che comunque sono molto attive (tra le altre, volano su e da Landavetter AirBerlin, Iceland Express e Onur Air). «E’ il mercato a decidere», si limita a rispondere la responsabile per lo Sviluppo economico del comune di Harryda. «E’ la domanda che crea l’offerta». E a proposito di offerta, l’aeroporto di Goteborg intende offrire un migliore collegamento con il resto del paese. «Stiamo progettando la realizzazione di una linea ferroviaria che ci consenta di collegare l’aeroporto non solo con Goteborg ma anche con Stoccolma». Per ora l’unico collegamento con il terminal è l’autostrada. In un paese con 9 milioni di persone e in una città con mezzo milione abitanti forse è un’opzione sostenibile, ma costruire una linea ferrata Landvetter-Goteborg che si ricollega alla linea Goteborg-Stoccolma è un’occasione per alimentare anche la domanda interna. E non solo. «Oggi gli aeroporti possono ricevere aiuti solo per i nodi intermodali», ricorda Waller. Il riferimento è alle leggi Ue in materia di aiuti di stato. La Svezia non è nell’Euro, ma fa comunque parte dell’Europa. Anche se guarda oltre, molto più a est.

La crisi arriva anche nei Balcani. Colpa dell’Ue

(fonte: eunews)

Lentamente, ma la crisi sta arrivando anche ai Balcani occidentali, e l’aspetto drammatico e’ che sta pesantemente accentuando la criticita’ sociale dell’area. Secondo un rapporto della Banca mondiale, presentato oggi a Bruxelles nella sede dell’European policy centre (Epc), dopo il 2.2% di crescita registrato nel 2011, Serbia, Albania, Montenegro, Kosovo, Macedonia e Bosnia nel 2012 subiranno un drástico rallentamentio all’1,1%. In pratica, la crisi dell’Unione europea sta penalizzando “l’attivita’ economica e deprimendo le entrate dei governi”, scrive il rapporto. C’e’ anche una buona notizia, il minuscolo settore finanziario dell’Area “e’ ancora relativamente ben messo, nonostante gli elevati livelli di rischio e la vulnerabilit’ a shock negativi, in particolare il rischio di contagio che potrebbe arrivare da sud se la crisi greca dovesse peggiorare”. Tutto sommato, come ha rilevato Rosa Balfour, Capo del programma Europa nel Mondo dell’Epc, i sei paesi “hanno comunque fino ad oggi mostrato una resistenza abbastanza buona al contagio dalla Grecia”. (leggi tutto)

Wednesday, 6 June 2012

L'Europa che non c'è

La Commissione Ue presenta le proposte di riforma del settore bancario che dovrebbero essere una risposta alla crisi. Vecchie di quindici anni.

Michel Barnier, responsabile per il mercato Ue
l'e-dittoreale
 
Ci si attendeva un strategia di contentimento del rischio e un piano anti-crisi, ci si aspettava uan nuova regolamentazione del sistema bancario tale da rendere gli istituti di credito più sicuri e più credibili, e invece la Commissione europea ha partorito una soluzione vecchia, tardiva e del tutto inutile. La direttiva contenente le proposte di modifica del settore, annunciata in pompa magna dai più importanti commissari dell'Unione, non è che la dimostrazione della risposte inadeguate e tardive di un'Ue incapace di leggere la situazione e di fornire le risposte che davvero servirebbero. Lo ammette, forse inavvertitamente, il commissario europeo per il mercato interno, quando nel presentare il pacchetto di riforme fa presente che «se avessimo adottato queste diposizioni dieci-quindici anni fa crisi come quelle in atto oggi non le avremmo avute». L'Europa risponde solo oggi a una crisi che nella migliore delle ipotesi risale solo a dieci anni, nella peggiore anche a molti di più. Che le misure proposte siano inutile si capisce dalla prontezza di riflessi dell'Europa: in quindici anni le situazioni cambiano, gli scenati mutano, le società si ridisegnano, i mercati si trasformano. Ne è consapevole Barnier quando dice che «i tempi della democrazia non sono i tempi dei mercati». Come egli stesso sa e riconosce «i tempi dei mercati sono più veloci di quelli della democrazia». La riflessione sorge spontanea, e la condivide col pubblico Barnier, a cui è affidato l'ingrato compito di spacciare per decisiva un'iniziativa priva di logica nè utilità. «Perchè questa proposta arriva ora? Perchè dovevamo farla». Ammissione implicita di forti difficoltà, prima ritenute impensabili oggi realtà ineludibile a cui si risponde in emergenza.
   Barnier cerca di far credere che tutto servirà per andare oltre la crisi. «Dobbiamo pensare al futuro», dice.«La proposta di direttiva di oggi non serve per affontare le crisi come quelle che adesso sta vivendo la Spagna, ma per evitare che crisi analoghe si ripetano». L'Europa non risolverà la crisi. Se ci si attendeva qualcosa di decisivo si è rimasti senza dubbio scontenti. Per non dire esterrefatti. A cosa servono queste misure proposte da Bruxelles? A niente. Per la cronaca, la commissione europea chiede alla banche di essere pronte al peggio: la proposta di direttiva impone alla banche di redigere piani di risanamento che stabiliscano le misure da adottare in caso di deterioramento delle finanze. Contestualmente le varie attività di controllo nazionale dovranno vigilare sulla banche e preparare anch'esse dei piani di risoluzioni della crisi, soprattutto nei casi piu' insostenibili. Un lavoro "ex-ante" che vedrà l'Eba, l'Autorita' bancaria europea, svolgere un ruolo di coordinamento tra le 27 autorita' di controllo dei paesi membri. L'Eba, secondo il piano, «agevolera' azioni congiunte e, se necessario, svolgerà un ruolo di mediazione vincolante». Questa disposizione, sottolinea il commissario europeo per il Mercato interno, Michel Barnier, presentando il testo, «getta le basi per un vigilanza delle entità trans-frontaliere sempre più integrata a livello Ue». Una necessità, dato che oggi quasi il 60% si trovano sul suolo di uno stato ma appartengono a un altro stato, grazie ad anni di deregulation, liberalizzazioni selvagge, acquisizioni incontrollate. Previsto, inoltre, la creazione di fondi "cuscinetto" all'interno delle banche pari ad almeno l'1% del totale dei depositi coperti, così da avere liquidità residua in caso di necessità. L'idea di fondo è che bisogna limitare il ricorso agli aiuti pubblici, soprattutto in tempo di austerity e alla luce del patto di equilibrio di bilancio.
  A proposito di austerità va detto che la l'unica ricetta cha ha saputo offrire la Commissione Barroso è la formula lacrime e sangue per i cittadini, non a caso sempre più delusi e scontenti di questa europa. Come non esserlo? Se oggi a Bruxelles si sono finalmente avute le risposte che si attendevano quindici anni fa non è certo di questa squadra di commissari, che si dimostra però del tutto inadeguata. Gli strumenti veri, quelli che servirebbero davvero (agenzia di rating europea, eurobond, politiche di stimolo dei consumi) vengono continuamente scartati, la loro discussione continuamente rinviata. Forse li avremo, come per gli interventi sulle banche, tra quindici anni. Quando sarà troppo tardi e non serviranno più.

Tuesday, 5 June 2012

L'insostenibile sgradevolezza dell'essere...Chiesa

Il Papa parla di famiglia, ribadendo la chiusura e le posizioni di retroguardia di un'istituzione lontana dalla gente e dal mondo reale.

Papa Benedetto XVI.
 l'e-dittoreale

Ci risiamo. Il pontefice torna a parlare di temi tanto cari alla Santa madre Chiesa, e lo fa come solo Santa madre Chiesa sa fare: con la miopia e l'arretratezza di sempre. La famiglia, quella vera, è solo quella costruita attorno al matrimonio. Tutto il resto o è perversione, è peccato, è eresia. «La famiglia è quella fondata sul matrimonio tra l’uomo e la donna», ha ricordato papa Ratzinger a Milano in occasione del VII incontro mondiale delle famiglie. Che Benedetto XVI dica certe cose non soprende: certi valori non sono nè in vendita nè in discussione in Vaticano. Ma soprende, nell'era di internet e della robotica, nel XXI secolo, dopo teorie evoluzionistiche provate e comprovate, sentire la leggenderia e fiabesca visione creazionista di tutto. Famiglia compresa. «Dio ha creato l’essere umano maschio e femmina, con pari dignità, ma anche con proprie e complementari caratteristiche perché i due fossero dono l’uno per l’altro, si valorizzassero reciprocamente e realizzassero una comunità». Non soprende, invece, che il Pontefice non abbia dedicato neppure un passaggio alle coppie di fatto e ai nuclei famigliari sorti al di fuori del matrimonio: se una cosa non si cita o non esiste oppure non si considera.
Ratzinger ha però voluto dedicare una parola a quanti, «pur condividendo gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sono segnati da esperienze dolorose di fallimento e di separazione». A tutti lori Benedetto XVI ha voluto dire che «il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica», e li ha incoraggiati a «rimanere uniti alle vostre comunità», auspicando che «le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza». Solidarietà umana e cristiana a quanti nel matrimonio, anzichè trovarsi, si perdono: è questo il sostegno pratico che l'alto clero offre a individuo in difficoltà? Ancora una volta la Santa madre Chiesa offre una ricetta rivoluzionaria per la risoluzione dei problemi del mondo, con il Papa che, auspicando «accoglienza» per i separati, offre l'immagine di uno sfollato accolto nei tendoni della protezione civile. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, cita le scritture per mandare chiari messaggi a chi di dovere. «Guai anche a voi, dottori della legge, perchè caricate la gente di pesi difficili da portare, e voi non toccate quei pesi neppure con un dito! (Luca, 11:37-40 e 46)». La traduzione sarebbe quanto mai semplice: il pontefice, per definizione, pontifica e basta. Per questo per Ferrero le parole del Papa «sono la discutibile opinione di un uomo su cosa pensi Dio». Anche questa, però, è un'opinione personale, e quindi discutibile. La famiglia, invece, non si discute. Almeno per la Chiesa. Che si mostra ancora una volta per quello che è: creazionista e quindi retrograda, intransigente e quindi discriminatrice, commiserevole e quindi lontana. Un'istituzione sgradevole, e per questo il più delle volte sconveniente.


Ue-Serbia, prime difficoltà

Per Bruxelles a Srebrenica fu genocidio, per Nikolic solo un «grande crimine».

Tomislav Nicolic, presidente della Serbia
 fonte: eunews

Prime difficoltà tra Unione europea e il nuovo presidente serbo, il nazionalista, conservatore Tomislav Nikolic, che vorrebbe riportare Bosnia e Kosovo sotto l’autorità di Belgrado. Il giorno del suo insediamento, il 31 maggio, l’uomo che al terzo confronto elettorale ha finalmente sconfitto Boris Tadic, ha affermato che «a Srebrenica non vi è stato genocidio, ma un grande crimine commesso da alcuni esponenti del popolo serbo, che bisogna trovare, processare e condannare». Una frase che contrasta con la lettura che l’Europa ed il Mondo hanno dato del massacro di quasi 8.000 bosniaci musulmani, realizzato nel 1995 dalle armate di Ratko Mladic, ora sotto processo al tribunale dell’Aia. La frase di Nikolic ha alzato un vespaio di polemiche sdegnate ed ha indotto i corrispondenti a Bruxelles a chiedere alla Commissione europea come il 14 giugno Jose Manuel Barroso incontrerà Nikolic, in visita di presentazione, dopo queste dichiarazioni. Pia Ahrenkilde Hansen, portavoce del presidente della Commissione ha affermato che «non accetteremo mai alcun tentativo di revisionismo: quello di Srebrenica fu un genocidio, un crimine contro tutta l’umanità che non permetteremo si ripeta. Questa è la nostra posizione e la riaffermeremo ogni volta che sarà necessario».
Un atteggiamento diverso da quello verso la Cina, con la quale l’Unione è molto tollerante e accondiscendente. Circa l’incontro, dunque «c’è sempre la necessità del dialogo». Dice la portavoce e, diversamente da quanto accaduto dopo il vertice con il governo cinese, al quale non fece seguito alcun incontro stampa, questa volta «organizzeremo momenti per la comunicazione».

Sunday, 3 June 2012

bLOGBOOK - Atomium

Bruxelles, l'Atomium illuminato

Bruxelles, atomium illuminato

Saturday, 2 June 2012

"Povera Italia" (Giacomo Lariccia)



Un video musicale di un artista che va conosciuto. Uno dei tanti cervelli in fuga.