Wednesday, 27 February 2013

Il Sahara occidentale denuncia l'Ue

Il Fronte Polisario denuncia gli accordi bilaterali con il Marocco e si appella alla Corte di giustizia europea: si fanno affari con le nostre risorse.

di Emiliano Biaggio

La questione saharawi arriva al tribunale della Corte di giustizia europea, e l’Unione europea viene portata sul banco degli accusati. Il Fronte Polisario, il movimento politico e militare che si batte per l’indipendenza del Sahara occidentale, ha sollevato la questione di legittimità degli accordi commerciali tra Ue e Marocco, il Paese africano che dagli anni Settanta controlla il territorio del Sahara occidentale. Il caso è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale dell’Unione europea, sotto il silenzio dell’Unione europea. A render pubblico il tutto è stato lo stesso Fronte Polisario. L’organizzazione chiede di «annullare» l’accordo sottoscritto tra le istituzioni di Bruxelles e il governo di Rabat per la liberalizzazione dei prodotti agricoli e di acquacoltura marocchini. Il problema, lamenta il Fronte, è che «una larga parte della produzione agricola e ittica coperta dall’accordo avviene nel territorio occupato del Sahara occidentale».
La questione del Sahara occidentale risale al 1976. Terminato il periodo di colonizzazione spagnola, il paese autoproclamò la propria indipendenza come Repubblica araba democratica saharawi (Rads). Riconosciuta da un’ottantina di Paesi – principalmente africani e sudamericani – la Rads è membro dell’Unione africana ma non è riconosciuta dall’Onu, da nessuna nazione europea (e quindi neanche dall’Ue) né da alcuno dei principali Stati occidentali. Dal 1976 la Rasd è in realtà un territorio conteso tra il Fronte Polisario e il Marocco, che lo controlla per l’80% della sua estensione. Il governo di Rabat considera la Rasd una propria regione, e la mancata opposizione internazionale ha permesso un implicito riconoscimento "de facto" della situazione anche se ufficialmente nessun Paese ha riconosciuto l’annessione del Sahara occidentale da parte del Marocco. Dopo i violenti scontri tra le due fazioni, nel 1991 le Nazioni Unite hanno avviato la missione di Pace Minurso, per organizzare un referendum con cui far scegliere al popolo saharawi tra l’indipendenza o l’autonomia all’interno dello stato marocchino. A oggi nessun referendum è stato organizzato e la situazione resta cristallizzata.
«L’Unione europea non può continuare a ignorare il diritto internazionale e opporsi al popolo saharawi», lamenta Emhammed Khada, membro del segretariato nazionale del Fronte Polisario. «Includendo il territorio occupato del Sahara occidentale nei suoi accordi commerciali con il Marocco l’Unione europea sta minando i diritti dei saharawi e ostacolando gli sforzi dell’Onu per una risoluzione del conflitto». L’Unione europea, continua, «non ha il diritto di stipulare accordi commerciali con il Marocco su risorse che appartengono ai saharawi». Per questo, conclude Khada, «ci auguriamo che alla fine la giustizia prevalga».

Tuesday, 26 February 2013

Vincono Berlusconi, Razzi e Scilipoti

Gli italiani non negano il sostegno al cavaliere, e premiano chi lo salvò da Fini.

Domenico Scilipoti (a sinistra) e Antonio Razzi
di Emiliano Biaggio

Ancora una volta ha vinto Berlusconi. Nell'Italia che cambia ancora una volta fisionomia partitica e composizione politica, il re indiscusso ma discusso dell'ultimo ventennio - ebbene sì, ventennio! - ha vinto ancora una volta. Non solo perchè ha compiuto una rimonta da capogiro nei sondaggi e nei consensi arrivando ben oltre il previsto e quasi a contendere il primato al Pd, ma soprattutto perchè ha saputo disfarsi ancora una volta dei suoi nemici. Se nel 2008 a uscire dal Parlamento furono i comunisti di Rifondazione e Pdci, questa volta l'ondata elettorale ha spazzato via Fini e i finiani, quelli che avevano aperto lo strappo interno al Pdl cambiando le sorti della legislatura tentando anche - ma invano - di porvi fine. Un atto considerato come un vero e proprio tradimento, oggi reso per Berlusconi più dolce per la scomparsa politica di Fli, di Fini e dei suoi fedelissimi. Alla fine il belusconismo paga. Lo sa bene Antonio Razzi, l'ex deputato dipietrista fuoriuscito dall'Idv all'ultimo momento per andare a ingrossare le fila del cavaliere e salvarlo dalla caduta da governo. Gli abruzzesi lo hanno fatto uscire dalle circoscrizioni dell'Abruzzo e dunque Razzi continuerà il suo "cursus honorum" (lo diciamo in latino, perchè sia sottolineata l'onorabilità del senatore) a palazzo Madama, assieme al suo compagno di avventure Domenico Scilipoti, anche lui premiato da cavaliere e fidi vassalli. L'altro grande fuoriuscito dall'Idv è stato tra i più scelti dagli elettori calabresi del Pdl, e quindi anche per Scilipoti il "cursus honorum" prosegue (anche per lui spendiamo il latino, per gli stessi motivi). «Prima gli interessi del paese, poi quelli di bandiera», il commento del diretto interessato. Se lo dice Scilipoti c'è da crederci. Gli italiani lo hanno capito, rinnovando fiducia (non la stessa, a dir la verità) ai soliti noti. Sì, ha vinto Grillo. Ma sicuri che Berlusconi abbia perso?

La storia che si ripete

L'Italia degli indecisi opta per la non politica e la non governabilità. Tra la complicità dei partiti tradizionali e la miopia degli stessi elettori.

l'e-dittoreale

L'Italia si è espressa e ha scelto. Ancora una volta gli italiani mostrano una volontà popolare votata (e votante) alla figura del duce. Che si chiami Mussolini, Berlusconi o Grillo, non fa differenza. Per l'italiano qualunque - quello a cui il fascismo prometteva grandezza, quello a cui il berlusconismo ha promesso un milione di posti di lavoro, crescita, ricchezza, restituzione di fortune, abolizione di Ici e poi di Imu, quello a cui Grillo promette di mandare tutti a casa e non si capisce cosa - ecco, per l'italiano qualunque il fascino del primo imbonitore di piazze pronto a urlare e promettere non perde mai appeal. Il fatto che "fascino" e "fascismo" siano termini molto simili a scriversi può essere un caso, ma il risultato elettorale no. Berlusconi ha promesso la restituzione dell'Imu, e gli italiani gli hanno creduto come sempre hanno fatto negli ultimi anni. Soprende la credulonità di un italiano ancora disposto a credere alle realtà virtuali e iperboliche di una persona che in quindici anni ha fatto parlare di sè solo per i suoi scandali, le sue leggi "ad personam" e la sua squadra di calcio che per il resto. Grillo ha promesso cambiamento nel modo più embrional-fascista possibile: il Movimento 5 stelle non sarà nè di destra nè di sinistra (perchè «destra e sinistra sono uguali», parole sue), non sarà europeista, non sarà nè con Pd nè con il Pdl. Nel 1921 Benito Mussolini presentava così il suo movimento (termine che oggi designa la realtà grillina). «Il Fascismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. Parliamo schietto: non importa se il nostro programma concreto, non è antitetico ed è piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese. Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza, ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che è ipoteca arbitraria sul misterioso futuro». Mussolini non definì nè chiarì cosa intendesse fare il suo movimento: Grillo agisce forse diversamente? Ha tagliato gli stipendi in Sicilia, un gesto per gli italiani grande quanto il contratto firmato da Berlusconi nel 2001. Abile mossa per conquistare gli indecisi, gli scontenti, i citrulli. Ma quando lo si incalza su programmi, proposte, idee, questioni personali e di partito, il comico non risponde alle domande, minaccia di ridimensionare la stampa e le sue libertà. Molti di questi tratti accomunano Mussolini, Berlusconi e Grillo. Ultimi fra tutti l'essere nati dal qualunquistico brodo primordiale dell'anti-politica e dall'ottenere in dichiarato consenso. Maestri, cavalieri e comici vengono portati in trionfo mentre la sinistra si isola sul suo Aventino di illusioni (è l'immagine del Pd che già proclamava vittorie prime ancora delle elezioni) e tutti gli altri si servono dell'Italia per i propri tornaconti locali (è l'immagine di una Lega che continua a pensare al nord e alla macro-regione). Non sorprende, dunque, l'ultimo dato elettorale di un paese già storicamente e tradizionalmente di destra, un paese dove - è giusto ricordarlo - il fascismo è stato sconfitto politicamente, ma non culturalmente. Oggi l'Italia lo dimostra, consegnando sè stessa all'ultimo passante in grado di catalizzare le frustrazioni di un popolo stanco e malleabile non in grado di capire veramente dove certe scelte rischiano di portare. Il governo ancora non è stato nominato e già si scommette sulla sua durata. Semmai si dovesse tornare alle urne speriamo solo che si voti a Natale: qualora Babbo Natale dovesse decidere anche lui di scendere in campo, in Italia avrebbe quanto meno il 25% dei voti assicurato. Quanto basta per portare tutte le sue renne in parlamento e gli italiani a trainare la slitta.

Friday, 22 February 2013

bLOGBOOK

Fa freddo, come tradizione prevede. L'aria è sempre gelida e carica di vento, e timidi fiocchi di neve scendono a spingere i passanti al caldo dei locali. Le strade sono insolitamente deserte per essere l'inizio del fine settimana. In compenso la città è uno scintillio di luci e colori. Le mille vetrate dei caffè e dei ristoranti proiettano l'illuminazione degli interni con le sagome e i volti di chi vive la vita nella sicurezza di una prigione di vetro e nella comodità dei comodi divanetti che offre la casa; le insegne cariche di neon o messe in risalto da poderosi faretti pongono il centro sotto la luce dei riflettori, mentre le vie fanno bella mostra di sè con le vetrine accese di negozi ormai chiusi. Nella grande piazza si affacciano solo gli imponenti edifici in stile gotico, tra l'indifferenza dei passanti e la curiosità dei pochi turisti presenti. E' monumentale e sconfinata nella sua fredda accoglienza: priva di luci e bancarelle, c'è solo chi l'attraversa a renderla viva. I locali che la lambiscono, la lasciano fuori delle porte ben serrate. Persino il vecchio venditore di acquarelli è scomparso, lui che espone da sempre i suoi colori racchiusi su foglio. Le giovani coppie passano veloci e silenziose per la zona pedonale riservata a pochi intimi, mentre un suonatore di violino vende la sua dolce melodia al miglior offerente. Se non fosse per lui sarebbe quasi difficile cogliere la differenza tra l'inizio della sera e la fine della notte fatta di incontri, feste e divertimenti, in questa città preda della notte. La galleria dello shopping e dei bistrot è ormai un'opera dechirichiana in eredità al domani lontano poche ore, e i giardini di Mont des arts sono per i fidanzatini che scaldano con il fuoco delle loro prime passioni le siepi imperlate dalla prima brina notturna. Fuori dall'area preclusa alle futuristiche conquiste della scienza e della tecnica, è sordo e pigro il risuonare delle automobili, mentre i tram, in silenzio passaggio, solcano la città con precisa puntualità. Dai finestrini scorre un mondo come avvolto in un telo di misterioso abbandono, poggiato sull'aspettativa di una primavera forse mai così desiderata. Per la via della moda donne racchiuse in multicromaitici cappelli di lana e imbottite giacche di stagione, contemplano gli individui senza volto lasciati nelle vetrine a mostrare gli abiti già pronti per il bel tempo. Peccato che faccia freddo, come tradizione vuole. Timidi fiocchi di neve tornano per un istante da chissà dove per la gioia dei bimbi, i solo a emozionarsi per la semplicità. Il tram continua nella sua silenziosa corsa verso le appendici urbane, mentre il vento oltraggia il viso con dolorosa insistenza. Ma è questioni di poco, quanto basta per far scattare la serratura e sparire dietro la porta.

Nel 2014 l'Italia non lascerà l'Afghanistan

Il ministro della Difesa: parte delle truppe rimarrà con compiti di supporto. E sulle richieste di tagliare gli F35 dice: Non va dimenticato quanto è stato già deciso.

Un soldato italiano in Afghanistan
di Camilla Tagino (per Eunews)

La crisi economica continua, ma i “cattivi” non vanno in vacanza. Dunque mentre la Nato insiste che si smetta di tagliare i fondi per la difesa, l’Italia conferma il suo impegno in Afghanistan, anche oltre il 2014.
Anders Fogh Rasmussen, Segretario generale dell’Alleanza Atlantica, ha aperto il Consiglio dei ministri della difesa che si è tenuto a Bruxelles mettendo le mani avanti. Si è, dapprima, mostrato comprensivo nei confronti dei paesi che sono stati costretti a riduzioni di budget, ma ha poi aggiunto che, se si continua così, “avremo delle conseguenze negative sulle capacità di difesa dei nostri popoli”. Così, preoccupato per la futura sicurezza dei paesi alleati, ha loro proposto una soluzione in tre passi: prima fermare i tagli, poi utilizzare i fondi disponibili in modo più efficiente attraverso la cooperazione multilaterale, ed, infine, impegnarsi ad aumentare le spese per la difesa non appena le loro economie lo consentiranno. Un discorso che rientra nella logica della Smart Defence, adottata durante l’ultimo vertice di Chicago: collaborare per utilizzare al meglio i limitati mezzi a disposizione.
 L’Italia condivide a pieno questa linea del risparmio intelligente, lo stesso Ministro per la Difesa Giampaolo Di Paola ha detto, a margine del Consiglio, che “con le risorse che si hanno bisogna produrre capacità vere”. Tra queste risorse a disposizione rientrano anche i bombardieri F35, finiti sul tavolo della campagna elettorale. L’Italia è uno dei grandi paesi dell’Alleanza in Europa e, in quanto tale, le sono richieste delle capacità militari adeguate, tra cui gli F35, “il governo ha già fatto una riduzione molto importante – ha ricordato il Ministro – non si può dimenticare quello che si fa prima e ricominciare da capo”.
 Tra gli impegni che richiederanno ulteriori sforzi economici resta anche quello per la missione in Afghanistan. Durante il Consiglio è stato discusso il processo di transizione ancora in corso. Le truppe Isaf stanno ora lasciando la difesa del paese in mano alle forze nazionali afghane: un processo cominciato nel marzo 2011 e che è, ormai, entrato nell’ultima fase. Il termine è annunciato per la fine del 2014, ma per quella data non è previsto un totale abbandono del territorio. “I cattivi ci sono ancora” ha detto il Ministro per la Difesa. L’Italia lascerà, dunque, degli addestratori in supporto alla popolazione afghana, sui numeri e la consistenza delle forze italiane starà, però, al nuovo governo decidere.

Tuesday, 19 February 2013

FACT SHEET/ Nagorno Karabakh before and after war


L'estensione territoriale del Nagorno Karaback durante la guerra del 1992-1994


Le sfere di influenza sul Nagorno Karabakh

Nagorno Karabakh, il conflitto silenzioso

La disputa geopolita risale agli inizi XIX secolo, e ancora non si risolve. Una guerra, da molti ignorata in occidente, non è bastata a porre la parola fine.

Il Nagorno Karabakh e il corridoio energetico
di Emiliano Biaggio

Si trascina praticamente da sempre, nel silenzio e nell'ignoranza, ma il conflitto del Nagorno Karabakh parte da lontano e ancora non trova una conclusione. Ufficialmente è una regione caucasica tra Armenia e Azerbaijan, de facto è una repubblica indipendente autoproclamata nel 1992 ma non riconosciuta ufficialmente da nessuno. Nel 1806 la Russia strappò il khanato di Karabakh alla Persia, che lo avevano istituito attorno al 1750 come territorio autonomo del loro dominio. Dopo la conquista russa il khanato venne sciolto e fatto diventare parte della provincia russa dell'Azerbaijan. Una decisione che determinò la nascita della questione che ancora oggi si trascina: la maggior parte della popolazione era infatti armena, ma anche successivamente alla rivoluzione d'ottobre i bolscevichi istituirono - nel 1923, per volere di Stalin in persona - la regione autonona del Nagorno-Karabakh all'interno della repubblica socialista sovietica azera. Ciò nonostante il censimento di due anni prima avesse determinato che all'epoca il 95% della popolazione era armena e solo il restante 5% azera. Con il crollo dell'Unione sovietica la questione riemerse, e gli azeri iniziarono subito a mobilitarsi per riunificarsi all'Armenia, ancora prima dell'indipendenza di quest'ultima (dichiarata nel 1990, riconosciuta nel 1991). Con l'Azerbaijan che invece voleva mantenere il controllo del territorio, le frizioni sfociarono inevitabilmnete nella guerra del Nagorno-Karabakh (1992-1994). IN base alle leggi sovietiche se all'interno di una repubblica che decideva il distacco dall'Urss vi era una regione autonoma, questa aveva diritto di scegliere o meno la repubblica secessionista nel suo distacco dall'Urss. Una scelta che non fece la regione autonoma del Nagorno-Karabakh nel 1991, quando il 30 agosto l'Azerbaijan dichiarò la propria indipendenza. Pochi giorni più tardi, il 2 settembre, il Nagorno Karabakh annuncia la sua indipendenza, confermata con referendum a gennaio dell'anno successivo. Il 31 gennaio 1992 l'Azerbaijan inizia i bombardamenti del Nagorno Karabakh: la guerra ha inizio. Da una parte l'Azerbaijan, dall'altra l'Armenia, che sostiene la piccola repubblica. Nel 1994 la guerra si conclude con un nulla di fatto: il Nagorno Karabakh rimane de facto indipendente anche se non riconosciuta da nessuno. L'Azerbaijan ha però dalla sua un'arma molto affilata: le risorse. Il paese vanta giacimenti di gas piuttosto ingenti, soprattutto nel bacino del mar Caspio, ed è pronto a venderli soprattutto agli europei, desiderosi di diversificare le fonti di approvvigionamenti energetiche uscendo dalla pericolosa dipendenza russa. I gasdotti che partono dall'Azerbaijan e arrivano in Turchia attraverso la Georgia (paese per nulla filo-russo) rappresentano un elemento per indebolire l'Armenia con un'economia meno florida, un paese meno ricco di risorse e al contrario fortemente dipendente dal greggio russo. La Russia gioca un ruolo fondamentale nella regione: non vuole perdere i clienti energivori europei nè il pagatore armeno, ma non può tollerare che l'Azerbaijan possa diventare troppo forte economicamente, soprattutto con l'energia da vendere agli europei. Allo stesso tempo Mosca non può permettersi un nuovo scoppio di un conflitto, che rischierebbe di destabilizzare una regione dove ancora il Cremlino ha poteri amministrativi forti (si pensi all'Ossezia del sud) e controllo. Si cerca quindi di lasciare tutto così com'è, cristallizzato in questo limbo. Dal 1994 l'Osce, l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, lavora a una soluzione della questione attraverso il Gruppo di Minsk. Ma le condizioni di pace dello speciale gruppo di lavoro non sono accettabili nè per gli armeni nè per il Nagorno Karabakh: si chiede di ripristinare provvisoriamente il controllo azero sulla regione, a cui vanno garantiti poteri di auto-controllo fino a un nuovo referendum sullo status del Nagorno Karabakh. Peccato che il Nagorno Karabakh si sia già espresso. L'Unione europea adotta una politica poco chiara: da una parte difende l'integrità territoriale dell'Azerbaijan, dall'altra riconosce il principio di autodeterminazione dei popoli. Chiede in sostanza di prepare il terreno a un nuovo referendum e invita i due paesi a lavorare per rispettare le condizioni poste dal gruppo di Minsk. Senza successo, proprio come il gruppo di lavoro dell'Osce.

Sunday, 17 February 2013

AS Grifondoro, maggica giallo-rossa

 Celo' celo' mimanca celo'. Strano a dirsi ma anche a Hogwarts, tra tante formule magiche può capitare si sentire le classiche espressioni tipiche del mondo dei babbani relative al mondo delle figurine. Soprattutto da quando la stessa casa produttrice delle cioccorane ha deciso di dar vita all'album dei giocatori di quidditich. Proprio così. Dopo il grande successo riscosso con la magiche figurine contenute dentro le confezioni dei cioccolatini a forma di rana più popolari tra il mondo dei maghi, la stessa ditta ha deciso di dar vita a un album speciale interamente dedicato al mondo dello sport per definizione nel regno delle magia. Grande spazio alle squadre di Hogwarts, ma c'è anche una sezione con le nazionali. Per ognuna di queste formazioni realizzate le figurine dell'intera squadra, giocatore per giocatore. Tutti da collezionare e scambiare. A differenza dei maghi contenuti nelle carte che si trovano con le cioccorane, in questa nuova collezione tutti i giovani maghetti sportivi resteranno per sempre incollati sulle vostre pagine. Si tratta di semplici fotografie adesive, un'idea presa in prestito dai babbani ma già apprezzata da maghi e streghe. La figurina più ambita? Ma quella di Potter, ovviamente (qui a sinistra). Per le nazionali, inutile dirlo, la figurina adesiva più ricercata è quella di Viktor Krum.