Friday, 2 March 2012

La Serbia è candidata all'accesso in Ue

La decisione presa dal Consiglio europeo, premiati gli sforzi di Belgrado.

di Emiliano Biaggio

La Serbia è ufficialmente un paese candidato ad accedere all'Unione europea. Il Consiglio europeo ha infatti riconosciuto lo status al paese balcanico nel corso dell'ultima riunione. Tutti i capi di stato e di governo hanno infatti riconosciuto che le autorità serbe in questi anni «hanno continuato a mostrare impegni credibili, compiendo ulteriori progressi nella realizzazione degli accordi raggiunti nel processo di dialogo con il Kosovo». Per questo motivo si sono detti tutti d'accordo a riconoscere alla Serbia lo status di paese candidato all'accesso in Ue.

Thursday, 1 March 2012

«La Serbia merita lo status di paese candidato»

Barroso: giusto riconoscere e premiare gli sforzi del governo Tadic. Il voto stanotte, si va verso il sì.

di Emiliano Biaggio

«Penso che la Serbia meriti il riconoscimento dello status di paese candidato» all'ingresso nell'Unione europea. «La Commissione europea l'ha proposta mesi fa, perchè pensiamo che la Serbia meriti questo status». L'ha detto il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, alla vigilia di un vertice del Consiglio Ue che dovrebbe garantire il via libera al paese balcanico alla canditatura ufficiale quale futuro partner dell'Unione. La Serbia, ha aggiunto Barroso, «ha rispettato gli impegni che si era assunta, quindi il Consiglio dovrebbe premiare gli sofrzi compiuti da questa leadership serba che ha intrapreso un percorso europeo».
Il Consiglio europeo dovrà decidere sulla candidatura del paese all'unanimità. Dopo gli accordi firmati tra Pristina e Belgrado sulla cooperazione regionale tra Serbia e Kosovo, e la gestione delle fronteiere, è venuta meno la contrarietà della Germania. La Serbia e il governo di Boris Tadici potrebbero festeggiare già domani.

Wednesday, 29 February 2012

Breviario

«Possiamo iniziare ad essere fiduciosi. Ci sono le condizioni per la ripresa economica in Grecia».
(Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, il 29 febbraio 2012 in conferenza stampa a Bruxelles)

A lezione di giornalismo con Barroso

Il presidente della Commissione europea risponde alle domande dei cronisti leggendo delle risposte già scritte. Ecco il concetto di stampa a Bruxelles.



Come si risponde alle domande dei giornalisti in Commissione europea? Leggendo. Questo ha fatto il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, nel corso della conferenza stampa tenuta alla vigilia della riunione del Consiglio europeo. A un cronista spagnolo che dalla platea chiede della Spagna, Barroso risponde leggendo un foglio già scritto. Allo stesso modo, successivamente un cronista portoghese chiede in diretta del Portogallo e del Fondo salva stati, e anche in questo caso Barroso risponde leggendo, dimostrando di avere già le risposte scritte. Classici (e plateali) esempi di domande pilotate, che dimostra come nella democratica Europa unita si parli alla stampa con domande concordate. Nel video qui sopra è possibile vedere questo particolare modo di condurre le conferenze stampa.

(Spagna 08:24-09:28)
(Portogallo e Fondo salva stati 14:48-18:52)

Monday, 27 February 2012

Grecia, incontro Barroso- Papademos mercoledì

Lettera del presidente della Commissione Ue al premier ellenico, di fatto convocato a Bruxelles per spiegare cosa intenda fare dopo la concessione del prestito.

di Emiliano Biaggio

Il primo ministro della Grecia, Lucas Papademos, è stato invitato a Bruxelles dal presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso, per discutere delle azioni da prendere per far ripartire il paese. Con un'apposita lettera inviata ad Atene, Barroso ha chiesto a Papademos di partecipare mercoledì a un incontro con «diversi membri della commissione europea» quali Olli Rehn (commissario Ue per gli Affari economici e monetari), Johannes Hahn (commissario Ue per le Politiche regionali), Laszlo Andor (commissario Ue per lo Sviluppo e gli affari sociali) e Janusz Lewandowski (commissario Ue per il Budget). Nell'agenda dell'incontro organizzato da Barroso alla vigilia della riunione del Consiglio europeo, le discussioni sulle azioni immediate necessarie per mobilitare il potenziale di crescita greco. Tra queste una posizione di primo piano occupano le azioni per il processo di privatizzazione nel paese.
Più che un invito quello di Barroso appare dunque una vera e propria convocazione, avanzata per chiedere a Papademos di riferire come intende procedere. L'ordine del giorno è praticamente "cucito" addosso al premier ellenico e al suo paese, chiamati a sforzi e sacrifici senza precedenti nella storia del paese per far fronte alla crisi. Il meeting è dato per scontato che si terrà. Papademos, del resto, non ha altri impegni in agenda se non lavorare con l'Unione europea e con la Troika, soprattutto adesso che sono stati garantiti i prestiti da 130 miliardi di euro.

Sunday, 26 February 2012

bLOGBOOK - Quasi come Amelie

Quasi come Amelie

Chissà che faccia hai, chissà chi sei mai. Questo te lo chiederai anche tu, ne sono certo. Perchè non saprai mai chi dovrai ringraziare. A differenza di te io non ho lasciato nè tracce nè indizi. Rimarrà un mistero. Per entrambi. Anche se io, a differenza di te, so come ti chiami e dove abiti. Ma non importa. Non sono venuto da te per incontrarti, ma solo per restituirti ciò che avevi smarrito. Sei rimasta stupita e sopresa di ritrovare i tuoi diari nella cassetta delle lettere, vero? Si, ne sono certo. Anche perchè ormai ti eri rassegnata all'idea di averli irrimediabilmente persi, ne sono sicuro. Ero impegnato, ho avuto da fare. Ci messo due giorni per riportarti ciò che avevi dimenticato. Ma fin dal primo momento ho pensato di compiere questo mio gesto, non ho mai pensato neanche per un istante di tenermi quei taccuini. Avrei voluto scusarmi per essermi fatto attendere, ma tu non c'eri. Continuerai a essere un nome scritto in stilografica. O forse no, chissà. Nella vita non si può mai sapere. Ma devo ammettere che questo mistero ha un suo fascino e un che di romantico: nessuno di noi conosce l'altro, e questo ci permette già di condividere qualcosa. Oltre ai tuoi oggetti smarriti.
Quando ti sei accorta di averli persi? Hai saputo subito dove andare a cercarli, oppure - come sempre accade in casi come questo - hai iniziato a domandarti dove avessi potuto lasciarli? Questo io non lo saprò mai, come mai tu saprai chi è venuto fin da te per ridarti i preziosi manoscritti. Perchè preziosi lo devono essere di certo. Se non fossero cose importanti non sarebbero state scritte, vero? Tranquilla, non ti devi preoccupare: i tuoi segreti sono e resteranno al sicuro. Non conosco il francese. Per ora. Sei stata fortunata, in fin dei conti. E non solo perchè io - anche se non ne avevo la minima intenzione - non abbia letto il contenuto di quelle pagine, ma perchè quei contenitori di pensieri e riflessioni sono finite nelle mie mani. Qualcun altro al mio posto i libri se li sarebbe tenuti: in fin dei conti non erano scritti nemmeno per metà. Altri li avrebbero gettati via, altri ancora non vi avrebbero dato alcun peso. Ma quante persone pensi che sarebbero venutE fin da te per riportarti ciò che avevi lasciato poggiato in un angolo? A proposito, erano vicino allo sportello bancomat, quello in Rue de l'Aqueduc.
Forse speravi che al mondo ci potessero essere persone come me, cavalieri o principi azzurri pronti ad attraversare un tratto di città per portare alla donzella ciò questa ha perduto. Per questo hai scritto il tuo nome, il tuo cognome e il tuo indirizzo su quei taccuini? Vous avez de la chance, mademoiselle. Questo mondo è pieno di balordi: non è forse rischioso, soprattutto per una donna, lasciare il proprio indirizzo lì dove chiunque può leggerlo? Forse sono solo mie inutili preoccupazioni, ancor più inutili ora che tutto è risolto e che questa storia è conclusa. Curioso: per un attimo mi è sembrato di essere nel meraviglioso mondo di Amelie, con me stesso nella parte di colei che permette al vecchio proprietario di casa, ormai adulto, di ritrovare la scatolina con i giocattoli dell'infanzia perduti da tempo e che non avrebbe mai più pensato di ritrovare. Posso dire di essermi sentito così. Anch'io, come Amelie, sono curioso di sapere che faccia abbia fatto, o che emozione abbia provato, nel ritrovarti quegli oggetti tra le mani senza rendertene conto. Così come sono curioso di sapere a quale persona appartenga questo nome, devo ammetterlo. Ma credo proprio che questa curiosità non troverà mai risposta.
Che dire, quindi, di più? Fai più attenzione, la prossima volta. E buona fortuna a te, Manon.

Friday, 24 February 2012

C'è l'accordo col Kosovo, Serbia più vicina all'Ue

Belgrado e Pristina sottoscrivono l'intesa per la cooperazione regionale. Adesso la Serbia potrebbe vedersi riconosciuto lo status di paese candidato per l'ingresso.

di Emiliano Biaggio

Kosovo e Serbia hanno raggiunto un accordo sulle due questione che l'Europa riteneva fondamentali, la gestione dei confini e la cooperazione regionale. L'ha annunciato la Commissione europea, per cui questi accordi sono «particolarmente benvenuti» e aprono a questo punto alla Serbia le porte del riconoscimento dello status di paese richiedente accesso all'Ue. Al governo di Belgrado si chiedeva infatti di normalizzare i rapporti con il Kosovo, che viene di fatto riconosciuto da Belgrado come soggetto dotato di proprie autorità. In base all'accordo, infatti, si riconosce a Pristina un ruolo nelle organizzazioni regionali in cui è presente anche la Serbia. L'intesa non prevede il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo, che la Serbia continua a rifiutare, ma prevede comunque la partecipazione del Kosovo ai Forum regionali e alle riunioni Ue-Balcani, oltre all'attuazione degli accordi precedenti come quello sulla gestione integrata delle frontiere. «Verrà usata solo e unicamente la denominazione "Kosovo"» per indicare i rappresentanti di Pristina, fa sapere la commissione Ue.
«Sono ragionevolmente ottimista che sia possibile riconoscere aal Serbia lo status di paese candidato all'accesso in Ue tra martedì e giovedì», ha commentato l'ambasciatore italiano presso l'Unione europea, Ferdinando Nelli Feroci. «Sento che anche le ultime resistenze tedesche vengono meno e questo mi fa essere molto ottimista». L'Italia, ha aggiunto, «ha sostenuto con convinzione questa decisione», e alla luce dell'intesa raggiunta oggi «pensiamo che sia giusto e opportuno dare segnali positivi a questa leadership serba e al suo impegno per il percorso europeo». La Sebia, ha ricordato il rappresentante permanente Italiano presso l'Ue, «ha una grande importanza strategica sullo scacchiere internazionale", e un eventuale accesso del paese all'Unione europea «può contribuire alla stabilizzazione dell'intera regione».

Vedi anche:
- il Kosovo etnico
- questione del Kosovo

Italia, nel 2012 niente crescita. Pil giù dell'1,3%

La Commissione europea aggiorna le previsioni di crescita: sarà stagnazione.

di Emiliano Biaggio

L'Italia nel 2012 non ripartirà: l'economia infatti farà registrare ancora segni negativi. Attesa una contrazione dell'1,3% del Pil, contrariamente a quanto previsto. Queste le stime dell'Unione europea nel documento sulle previsioni economiche provvisorie presentato a Bruxelles. Il prodotto interno lordo del nostro paese subirà, secondo le proiezioni, «un'ulteriore contrazione dello 0,7% nel primo trimestre del 2012, e dello 0,2% nel secondo trimestre». L'economia italiana, continua lo studio Ue, dovrebbe stabilizzarsi nelle seconda metà dell'anno, «purchè non ci siano ulteriori deterioramenti delle condizioni dei mercati finanziari e il differenziale con i bund tedeschi resti stabile attorno ai 370 punti». Nel complesso, come detto, nel 2012 l'Italia dovrebbe avere contrazione del Pil dell'1,3%, dopo le leggere riprese fatte registrare nel biennio 2010-2011. Si stima che alla luce di queste previsioni il Pil italiano farà segnare un -6% rispetto al 2007.
L'Italia, dunque, sta affrontando e continuerà ad affrontare per tutto il 2012 una situazione di stagnazione economica. Per il nostro paese ci si aspetta infatti «una produttività stagnante per il periodo 2011-2012», recita il documento Ue. I dati, del resto, parlano chiaro: nel 2012 in Italia gli investimenti in macchinari e attrezzature si riduranno «in maniera sostanziale», mentre gli investimenti nel settore delle costruzioni tornerà agli stessi livelli del 2011. Dopo un crescita «marginale» registrata nel 2011, «i consumi privati nel 2012 si ridurranno». Un aspetto, quest'ultimo, dovuto a «la diminuzione delle entrate reali disponibili delle famiglie», che quindi si impoveriscono. Segno "meno" anche per le importazioni: la Commissione europea non fornisce cifre, ma non ha dubbi che ci sarà «una caduta» dell'import. Stabili le esportazioni: l'Ue per il nostro paese stima che «saranno sostanzialmente in linea con i livelli del 2011». Inflazione stabile ai livelli del 2011: per quest'anno, infatti «rimarrà al 2,9%».
La situazione italiana rispecchia il quadro che si profila per l'intera Europa: le stime parlano infatti di «lieve recessione», con decremento dello 0,3% sia in Ue sia nell'Eurozona.

Thursday, 23 February 2012

L'Europa congela 495 milioni di euro all'Ungheria

Rehn: I conti pubblici sono troppo dissestati e Budapest «ancora non ha un piano d'azione per correggere il suo deficit». Dal 2013 stop a fondi coesione.

di Emiliano Biaggio

L'Unione europea congela 495 milioni di euro di fondi di coesione destinati all'Ungheria. A indurre la Commissione Ue a prendere questa decisione i conti del paese magiaro: alle autorità ungheresi l'Europa aveva chiesto di mettere a posto la finanza pubblica, ma a distanza di due anni «l'Ungheria ancora non ha un piano d'azione per correggere il suo deficit in modo credibile e sostanziale», denuncia Olli Rehn, commissario europeo per gli Affari economici e monetari. Da qui la decisione di sospendere, dall'1 gennaio 2013, lo stanziamento di questi fondi comunitari. «Non si tratta di un trattamento punitivo», precisa Rehn. Al contrario «riteniamo sia un incentivo per risolvere questo problema, promuovere politiche fiscali, realizzare un consolidamento fiscale e macro-economico».
L'Ungheria è oggetto di procedura per deficit eccessivo fin dal suo ingresso in Ue, avvenuto nel 2004. Nel 2005 l'Ue ritenne che l'Ungheria non aveva fatto abbastanza per correggere le disfuzioni della finanza pubblica e spostò al 2006 la scadenza per mettersi in regola. Scadenza prorogata ulteriormente dapprima al 2008, poi al 2009 e infine al 2011. Ora, però, la pazienza dell'Ue è finita. «L'Ungheria aveva tempo fino all'anno scorso per risanare i conti» ma non l'ha fatto. «Ecco perchè abbiamo sospeso i 495 milioni di fondi strutturali», spiega Rehn. La cifra congelata rappresenta lo 0,5% del Pil ungherese e il 29% dei fondi strutturali allocati dall'Unione europea. «Adesso - aggiunge Rehn - sta al governo ungherese operare prima che il blocco diventi effettivo». Un vero e proprio ultimatum quello di Bruxelles: o Budapest da qui alla fine dell'anno mette in atto politiche di contenimento del debito e di risanamento economico, o con l'arrivo del 2013 si vedrà togliere soldi che le erano stati assegnati. Una decisione ritenuta «credibile e proporzionata» dal commissario europeo per le Politiche regionali, Johannes Hahn. Infatti l'attuale regolamento sui fondi di coesione prevede la possibilità di una sospensione parziale o totale dei fondi in caso di eccessivo deficit.

Wednesday, 22 February 2012

Disoccupazione giovanile, team Ue a Roma

Bruxelles annuncia la partenza del gruppo di lavoro. Obiettivo: suggerire all'Italia come creare posti di lavoro.

di Emiliano Biaggio

Il gruppo di lavoro della Commissione europea ha lasciato Bruxelles per recarsi in Italia. Tre settimane dopo l'invio della lettera da parte del presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, agli otto paesi con i più elevati tassi di disoccupazione giovanile, l'action team dell'Unione europea è volato alla volta di Roma per aiutare il governo italiano a far crescere l'offerta di lavoro. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è del 30,1%, il quarto in ordine di grandezza dopo Spagna (49,6%), Grecia (46,6%) e Slovacchia (38%). Il gruppo di lavoro, fanno sapere da Bruxelles, «lavorerà a stretto contatto con un team di esperti italiani per individuare ulteriori azioni mirate da intraprendere per contrastare la disoccupazione giovanile e aiutare le Piccole e medie imprese, soggetto chiave per la crescita e l'occupazione». Ma i tecnici inviati in Italia «lavoreranno anche con le autorità nazionali». Insieme ad esse «si cercheranno sul campo soluzioni concrete e adatte alle specifiche realtà socio-economiche». Gli esperti dell'Ue lavoreranno per cercare di capire come «promuovere l'utilizzo del 29% dei fondi strutturali comunitari che ancora devono essere allocati in Italia». Infatti, lamenta la Commissione europea, nel nostro paese «l'utilizzo dei fondi strutturali rimane al di sotto della media europea, specialmente nel Mezzogiorno». L'equipe europea dovrà dunque valutare come «riorientare» tali risorse. Gli incontri e le attività di lavoro, sottolinea l'esecutivo di Bruxelles, permetteranno inoltre «uno scambio di vedute sulle soluzioni politiche relative alla riforma del mercato del lavoro». Secondo le disposizioni impartite da Barroso e messe nero su bianco sulla lettera inviata al presidente del Consiglio, Mario Monti, il gruppo di lavoro dell'Ue si fermerà a Roma per un paio di giorni.

la lettera di Barroso