Friday, 13 January 2012

Questione di stile

C'è chi si dimette per aver trascorso vacanze pagate da personaggi legate ad "appaltopoli", e chi invece - pur accusato di collusione con la Camorra - continua a essere onorevole.

l'e-dittoreale

Carlo Malinconico lascia, Nicola Cosentino resta. L'ormai ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Monti si è dimesso dopo lo scandalo delle vacanze pagate da Francesco Maria De Vito Piscicelli, l'imprenditore indagato nell'ambito dell'inchiesta su Appaltopoli, che interessò il G8 e la ricostruzione de L'Aquila; l'ex sottosegretario all'Economia del governo Berlusconi rimane invece alla Camera - e soprattutto in libertà - dopo che Montecitorio ha votato contro la richiesta di arresto del deputato Pdl accusato di essere il referente politico del clan dei Casalesi. Nel primo caso fa discutere la relazione tra Maliconico e un personaggio noto per essere passato agli onori della cronaca per appalti truccati, nel caso secondo caso - più che le presunte frequentazioni di Cosentino - fanno discutere i voti contrari all'arresto di deputati leghisti e dei radicali, ma qui si tratta di una questione politica. Vale però la pena di soffermarsi sul diverso atteggiamento dei due protagonisti e, soprattutto, sul diverso stile mostrato. Malinconico, per paura di poter intaccare la credibilità di un governo e di un paese, ha rassegnato le proprie dimissioni. Non ci è dato di sapere al momento se sia stato intimato o costretto a rassegnarle, e probabilmente non lo sapremo mai, ma Malinconico - in nome di quel paese che rappresentava - si è fatto da parte. Cosentino, dopo averla sfangata a Montecitorio, ha annunciato le sue dimissioni da coordinatore del Pdl ma non da deputato. Scelta legittima la sua, ma forse poco opportuna. Per il paese che ancora rappresenta essere accusato di favorire l'anti-stato avrebbe dovuto bastare a spingere quantomeno a vergognarsi, ma nell'Italia senza pudore del berlusconismo Cosentino rimane un baluardo dell'impunità. In fin dei conti esistono opportunità e opportunisti: le prime si colgono, i secondi si palesano. Il governo Monti e il governo Berlusconi, in questo, hanno già ampiamente dimostrato tutte le loro diversità. C'è poco da dire, se non che l'attuale ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, dopo essere stato accusato di conflitto di interesse, ha promesso di vendere le azioni di Intesa San Paolo da lui detenute: una promessa mantenuta nel giro di pochi giorni, quando ha effettivamente ceduto - a fine dicembre - il suo pacchetto azionario. Il precedente presidente del Consiglio, invece, pur essendo accusato - e non una volta sola - di conflitto di interesse, non ha mai provveduto a sanare la propria posizione.

Thursday, 12 January 2012

Sarà boom agricolo, ma non ci mangeremo

Prospettive Ue per il settore: nel 2020 i ricavi aumenteranno del 35% in 12 paesi dell'Unione. Per via delle bio-energie.

di Emiliano Biaggio

L’agricoltura è destinata ad essere sempre più una risorsa economica per l’Europa, ma non tutto ciò che sarà coltivato in campo finirà sulla nostra tavola. Al contrario, i profitti arriveranno dalle bio-energie. Lo rileva il rapporto sulle prospettive dei mercati agricoli e degli introiti redatto dal direttorato generale per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale dell’Unione europea, e diffuso oggi. Le stime parlano chiaro: se da qui al 2020 gli introiti – e quindi il fatturato – del settore primario sono destinati a diminuire del 3,5% in 15 paesi membri, per gli altri 12 invece l’agricoltura aumenterà i ricavi del 35%. A trainare questo "boom" in campo certamente la produzione e la coltivazione delle colture indispensabili per la produzione di biocarburanti.
Per dare piena attuazione alla direttiva europea sulle energie rinnovabili, si dovrà infatti aumentare favorire lo sviluppo dell’industria della biomasse, la produzione di etanolo e di biodiesel, quest’ultimo ottenuto con l’olio di semi. Risultato: da qui al 2020 si assisterà ad una riallocazione dei cereali e una loro diversa destinazione d’uso. Lo studio calcola che nel 2020 grano tenero e mais rappresenteranno rispettivamente il 16% e il 39% di tutti i cereali coltivati su suolo europeo, per un aumento di queste tipologie cerealicole cui corrisponderà «un calo del 21% degli altri cereali, in particolare l’orzo». E’ stimato inoltre che rispetto al periodo 2006-2010, per il periodo 2011-2020 in tutta l’Europa a 27 spariranno 2,5 milioni di ettari di coltivazioni di grani grossi. Anche la coltivazione di barbabietola da zucchero aumenterà, in quanto indispensabile per la produzione di etanolo. Per il consumo domestico, lo zucchero da barbabietola sarà sostituita dall’isoglucosio. Lo studio del direttorato generale per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale dell’Unione europea non lascia spazi ai dubbi: «La crescita che si prospetta nel consumo domestico di cereali, oli di semi e zucchero è fortemente dipendente dal loro utilizzo per le bioenergie».
Già oggi, rileva il rapporto, il fatturato agricolo dell’Unione europea a 27 è aumentato del 25% rispetto al 2000, e per il periodo 2011-2020 ci si attende un crescita di un ulteriore 9%. Se si considera che le stime parlano di un export europeo di cereali nell’ordine di 22 milioni di tonnellate al 2020, per un prezzo che si dovrebbe aggirare tra i 150 e i 170 euro a tonnellata, si capisce come l’agricoltura rappresenti una fonte di ricchezza.
Il settore primario è dunque sempre più un business, ma per pochi: infatti la produzione agricola, e di conseguenza le entrate economiche che ne deriveranno, aumenterà del 35% al 2020 nei 12 paesi che hanno aderito all’Unione europea dopo il 2004 (Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria e Romania). La flessione del 3,5% del fatturato agricolo interesserà gli altri 15 stati membri.

Wednesday, 11 January 2012

L'Ue a Budapest: giù il deficit e riformare Stato

Chieste più misure per ridurre il passivo e favorire la crescita: se non si adegua l'Ungheria rischia di perdere l'accesso al credito europeo. Chiesto inoltre il ripristino dello stato di diritto e più democrazia.

di Emiliano Biaggio

L'Ungheria preoccupa i mercati e i governi, spaventa gli investitori e destabilizza l'Europa. Per tutti, Unione europea in testa, il paese centroeuropeo inizia a rappresentare sempre più un problema: conti pubblici in grave dissesto - con rischio default dietro l'angolo - e modifiche in senso anti-democratico. Tanto che alla fine la Commissione europea non ha potuto più far finta di niente. Prima con una nota ufficiale diffusa in mattinata, poi con una dichiarazione del commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, diramata in serata. «L'Ungheria non ha compiuto progressi sufficienti in relazione ad una correzzione tempestiva e sostenibile del suo eccessivo deficit», la denuncia arrivata da Bruxelles nella prima parte della giornata. Alle autorità di Budapest si chiede perciò di procedere con ulteriori riforme e compiere ulteriori sforzi per poter mettere in sicurezza la finanza pubblica e il futuro dell'Euro. Ma a tenere col fiato sospeso non è solo l'economia dell'Ungheria. L'esecutivo di Bruxelles nutre infatti «preoccupazione sulla compatibilità di queste nuove leggi con la legislazione comunitaria». In particolare «c'è preoccupazione per l'indipendenza della banca centrale ungherese, per le misure in materia di giustizia, e per le l'indipendenza dell'Autorità garante della privacy». Più in generale, però, la Commissione Ue ritiene che in Ungheria si debba creare «un ambiente stabile dal punto di vista del diritto, basato sul rispetto per i mezzi di informazione, dei principi democratici e dei diritti fondamentali». Ciò, sostiene la Commissione Ue, rappresenta «la migliore garanzia per la fiducia dei partner e degli investitori». Il messaggio recapitato al governo magiaro è chiaro: in cambio degli aiuti economici di Fondo monetario, Banca centrale europea e Commissione europea, bisognerà procedere con dei passi indietro per quanto riguarda il nuovo assetto dello stato delineato con la nuova Costituzione fatta approvare in Parlamento.
Accanto a questo Olli Rehn è tornato a chiedere rigore, puntando il dito contro «politiche fiscali imprudenti e squilibri macroeconomici del passato». Pur sottolineando che «l'eccessivo deficit dell'Ungheria non è nuovo» perchè risultato dei precedenti governi, il commissario per gli Affari economici e monetari ha di fatto commissariato Budapest. «Non essendo un paese della zona Euro l'Ungheria non potrà incorrere in alcuna sanzione. Ciò nonostante - ha scandito - potrà subire una sospensione degli impegni per il Fondo di coesione per dal prossimo anno». Tradotto, l'Ungheria rischia di perdere l'accesso ai fondi Ue destinati allo sviluppo della propria economia. Quindi, ha concluso, «in assenza di correzioni da parte dell'Ungheria, assumerò ogni decisione in tal senso».

Tuesday, 10 January 2012

Ungheria, partono le consultazioni salva-Stato

Il responsabile economico dell'Ue incontra il titolare del tesoro di Budapest. Obiettivo: commissariare il paese in nome dell'Euro.

di Emiliano Biaggio

Il vicepresidente della Commissione europea e commissario Ue per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, «incontrerà il prossimo 20 gennaio» il ministro delle finanze dell'Ungheria. Al centro dell'incontro, fa sapere l'esecutivo comunitario, il sostegno economico-finanziario richiesto dal governo magiaro e le condizioni cui le autorità ungheresi dovranno sottostare per garantirsi il soccorso di Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea. «La discussione su programma finanziario ancora non è iniziata», ma certo c'è «un ampio numero di questioni» che va affrontato, ha detto in conferenza stampa a Bruxelles Amadeu Altafaj, portavoce di Rehn. Nell'agenda dell'eurocommissario agli affari economici c'è però questo incontro, ed è dunque da ritenersi come l'inizio di quello che potrà diventare, con ogni probabilità, il nuovo, ultimo, paese membro commissariato dopo Grecia e Italia. Senza la concessione di prestiti per 15-20 miliardi di dollari, il paese centroeuropeo rischia infatti il default, e qualcuno azzarda anche a prevedere a breve. L'Europa, con il portavoce di Rehn, chiede all'Ungheria di «rivedere la legge sull'indipendenza della banca centrale ungherese». Per la concessione di crediti, infatti, Fmi e Ue chiedono a Budapest passi indietro sulle leggi che abrogano il sistema di controllo e di equilibrio di poteri: il premier magiaro Viktor Orbàn ha infatti duramente limitato l’autonomia di magistratura, corte costituzionale e banca centrale. Per concedere prestiti, si vuole quindi una banca centrale più autonoma, che possa eludere le logiche di governo e di Parlamento.

Monday, 9 January 2012

Nasce EBC - Emiliano Biaggio Channel

Emiliano Biaggio da oggi anche su YouTube: nasce EBC, Emiliano Biaggio Channelo , il canale video che raccoglie
tutti i servizi e i filmati realizzati dal sottoscritto. Visibile all'indirizzo http://www.youtube.com/user/emilianobiaggio?blend=1&ob=0, il canale raccoglie già 16 video. Curiosità, piccoli reportage, mini-inchieste, testimonianze e altro ancora da oggi su un nuovo canale Youtube.

bLOGBOOK

Di nuovo a casa. Dopo venti giorni trascorsi come fossero appena venti secondi, si torna a casa. Ma cos'è poi casa? Se è il luogo dove mangiamo e dormiamo, allora eccomi tornato. Ma se invece è il posto dove vivere allegri e sereni, decisamente sono fuori rotta. Riprendere l'aereo questa volta è stato anche più traumatico, e non per le 8 ore che sono occorse per poter rimettere piede in queste quattro mura: stavolta non posso dire quando tornerò. Inutile mentire a sé stessi, o ad altri: a meno di imprevisti, per lungo tempo la mia vita sarà qui. Sempre che vita possa essere considerata. Quanto a lungo? Difficile dirlo. I am here to stay. Ci sono certezze che lasciano senza fiato: morire - la prima che ognuno di noi acquisisce nel momento in cui viene alla vita - è forse quella che più di tutte spaventa. Ma poi, in un'esistenza di incertezza e in epoche di precarietà, sapere di non poter tornare indietro è quello che lascia i segni. Guardare indietro è un lusso che non sempre ci si può permettere. In questi casi il nodo cruciale allora è: si è davvero certi di poter essere in grado di andare avanti? Ho voluto continuare a farmi del male (inutilmente, direbbe, non a torto, qualcuno): certi incontri bisognerebbe evitarli accuratamente, anziché organizzarli. E il conto va pagato, soprattutto per certe cose. Così eccomi qui a combattere contro le vertigini del vuoto interiore, ancora peggiori di quelle prodotte dal vuoto circostante.
A proposito: dove sono tutte quelle persone che fino a ieri mi circondavano? Ah, già. Alcune di loro ancora dormono nei loro letti, altri forse sono già in piedi. Per chi ne ha uno, lunedì è giorno di lavoro. Ma che vivano l'alba nel caldo del letto, nel traffico o davanti a una tazza di caffé fumante, la loro vita è ancora là. Sono io che le abbandono, non viceversa. Dormire non si può: come si può cercare riposo se al posto di visioni oniriche si affollano le rivisitazioni dei giorni già andati? L'umore non è dei migliori, e non c'è calma per poter dormire. Non resta che continuare a contemplare l'atmosfera e pensare. Buffo: se mi vedesse Paola ora cosa direbbe? "E poi sono io quella con la testa persa chissà dove?! E tu che ce l'hai tra le nuvole?!". No, magari non lo direbbe. Questo lo penso io, che ancora trovo spazio per concedermi un sorriso. Amaro, ma pur sempre un sorriso. Fabio invece chissà che direbbe. Magari racconterebbe di quando con i suoi compagni di reparto volò in missione in Afghanistan, che in Iraq ormai era di casa. Velia non l'ho neppure salutata...
A Bruxelles piove e fa freddo: anche questa è un certezza. Clima inospitale ho lasciato e clima inospitale ho ritrovato. E pensare che appena un paio d'ore prima il sole e il bel tempo continuavano a fare da cornice al soggiorno natalizio. Il telefono emette suoni: sarà l'aggiornamento dell'operatore? No, è Federica che mi manda i suoi saluti. "Buon viaggio. Un abbraccio grande e non ti scordare di noi". Senso di vuoto e cielo grigio, fastidio per questa lingua che prima o poi dovrò imparare. E anche occhi che bruciano. No, decisamente questo non è un luogo che avrei mai voluto per me. Se questa è la casa io davvero non mi ci sento.

Wednesday, 4 January 2012

Eurozona, inflazione frena. Ma Junker avverte: «A un passo dalla recessione»

Da Eurostat per dicembre 2011 stime migliori di novembre. Intanto per i leader europei è già tempo di riprendere con gli incontri.

di Emiliano Biaggio

L'inflazione nei paesi dell'Eurozona ha registrato un lievo calo nell'ultimo mese dell'anno appena concluso: a dicembre 2011 è stata pari al 2,8%, contro il 3% di novembre. Lo rivela l'Eurostat, l'istituto di statistica dell'Unione europea, nelle anticipazioni sulle stime dei prezzi al consumo attese per l'ultimo periodo del 2011. Costo della vita leggermente meno caro, dunque, ma vietato farsi illusioni. «L'Europa è sull'orlo della recessione», avverte Jean-Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo. «L'Europa - esorta - deve agire in modo adeguato al rallentamento economico».
Proprio per fare il punto sulla situazione dell'eurozona e sullo sviluppo economico dell'intera Unione, il 9 gennaio si incontreranno a Berlino il presidente francese, Nicolas Sarkozy, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Un incontro bilaterale cui seguirà l'11 gennaio, sempre nella capitale tedesca, un mini-vertice a due tra il presidente del Consiglio, Mario Monti, e la stessa Merkel. I leader dell'Unione europea si riuniranno quindi il 30 gennaio nel vertice del consiglio europeo, il primo a direzione danese, per discutere l'accordo siglato a dicembre per stabilizzare l'eurozona.

Tuesday, 3 January 2012

Mad in Italy, rubrica pseudo-politica da ridere. (vol.52)

Spazio dedicato a cosa succede in Italia. Chi fa che cosa, dove, come e soprattutto perchè. Protagonisti e comparsate nel paese dove tutto (ma proprio tutto!) è davvero possibile.

di Emiliano Biaggio - Il governo Monti ha ormai conquistato mercati e partner. «Devo dire, con un po’ di imbarazzo, che tutte le persone con cui ho parlato hanno percepito una forte e rinnovata credibilità del Governo italiano», ammette il nuovo premier. «Il governo Monti fa schifo», sentenzia Umberto Bossi. «Mi sembra un Governo di improvvisati. Il presidente della Repubblica ha dato il mandato di capocordata a una persona che le montagne le ha viste solo in cartolina». Da Storace arriva il "j'accuse". Il governo tecnico «rappresenta la negazione del principio alla base della democrazia, per cui un esecutivo governa solo se legittimato e scelto dal voto popolare. E in questo caso tale condizione non si è verificata». Intanto si verifica quello che tutti temevano: la manovra lacrime e sangue a firma Monti. Stretta sulle pensioni, stangata sulle case, aumento delle tasse. Misure imposte dalla crisi. Ma anche no. «Quella che ci viene proposta è una manovra imposta dalle banche e dai mercati», attacca ancora Storace. «La manovra porterà casino e basta», profetizza re Umberto, che ordina ai suoi di votare contro la manovra in Parlamento. Non contento lancia anatemi alla squadra di Monti e al capo dello Stato. «Il governo andrà a picco e va bene... Lo ha messo in piedi il Presidente della Repubblica che dovrà prendersi la responsabilità di aver sciolto un governo legittimamente eletto. Questo commissario di origine europea e bancaria ha fatto un governo dei banchieri. Ha perso l’Italia e ha vinto la Padania». Per il signore del nord il dado è tratto: «Occorre ragionare su una possibile indipendenza condivisa. Occorre pensare a una trattativa tra le aree del Paese, perché è ormai evidente come così non si possa proseguire». Calderoli avverte: «E' finito il tempo di una Lega moderata». Nel rispetto di tale proclama, Bossi parla allora a piede libero. «Il governo Monti? Robaccia anti-democratica». E poi, sostiene, «non capisce niente: non è riuscito a creare un solo posto di lavoro. Era molto meglio mettere un imprenditore che non un professore». Il senso è chiaro: meglio Berlusconi. Mica tanto. Il cavaliere «è diventato un fedele alleato di Monti, tutto quello che gli dice la sinistra lo stanno facendo». Per re Umberto ciò è intollerabile: «Berlusconi è con i comunisti, s’è messo col governo». Per cui la santa alleanza con Silvio da Arcore è sciolta. «L’asse io non lo vedo, adesso non c’è e ognuno sta a casa sua». Questo vuol dire l'Italia agli italiani, ma soprattutto la Padania ai padani. «Noi dobbiamo andare a Milano a confermare che, con le buone o meno buone, Padania sarà: adesso ci siamo rotti le palle». Anche perchè l'Europa ormai è alla frutta, e dalla sua disgregazione nascerà lo stato settentrionale. «L’Italia ha perso e ora in Europa nessuno vuole mettere i soldi in un fondo salva-stati, i tedeschi giustamente non vogliono pagare i debiti dell’Italia e della Grecia, quindi non se ne farà niente. Non esiste un fondo che possa salvare gli stati». Ma la secessione, spiega Umberto da Cassano Magnago, sarà solo il primo passo, perchè «finito l'euro la Padania si farà la sua moneta, mica deve tornare indietro alla lira per continuare a mantenere tutti questi furfanti». E' l'ennesima, nuova, dichiarazione di guerra contro l'Italia e il suo capo, Napolitano. «Non lo sapevo che l'era un terun», schernisce Bossi. «Abbiamo subito il Presidente della Repubblica che ci ha riempito di tricolori, sapendo che alla gente del Nord non piacciono i tricolori», dato che «è il Nord che deve pagare per un’Italia che non abbiamo voluto». Quindi re Umberto fa le corna al presidente della Repubblica. Calderoli, invece, fa la ramanzina all'alleato di un tempo. «Questo è un governo di sinistra: Berlusconi ha preso le distanze con alcune dichiarazioni ma deve anche dimostrare di non essere l'utile idiota che sostiene un governo di sinistra. Stacchi la spina e si vada al voto». Berlusconi ragiona da democristiano: «Abbiamo assicurato il nostro leale sostegno al governo dei Professori, ma dobbiamo essere pronti ad ogni evenienza e dobbiamo comportarci come se la campagna elettorale fosse già in corso». Maroni non ci sta. «Mi viene difficile seguire queste contorsioni. Noi siamo all'opposizione perché riteniamo che il governo stia facendo male. Vorremmo che anche chi critica il governo Monti si rendesse conto che bisogna recuperare i valori della democrazia piuttosto che continuare così». Invece «continua la politica delle televendite, la politica degli annunci auto elogiativi», denuncia Di Pietro. «Finora - accusa - con la manovra sono cresciuti solo gli evasori e chi fa il falso in bilancio. È stata una manovra che aumenta la recessione e impoverisce le famiglie». «Di danni ne stanno facendo Monti e il suo fedele alleato Berlusconi», torna ad attaccare l'ex ministro per le Riforme. Che ricorda: «Noi della Lega non moriamo mai». Ahinoi.